Jack Vettriano, la pittura dell’inespresso

E’ a Jack Vettriano, artista amatissimo dal pubblico, che viene dedicata la retrospettiva a Milano al Museo della Permanente. Le atmosfere evocative e misteriose dei suoi quadri affascinano e rapiscono gli sguardi

The singing butler Ph. Shutterstock

Milano, Museo della Permanente, una “personale” che è una retrospettiva a pochi mesi dalla scomparsa dell’artista. Conosciutissimo e apprezzato dal grande pubblico, conobbe il grande successo con la celebre opera “Il maggiordomo che canta” venduto da Sotheby nel 2004 per la folle cifra di 744.500 sterline.

Un piccolo quadro, “the singing butler”, che è quasi un concentrato dell’estetica di Vettriano. Quattro figure danzano su di una spiaggia in un tempo sospeso, forse un tramonto che colora d’oro la sabbia. Ma il cielo sullo sfondo è color piombo e un vento rabbioso muove abiti e ombrelli. Forse piove. Una coppia danza un tango sensuale. La donna in abito da sera rosso fiammante dev’essere una nobile ma il suo cavaliere è un maggiordomo. Da cui il titolo dell’opera. Ai lati dei danzatori, altri due servitori.

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Un pannello della mostra Ph. Lucia Giglio

Nessuno sguardo verso chi guarda

Nessuno dei protagonisti ci guarda, vivono indipendentemente da noi. Perchè sono lì, chi sono? Ecco, come in quasi tutte le opere del pittore, sulla tela v’è un racconto ma è incompleto o meglio aperto. Ogni spettatore che posi gli occhi su queste narrazioni a olio, inizia ad immaginare. Ognuno si fa il suo racconto.

E’ la firma del pittore, l’estetica dell’inespresso, del non detto. Inquietante, misterioso e per questo fortemente avvincente. Ci si fermerebbe ore a guardare questi quadri, dipinti fermi, bloccati in un movimento eterno, spesso dolente, sempre indistinto.

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Dance me to the end of love Ph. Lucia Giglio

Il “racconto” è sostenuto dall’uso sapiente delle ombre e della luce. Anche i colori forti sono come divorati dall’ombra che si addensa persino dove la luce splende luminosa. Così è nel bellissimo “Dance me to end of love”. Tre coppie danzano leggere sulla spiaggia, il sole sorge o tramonta, non si sa. Nessuno ci guarda, tutti si muovono ma sono immoti e la chiara luce è come un pulviscolo che sta per essere ingoiato dall’oscurità.

Accompagnati dal jazz

Questo quadro come molti altri, prende il titolo dalla celebre canzone di Leonard Cohen. La musica jazz titola diverse opere. Era il jazz che accompagnava l’autore durante il lavoro. E per un attimo sembra che la musica che le ha ispirate possa darci qualche dettaglio di comprensione dell’opera che vediamo. Ma non è così. Vettriano non ha mai spiegato cosa volessero dire i suoi misteriosi lavori. Il fascino che rapisce lo spettatore sta esattamente nel non detto.

Molte opere si svolgono in ambienti chiusi, indefiniti. Camere d’hotel o di case private, donne sensuali, molto svestite. E uomini invece vestitissimi e formali, dominanti. L’erotismo si diffonde rarefatto. Anche in questa sezione della mostra, il languore e il mistero ci seducono. Non sapremo mai cosa sta accadendo, chi siano questi uomini e queste donne. Ma ci rispecchiamo qui e come in tutte le opere di Vettriano, partecipiamo in prima persona allo svolgersi del racconto.

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Another married man Ph. Shutterstock

La mostra, curata da Francesca Bogliolo, espone più di 80 opere, di cui 9 olii su tela e molte opere su carta museale a tiratura unica. L’artista che proveniva da una modesta famiglia scozzese, voleva che i suoi lavori arrivassero ad un pubblico ampio non solo agli addetti ai lavori e ai benestanti. Da cui le copie diffusissime. E qui le copie sono la grandissima maggioranza: dispiace dirlo ma si vede. Copie di alta qualità ma sempre copie. Quasi manifesti pur se di alto livello. Alcune di queste, stampate su carta museale in esemplari unici, sono quotate dai 70.000 ai 100.000 euro.

Informazioni

Jack Vettriano, Museo della Permanente, via Turati 34, Milano

Dal 20 novembre 2025 al 25 gennaio 2026.

Orari: dal lunedì alla domenica, 10-19

Chiuso 24-25 dicembre 2025 e 1° gennaio 2026.

Il biglietto intero costa 16 euro.

lapermanente.it

Testo di Lucia Giglio|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com