Bike al Passo San Pellegrino

Notti al fresco e stellate. Escursioni facili. Un ristorante in vetta con piatti stellati e per la sera un rifugio in una stube che era un fienile. Tutto questo circondati dalla vista Dolomiti, senza fare code per raggiungere seggiovie e funivie. Il modo migliore per godersi in pace una natura incontaminata.

Chi è in cerca di un posto autentico deve salire al Passo San Pellegrino, a 1.918 metri di altitudine, terra di confine tra la provincia di Belluno (Veneto) e la provincia di Trento (Trentino-Alto Adige) e che incrocia anche l’Alta via N.2 delle Dolomiti.

Via dall’insopportabile calura


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Escursioni al Passo San Pellegrino

Dai passi di solito si ridiscende per passare da una valle all’altra, ma qui conviene fermarsi per un weekend o una settimana di vacanze lasciandosi alle spalle le ondate di calore ormai innumerevoli che spingono alla fuga e respirando aria pura.

È questo il “campo base” dove, sistemati in un comodo albergo, si possono programmare gite salendo ancora più in alto per ammirare i Monti Pallidi Patrimonio Unesco. Già l’arrivo preannuncia la particolarità del posto. Una deviazione porta a Moena, il centro dove andare la sera a fare una passeggiata sul lungo fiume e nelle vie pedonali chiuse al traffico, ma proseguendo ci sono solo la strada e ai lati il bosco.

Poche le case, qui è la natura a rapire lo sguardo e, arrivati in cima, la catena dolomitica. Il passo è un’oasi inaspettata, abituati come siamo in altre località turistiche a replicare la vita di città o a faticosi spostamenti proprio quando, in vacanza, ci sarebbe bisogno di avere tutto a portata di mano in modo semplice e naturale.

Natura, prati e sentieri nella Skiarea San Pellegrino

E allora, scarpe da trekking ai piedi, zainetto e cartina alla mano, ecco le escursioni che offre la Skiarea San Pellegrino, che insieme alla consorziata Alpe Lusia è inserita nel grande DolomitiSusperski. Naturalmente qui d’inverno si scia, su un totale di 100 chilometri di piste.

D’estate invece gli impianti aperti sono 4 e permettono di scoprire un paesaggio di prati e sentieri con pochi turisti compagni di viaggio e le mucche al pascolo, quelle che danno il latte per il Puzzone di Moena, il formaggio da assaporare a tavola.

Col Margherita e i suoi tesori


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L’alba dalla Funivia del Col Margherita

Dal Passo San Pellegrino si raggiunge, anche a piedi in 15 minuti, la funivia che porta a Col Margherita, a 2.513 metri. Arrivati in vetta, dopo aver visto in successione dall’alto la sequenza di abeti larici e cirmoli, prima di proseguire è d’obbligo ammirare subito il panorama. Si è su una “terrazza” dove di fronte si stagliano la Marmolada, il Civetta, il Pelmo, le Pale di San Martino e il Lagorai.

Individuarli è semplice, perché con una breve passeggiata dalla stazione della funivia c’è un Viewpoint che le indica. La sensazione di benessere è immediata ed è confermata dai dati registrati dall’Osservatorio Climatico del CNR presente in vetta, che monitora la qualità dell’aria in un’area tra le più ossigenate e pulite delle Alpi: i dati raccolti mostrano valori di ozono paragonabili a quelli rilevati nelle remote isole Svalbard!

Dal Col Margherita parte anche la VolatA, una spettacolare pista nera lunga oltre due chilometri e che ospita le gare di Coppa del Mondo di sci alpino femminile (due i prossimi appuntamenti, il 9 e 10 gennaio 2027).

Storia e geologia a confronto


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Passeggiate geologiche sui sentieri del Col Margherita

Se poi si fa l’escursione con un guida si capisce anche l’aspetto storico e geologico del posto in cui ci si trova. «È stato un fronte della prima guerra mondiale» spiega Willy Gomez, guida di mezza montagna.

«Giù al passo gli Austriaci hanno bruciato tutto, le malghe, la chiesa, un’ospizio presente fin dall’epoca medioevale e qui dove siamo, come sul versante opposto, si possono ancora vedere i resti di trincee e posti di osservazione».

Sempre la guida fa notare come le rocce di cui è disseminata la zona sono di porfido che, a differenza della dolomia, non assorbe l’acqua. Ecco perché qua e là si vedono “acque libere”, pozze che affiorano lungo il percorso del Geo Walk. È un cammino di 40 minuti accessibile a tutti, perfetto per chi viaggia con la famiglia e che racconta, attraverso installazioni e pannelli, l’origine del paesaggio e la flora presente.

Gastronomia in quota


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Vista mozzafiato dai tavoli del Ristorante InAlto

Per chi cerca invece un trekking di livello medio c’è l’anello che porta al Lago Cavia: termina alla stazione a valle della funivia e dura 2 ore e 45 minuti. Più impegnativa la salita verso Cima Juribrutto, che attraversa il Parco Naturale di Paneveggio-Pale di San Martino.

Il Col Margherita offre anche la possibilità di fare un’esperienza gastronomica di grande qualità. Al ristorante panoramico InAlto ci si può fermare nella grande terrazza con vista sulle montagne anche solo per ordinare un succo di sambuco, ma il consiglio è di gustare il pranzo e di scegliere i piatti del menu che il gestore Marco Donazzolo ha affidato allo chef stellato Marco Ghezzi.

In questo periodo ci sono i finferli, presenti nell’Uovo di fattoria, con rosti di patate e fonduta di formaggio, il Risotto aglio orsino, formaggio Graukase e speck e l’originale Come un vitello tonnato, in realtà una delicata aringa affumicata accompagnata da capperi fritti e polvere di caffè.

La cucina utilizza prodotti locali che provengono da contadini, allevatori e piccoli artigiani, a sostegno delle comunità locali e per ridurre l’impatto ambientale. Sapori freschi e genuini per una cucina d’alta quota che lascia il segno.

Costabella e la salita al rifugio


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Salita al Rifugio Passo delle Selle con la Seggiovia Costabella

Il punto di forza del Passo San Pellegrino è che con un minimo spostamento si raggiungono eccezionali punti panoramici. Proprio qui, di fronte al lago intorno a cui fare una passeggiata o sostare al fresco sotto gli alberi del prato, parte la seggiovia Costabella. Arrivati in cima e imboccato il sentiero in soli 50 minuti si arriva al Rifugio Passo delle Selle, attraversando selvaggi pascoli alpini.

Inutile dire che la vista è mozzafiato, si è praticamente sul versante opposto del Col Margherita, a quota 2.530. Ancora trincee scavate nella roccia e il silenzio interrotto solo dai fischi delle marmotte. Il menu del rifugio è un viaggio nei sapori ladini, fra cui gli spätzle verdi all’essenza di abete. Per uno spuntino veloce o una merenda con vista non mancano i dolci fatti in casa.

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Ferrate a Costabella

Le Buse: per bambini, ciclisti e trekker

Un’altra bella escursione in quota è quella che, scendendo dal passo verso Falcade in appena un quarto d’ora (qui siamo nel Veneto) e partendo dal piazzale Molino porta con una cabinovia alla località Le Buse, a 1890 m, una soleggiata conca ai piedi del monte Predazzo e anche qui la vista è imperdibile: dal Focobon e Mulaz del Gruppo Pale di San Marino al Civetta, dalle Cime d’Auta fino a Cima Uomo.

È facile vedere ciclisti in sella a MTB che esplorano la rete di percorsi del Dolomiti Bike Galaxy su strade forestali e tracciati d’alta quota con viste spettacolari. Le famiglie con bambini trovano invece il Bosco degli Artisti, con oltre 50 sculture, installazioni e opere inserite nel paesaggio, e il Giardino delle Formiche, dedicato alla formica Rufa che crea i suoi nidi, fatti di aghi d’abete, ramoscelli e terra.

Chi vuole salire più in alto può prendere la seggiovia fino a quota 2210 e da qui è facile raggiungere con una breve passeggiata il Rifugio Laresei. Una fila di sdraio, una bella terrazza e l’accoglienza di Max e Mara che gestiscono il locale da 10 anni. A tavola si va sul sicuro: ottima la costata di cervo come la zuppa d’orzo e i taglieri di formaggi locali e speck. È aperto tutto l’anno e si sta ampliando con un progetto che prevede una brasserie e una pizzeria.


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Estate al Passo San Pellegrino

Informazioni utili

Dove dormire
Hotel Costabella con la dependance Snowthrill è un elegante albergo con ristorante e area benessere (sauna, bagno turco e zona relax) al Passo San Pellegrino, proprio di fronte al lago.

Rifugio Flora Alpina in Valfredda, a pochi minuti dal passo. Si entra nel bosco e si arriva in un’oasi di bellezza, curata da Harald De Pellegrini. Il Flora Alpina è nato negli anni Sessanta e oggi conta 14 camere fra cui il Maddy’s Alpine Chalet con sauna privata e camera matrimoniale con vista sulle Pale di San Martino. Nel prato, una sauna ricoperta di scandole in larice come si facevano i tetti una volta.

Tutto è curato nei minimi particolari, è un rifugio dell’anima con un menu di prim’ordine servito nella sala e nella stube, tante le voci, difficile scegliere fra la crema di fagioli alla falcadina, i calzoni alle erbe di montagna, il pastim (salsiccia nostrana ai ferri) e lo skitz (formaggio fresco rosolato nel burro): questi ultimi due fanno anche parte di un piatto unico da condividere accompagnato da polenta, funghi e capriolo.

Fra i dolci spicca la torta di ricotta fresca. Venuti per cena non si vorrebbe più andare via, è un luogo che rimane nel cuore e si capisce che è amato perché si viene accolti come in famiglia. Da qui partono passeggiate e d’inverno giri con le ciaspole.

Dove fare l’aperitivo
Faloria Bistrò, nella piazza principale di Moena, in un ambiente informale ma elegante dove tutto è di prima qualità, dal caffè ai cocktail.

Da non perdere
Il ricco programma estivo prevede la bellissima esperienza delle Albe al Col Margherita (6,13 e 20 agosto): la prima con workshop di fotografia, la seconda con il racconto geologico delle Dolomiti con Claudio Valle e il Muse di Trento accompagnati dal suono del violoncello, la terza con letture in quota con lo scrittore Matteo Righetto.

E poi Cicchetti itineranti (18/7 e 22/8), Melodie nel bosco
(25/7 e 30/8), Dolomiti sotto le stelle (7/8) a cura dell’Associazione Astrofili Agordini Cieli Dolomitici. E tanto altro, tutto su skiareasanpellegrino.it

Testo di Anna Scarano|Riproduzione riservata 2026 © Latitudeslife.com