Lontano dalle Seychelles più note, tra atolli remoti e silenzi oceanici, Platte Island racconta un altro modo di viaggiare: raro, misurato, essenziale.
Testo e foto di Lucio Luigi Rossi

Quando si parla di Seychelles, l’immaginario corre verso tre nomi ben precisi: Mahé, Praslin e La Digue. Le isole da cartolina, dei cataloghi patinati, delle spiagge già viste mille volte in fotografia. Ma fermarsi qui significa cogliere solo una parte del racconto.
Perché l’arcipelago delle Seychelles è molto più vasto, frammentato e sorprendente di quanto si immagini: 115 isole disperse in un’area oceanica immensa, alcune così lontane dal cuore amministrativo del Paese da sembrare mondi autonomi.
È proprio lì, oltre le rotte più battute, che inizia un’altra storia. Quella delle Outer Islands, territori remoti, difficili da raggiungere, spesso disabitati, dove il tempo sembra seguire regole diverse e la natura detta ancora il ritmo della vita.
Un universo parallelo rispetto alle isole granitiche, fatto di atolli corallini bassi sull’acqua, lagune intatte, orizzonti vuoti. Tra queste, Platte Island è una delle presenze più discrete e, allo stesso tempo, più emblematiche.
Un’isola che quasi non c’è

Platte Island appare dall’alto come un segno leggero sull’oceano. Un tratto di sabbia e vegetazione che emerge appena dal blu profondo dell’Oceano Indiano, senza rilievi, senza colline, senza punti panoramici. Il suo nome non mente: è completamente piatta, così bassa che il confine tra terra e mare sembra non esistere.
La si raggiunge solo in aereo, con un volo che da Mahé procede verso sud, sorvolando chilometri di oceano aperto. Nessuna isola intermedia, nessun riferimento. Quando finalmente compare, Platte è poco più di una linea chiara tra cielo e acqua. Una striscia di terra lunga poco più di un chilometro, circondata da una barriera corallina che la protegge e la isola dal resto del mondo.
Per secoli è stata solo un punto sulle mappe nautiche: prima sfruttata per l’estrazione del guano, poi convertita in piantagione di cocco, infine abbandonata a una solitudine quasi totale. Oggi, la sua presenza umana è ridotta all’essenziale, concentrata in un unico insediamento inaugurato all’inizio del 2024: lo spettacolare Waldorf Astoria Seychelles Platte Island.
Abitare la distanza

Soggiornare a Platte Island significa accettare una forma di isolamento consapevole. Qui non esistono villaggi, strade, negozi o alternative: tutto ciò che accade è contenuto entro i confini dell’isola. Le architetture non cercano di emergere, ma si mimetizzano tra le palme e la vegetazione costiera, arretrate rispetto alla linea di marea, come se chiedessero permesso al paesaggio.
Le ville, separate tra loro da ampi spazi naturali, sembrano pensate per chi desidera più silenzio che intrattenimento. I materiali, le linee, le proporzioni parlano un linguaggio sobrio, mai ostentato. Nulla è lasciato al caso e nulla è esibito. Qui il comfort è una conseguenza, non una dichiarazione.
Il tempo scorre lento. Le giornate sono scandite dalla luce, dal vento costante, dal movimento delle maree. Si cammina a piedi nudi sulla sabbia, si osservano le ombre delle palme allungarsi, si impara a riconoscere i suoni: il fruscio di un granchio tra le foglie, il richiamo degli uccelli marini, il rumore dell’acqua che entra nella laguna.
Un ecosistema fragile

Platte Island è prima di tutto un ecosistema delicato, dove ogni elemento è interconnesso e ogni intervento umano deve essere misurato con estrema cautela. Le acque che circondano l’isola ospitano vaste praterie di seagrass, fondamentali per la salute dell’ambiente marino: è qui che le tartarughe si alimentano, che molte specie trovano riparo nelle prime fasi della loro vita e che l’equilibrio della laguna viene mantenuto.
Queste distese sommerse, spesso invisibili a un primo sguardo, rappresentano una delle risorse naturali più preziose dell’isola.
La presenza umana è regolata da scelte precise. L’illuminazione notturna è ridotta al minimo per non interferire con le tartarughe nidificanti, le strutture sono arretrate rispetto alla linea di costa e le spiagge vengono lasciate il più possibile intatte.
Anche ciò che altrove verrebbe considerato “disordine naturale” — alghe, detriti vegetali, tronchi portati dal mare — qui è parte integrante dell’ecosistema e non viene rimosso se non strettamente necessario.
La gestione dell’isola segue principi rigorosi di autosufficienza e responsabilità ambientale: l’energia proviene in gran parte da fonti rinnovabili, l’acqua è ottenuta tramite desalinizzazione e ogni risorsa viene utilizzata con attenzione, evitando sprechi.
Più che adattare l’isola alle esigenze dell’uomo, a Platte Island si è scelto di fare il contrario: è l’uomo ad adattarsi all’isola, accettandone i ritmi, i limiti e la fragilità come parte integrante dell’esperienza.
Il lusso del tempo

A Platte Island il concetto di lusso assume un significato diverso. Non è legato all’abbondanza, ma alla possibilità di sottrarsi. Sottrarsi al rumore, alle scelte infinite, alla fretta. Le esperienze non sono imposte, ma suggerite: una nuotata nella laguna al mattino presto, un’uscita in mare quando le condizioni lo permettono, una passeggiata al tramonto senza incontrare nessuno.
Anche la cucina riflette questa filosofia. Gli ingredienti arrivano da lontano o crescono sull’isola stessa, coltivati in piccoli orti che diventano parte integrante dell’esperienza gastronomica.
I piatti raccontano un dialogo tra mondi diversi, senza mai perdere il legame con il contesto in cui vengono serviti. Mangiare qui non è solo nutrirsi, ma osservare, ascoltare, concedersi il tempo necessario.
Per chi è davvero Platte Island

Platte Island non è per tutti, e non pretende di esserlo. È pensata per un viaggiatore che non cerca conferme ma spazi vuoti, che comprende il valore della distanza e del silenzio. Un viaggiatore disposto ad arrivare fin qui non per collezionare un luogo, ma per lasciarsi attraversare da esso.
In un mondo in cui anche i paradisi più remoti rischiano di diventare prevedibili, Platte Island rimane un’eccezione. Non promette nulla, non si mostra, non seduce apertamente. È lì, sospesa sull’oceano, ad aspettare chi è disposto ad andare davvero oltre l’orizzonte.
Infoutili
Informazioni: Tutte le informazioni sulle Seychelles si possono richiedere a Tourism Seychelles c/o ITA Strategy srl, Viale Aventino 80, 00153 Roma. Tel. O6 5090135 info@seychelles-ita.it –
Come arrivare:
Si vola alle Seychelles con Turkish Airlines, la compagnia di bandiera turca, che collega l’Italia a Mahé (volo diretto stagionale da Istanbul) con una flotta moderna e confortevole, che include i nuovi Boeing 787 Dreamliner e Airbus A350. Scopri la lussuosa Crystal Business Class Suite o viaggia comodamente con il tuo animale domestico (fino a 8 kg) nella lounge dedicata di Istanbul. Info e prenotazioni su turkishairlines.com/it-it.
Quando andare – Clima: Le Seychelles offrono un clima caldo tutto l’anno, ma il periodo migliore è tra maggio e ottobre, quando piove meno e le temperature si mantengono intorno ai 27°-28°C. In inverno e primavera, il mare è più caldo fino a 30°C, ma le piogge e i temporali sono più frequenti.
Dove dormire: Waldorf Astoria Seychelles Platte Island; Platte Island, Outer Islands, Seychelles.
Fuso orario: le Seychelles sono tre ore avanti rispetto all’Italia (due con l’ora legale)
Documenti: Passaporto in corso di validità. Serve anche un’autorizzazione di viaggio da ottenere online nei 30 giorni antecedenti l’arrivo a Mahè. La domanda deve essere presentata sulla piattaforma governativa all’indirizzo: seychelles.govtas.com/it.
Vaccini: La situazione sanitaria non presenta criticità e non sono quindi richiesti vaccini.
Lingua: La lingua ufficiale è il creolo; tutti parlano il francese e l’inglese, che è la lingua utilizzata nei luoghi di lavoro.
Religione: L’82% professa la religione cattolica, il 16% quella anglicana. Vi sono poi musulmani, induisti e buddisti.
Valuta: È la rupia delle Seychelles; al cambio attuale un euro vale circa 15 rupie.
Elettricità: La tensione è 220, con presa di tipo G (britannica)
Da sapere: Dall’agosto del 2023 il Governo delle Seychelles ha introdotto una tassa, la Tourism Environmental Sustainability Levy, addebitate in rupie delle Seychelles. L’imposta è riscossa direttamente dalle strutture ricettive al check-out ed è finalizzata al miglioramento degli sforzi di conservazione nell’arcipelago e a garantire un futuro sostenibile all’industria turistica. Per le strutture di grandi dimensioni la tassa ambientale prevede un importo di 100 rupie delle Seychelles (poco più di 6€) a persona/a notte.
Testo e foto di Lucio Luigi Rossi|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com









































