Un viaggio tra i Monti Metalliferi della Repubblica Ceca, un tesoro ben noto ai tedeschi che gli italiani dovrebbero scoprire.

Per chi vuole sfuggire all’overtourism della splendida Praga, a solo un’ora di viaggio verso nord est si aprono possibilità di viaggio inedite: luoghi ancora poco noti alle masse, al confine con la Germania, pervasi dall’elegante nostalgia di storie passate, miniere abbandonate, chiese silenziose e vicoli storici.
Nascondono un tesoro di storia, natura e benessere: i Monti Metalliferi (Krušné hory in ceco), luogo dove gli italiani non sono ancora arrivati ma da tempo meta prediletta dei tedeschi più raffinati.
Teplice, poesia malinconica amata da Beethoven, Mozart e Chopin

Teplice in ceco antico significa “acqua calda”: è la stazione termale più antica dell’Europa centrale. Nel XVIII e XIX secolo era meta estiva di sovrani ed intellettuali e per questo veniva chiamate la “Piccola Parigi” (in ceco Malá Paříž).
Tra le case color pastello del quartiere dedicato a Beethoven, uno dei villeggianti più affezionati, svetta la statua di bronzo della regina Giuditta di Boemia considerata come l’autrice della fama di Teplice: fu lei, nel XII secolo, a fondare un monastero benedettino per usare le preziose acque a scopo curativo.
Si tratta infatti di acque minerali ricche di bicarbonato, fluoro, radon e solfuri, indicate per patologie vascolari, neurologiche, motorie e riabilitative (video).
E fu proprio nel raffinato relax delle terme di Teplice che Beethoven scrisse la celebre Lettera all’Immortale Amata e iniziò a lavorare alla sua Settima Sinfonia. E sempre qui, nel 1812, incontrò Goethe che amava fare lunghe passeggiate intorno alle terme.
Era un vero e proprio jet set quello di Teplice: da Frédéric Chopin a Franz Liszt, da Pietro il Grande a Francesco Giuseppe I, da Massimiliano II a Giacomo Casanova, da Richard Wagner ad Hans Christian Andersen a Maria Teresa d’Austria.
Cosa facevano? Passavano le giornate ammollo in acqua in cerca dell’ispirazione e le serate a divertirsi nel castello dei conti Clary-Aldringen, fulcro della vita mondana, tra balli, concerti e ricevimenti.
Il castello degli ultimi anni di Casanova

Il leggendario Casanova libertino negli ultimi anni della sua vita era molto diverso da come lo si potrebbe immaginare. Si era ritirato lontano dalla vita montana, a Duchcov, nel castello del conte Joseph‑Charles Emmanuel di Waldstein. Impressionante vedere il suo letto originale e la sua scrivania.
Una rosa rossa segna la poltrona dove Casanova si addormentò per sempre: non nel suo letto, dato che la camera non era riscaldata, ma nello studio, spirò di fronte alla sua stufa. Una fine triste per un uomo che è rimasto nella storia per le sue peripezie amorose.
Un luogo intriso di fascino e mistero. Casanova visse nel castello dal 1785 non come il cosmopolita libertino delle cronache scandalistiche, ma come un uomo segnato dal tempo, isolato dall’ambiente circostante e intento a costruire la propria immortalità letteraria.
Persino “bullizzato”, come si direbbe oggi, dalla servitù. Dopo una vita di fughe da Venezia, Parigi, Vienna, e dopo l’esperienza come segretario a Vienna, questa sistemazione rappresentò per lui una scelta obbligata, un rifugio forzato lontano dai salotti aristocratici che tanto amava.
Il Monastero di Osek, simbolo della resilienza ceca

Con la sua imponente architettura romanica e barocca e l’atmosfera di pace che lo circonda, lo splendido monastero cistercestense è davvero potente nella sua drammaticità, trasuda spiritualità ma anche dolore e violenze.
E’stato, dal 1196 punto di riferimento spirituale per tutta la Repubblica Ceca ma il regime comunista lo trasformò in un centro di internamento per monaci, sacerdoti e novizi, distruggendo anche molta arte (sparì anche un violino italiano unico al mondo).
Dopo la Rivoluzione di Velluto del 1989 e la caduta del Comunismo, i cistercensi riuscirono finalmente a rientrare nel loro monastero che dal 1995 è monumento culturale nazionale. Nonostante non ci sia più una comunità monastica stabile, oggi il monastero è un centro culturale e storico molto importante che merita di essere scoperto.
Il microbirrificio Osseg nel cortile dell’antico monastero

Accanto al monastero c’è un omonimo microbirrificio la cui cantina è davvero preziosa perché è nei sotterranei collegati al monastero cistercense dove i monaci producevano la birra dal 1645. Il cortile del monastero, con vista sul complesso barocco, è l’unico posto dove si può trovare questa birra: è non pastorizzata e non filtrata, secondo i metodi tradizionali cechi.
Le birre maturano per 6–8 settimane per esaltare il sapore e la freschezza e vengono vendute solo in loco. Un motivo più che sufficiente per andarci. Difficile bere birra del supermercato dopo aver provato le non pastorizzate ceche.
I Monti Metalliferi, patrimonio Unesco nascosto

Al confine con la Germania, i Monti Metalliferi (in ceco Krušné hory, in tedesco Erzgebirge) sono Patrimonio Unesco. Indimenticabile la vecchia funivia con i sedili in legno che va da Bohosudov a Komáří hůrka. Circa 150 km di montagne che si traducono in otto secoli di estrazione mineraria: si scava dal XII secolo a caccia di argento, stagno, rame e cobalto.
Si è scavato cosi tanto che nel Rinascimento, i Monti Metalliferi diventarono la culla delle innovazioni tecniche nel settore minerario. Fu qui che decollò la scienza mineraria moderna grazie all’Accademia mineraria di Freiberg, fondata nel 1765 .
Una chicca: la Zecca reale di Jáchymov, dove si coniavano i «talleri» influenzò anche l’industria monetaria, infatti dal termine “taler” deriva il nome del “dollaro” .
Viaggio dentro la miniera

Un’esperienza unica (bisogna prenotare la visita) scendere nel cuore della terra, nel buio della miniera Starý Martin, a decine di metri di profondità. Una prospettiva inedita per comprendere la durezza del lavoro dei minatori, i nascondigli per gli esplosivi durante la guerra ma anche capisce quanto fosse importante per lo Stato ceco l’industria mineraria.
Tanto importante da buttare giù case e chiese per scavare, come accaduto a Most. La Miniera di Starý Martin oggi è una sorta di museo sotterraneo – è dagli anni Cinquanta che non si scava più stagno – quindi il luogo ideale per vivere questa esperienza.
Si iniziò a scavare nel XIV secolo per sfruttare quella che era la più lunga vena di stagno dell’Europa Centrale (e tungsteno) chiamata Lukáš e lunga circa 2 km. Dal 2015 la galleria è iscritta nel registro nazionale dei monumenti culturali cechi ed è riconosciuta dall’UNESCO come parte del paesaggio minerario dei Monti Metalliferi.
Il percorso per i visitatori è lungo circa un chilometro (l’umidità è al 90 per cento, bisogna vestirsi pesante anche in estate), un dedalo di gallerie e rotaie da esplorare a piedi tra sistemi di sostegno, attrezzi e strumenti storici, esposizioni di minerali, lanterne e stemmi delle città minerarie boeme.
All’esterno c’è invece un museo a cielo aperto che espone carrelli da miniera, locomotive elettriche, e altri macchinari storici.
Il Lago di Most, incredibile rigenerazione urbana
Altrettanto stupefacente è la rinascita dei luoghi distrutti dalle miniere. Dove prima c’erano solo aridi crateri oggi i cechi hanno realizzato uno splendido lago, culla di biodiversità e meta di famiglie e sportivi.
Inaugurato in piena pandemia, nel lago vivono otto specie ittiche e più di diecimila esemplari di uccelli acquatici di 22 specie diverse: un luogo eccezionale che dimostra come la storia industriale possa essere rinnovata in armonia con la natura.
Per i più attivi, un percorso ad anello di circa 9 km per camminate, corse, ciclismo e, per gli esperti, anche inline skating (con qualche tratto più impegnativo).
Grazie alla sua acqua limpida (visibilità fino a 8 metri), il lago è una calamita per i subacquei e un perfetto scenario per escursioni leggere: con i suoi 309 ettari, il Lago di Most è il secondo lago artificiale più grande della Repubblica Ceca, con una profondità massima di 71 metri e un volume che supera 70 milioni di metri cubi d’acqua.
Most, la chiesa che camminò (fisicamente) di un chilometro
E, a proposito di stupore, questa forse le batte tutte, tanto da essere entrata nel Guinness dei primati come l’edificio più pesante mai spostato su ruote. Per 27 giorni, la chiesa gotica di Most ha camminato su rotaie per arrivare dove si trova ora. Il perché è facile: negli anni Sessanta, l’antico centro di Most fu totalmente demolito per espandere le miniere di lignite.
La popolazione, che non poté salvare le proprie case, decise però di salvare la chiesa. E il governo comunista che tante chiese aveva abbattuto accettò per dimostrare al mondo la propria capacità ingegneristica. E cosi nacque un’impresa incredibile: spostare la chiesa interamente per 841,1 metri, su rotaie, fino al nuovo asse cittadino.
Il come è un poco più complesso del perchè: i cechi realizzarono in quei tempi una straordinaria opera di ingegneria idraulica. Consolidarono muri e pilastri, smontarono la torre, avvolsero la chiesa in un anello di cemento ed in una struttura di acciaio e sollevarono le 12.700 tonnellate di edificio sopra a dei carrelli controllati da un sofisticato sistema idraulico automatizzato.
Un computer calcolava in tempo reale la posizione di ogni carrello ogni mezzo minuto. E piano piano, su un tragitto curvo a “arco”, con binari flessibili, per 27 giorni la chiesa “camminò fisicamente” (dal 30 settembre al 27 ottobre 1975), a una velocità media di 1,2–3,2 cm al minuto fino ad arrivare alla posizione attuale. Riconsacrata nel 1993, oggi è statale ma ogni tanto dicono Messa.
Una favola toscana, il Château Ploskovice

La Repubblica Ceca non ha il mare ma ha un mare di castelli. Da non perdere è lo Château di Ploskovice, un gioiello barocco dove pochi italiani sono mai entrati (finora).
Fu Anna Maria Francesca di Sassonia–Lauenburg, granduchessa di Toscana, a volerla costruire in stile barocco, tra il 1720 e il 1725, probabilmente secondo i disegni dell’architetto Kilian Ignaz Dientzenhofer, per addolcire il suo matrimonio infelice.
Nell’epoca degli Asburgo, fu scelta come residenza estiva dall’imperatore Ferdinando I d’Austria, durante l’occupazione nazista diventò scuola politica (Napola) e subì gravi danneggiamenti, infine dal 1952 è un monumento aperto al pubblico.
Se volete vederla subito, guardate il film Amadeus di Miloš Forman o il videoclip di Céline Dion del 1996.
Perché scoprire la Boemia del nord

La Boemia del nord manca nei cataloghi dei grandi tour operator. È una zona che ha bisogno di essere scoperta, non venduta. Non parlano italiano, vero, ma per chi ama l’autenticità, è un vantaggio: niente trappole per turisti, solo vita vera.
Non è una zona famosa (non ancora) come la Moravia o la Slovacchia ma offre esperienze in molti casi uniche. Alle terme di Teplice, il benessere senza mondanità, con prezzi molto più accessibili delle celebri spa austriache o italiane.
Sui Monti Metalliferi (Krušné hory) si può fare sci invernale, ci sono ciclovie e villaggi minerari con musei interattivi e sono un’alternativa sicuramente meno affollata e più economica delle Dolomiti.
E poi ancora il lago di Most, per chi ama il turismo “urbex” o i reportage fotografici. Castelli e châteaux come Ploskovice e Duchcov (dove visse Casanova) o il monastero di Osek, raccontano una storia boema austera, autentica, meno cartolina di Praga. Ideale per chi è stanco dei soliti itinerari da souvenir.
E poi i piccoli birrifici artigianali come quello di Osseg (Osek), trattorie tradizionali e ristoranti locali propongono piatti boemi saporiti senza menù turistici dove si può mangiare bene con 10 euro, bevendo una lager eccellente appena spillata. Cosa aspettate a scoprire la Boemia del Nord?
Informazioni utili: Informazioni e idee di viaggio in Boemia sui siti VisitCzechia; la porta della Boemia – portale turistico della Regione di Ústí nad Labem; Monti Metalliferi.
Testo di Anna Maria De Luca|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com










































