Dal 4 al 7 settembre 2026 Santa Maria Maggiore e la Valle Vigezzo accolgono il 43° Raduno Internazionale dello Spazzacamino. Un incontro che porta sulle Alpi uomini e donne da tutto il mondo, ma soprattutto riporta a casa una storia di partenze, povertà, emigrazione e riscatto.

Arrivano vestiti di nero, con il volto segnato dalla fuliggine e gli attrezzi del mestiere sulle spalle. Parlano lingue diverse, vengono da Paesi lontani, si salutano come vecchi amici. Solo gli olandesi spezzano la regola cromatica: loro, per tradizione, indossano una divisa candida.
Ogni anno, alla fine dell’estate, accade qualcosa di singolare in Valle Vigezzo, una delle sette valli dell’Ossola, lembo di Piemonte proteso verso la Svizzera. Gli spazzacamini tornano a casa.
Non è un modo di dire. Perché questo mestiere appartiene alla storia della valle al punto che già secoli fa la Vigezzo era conosciuta come la “Valle degli spazzacamini”. Da queste montagne partirono generazioni di uomini diretti verso Francia, Germania, Austria e Olanda. Cercavano lavoro e un futuro che i piccoli paesi alpini non potevano offrire.
Dal 4 al 7 settembre 2026 quel legame rivivrà con il 43° Raduno Internazionale dello Spazzacamino, appuntamento nato nel 1982 e diventato uno degli eventi più conosciuti del Piemonte. Il cuore sarà ancora una volta Santa Maria Maggiore, dove domenica 6 settembre oltre mille spazzacamini attraverseranno il borgo nella grande parata internazionale.
Ma per capire davvero il Raduno bisogna guardare oltre la festa.
I piccoli rüsca
C’è infatti una pagina molto più dolorosa nella storia degli uomini neri della Valle Vigezzo.
Nell’Ottocento la miseria spinse molte famiglie ad affidare anche i propri bambini agli spazzacamini. Erano i rüsca, piccoli abbastanza da riuscire a infilarsi nelle strette canne fumarie. Lasciavano la valle prima dell’inverno e trascorrevano mesi lontano da casa, sottoposti a un lavoro massacrante, aspettando la primavera per poter tornare dalle loro famiglie.
Una vicenda di povertà e sfruttamento minorile che per molto tempo si è preferito dimenticare.
A Malesco una statua racconta meglio di molte parole quel passato. È dedicata a Faustino Cappini, originario di Re. Aveva appena tredici anni quando morì fulminato dopo essersi sporto da un camino appena pulito e aver sfiorato i fili dell’alta tensione.
Anche a lui, e ai tanti bambini di cui non conosciamo più il nome, è dedicata idealmente la festa di oggi.
Il museo della memoria
A Santa Maria Maggiore il luogo in cui questa storia viene custodita è il Museo dello Spazzacamino, piccolo e unico nel suo genere in Italia.
Non racconta soltanto un mestiere. Racconta partenze e ritorni, famiglie divise, migrazioni, strumenti di lavoro, abiti, fotografie. Racconta anche le due facce dell’emigrazione vigezzina: quella di chi, partendo, riuscì a costruirsi altrove una vita migliore e quella dei bambini costretti dalla povertà a un’esistenza che non avevano scelto.
Ogni anno più di diecimila persone entrano nel museo. E durante i giorni del Raduno la distanza fra ciò che è conservato nelle sue sale e ciò che accade nelle strade sembra quasi scomparire.
Quando sui tetti torna il Taròm
Domenica mattina Santa Maria Maggiore cambierà volto.
Gli spazzacamini sfileranno divisi per delegazioni, accompagnati da bande musicali e gruppi in costume. Attraverseranno Piazza Risorgimento e il centro storico portando con sé gli attrezzi di un mestiere antico.
Poi alcuni saliranno nuovamente sui tetti.
La rievocazione della pulitura dei camini riporterà in scena la raspa, il riccio, la squareta, il brischetin, lo scopino, le funi, i pesi e il sach nel quale veniva raccolta la fuliggine.
E tornerà a sentirsi anche una lingua quasi segreta: il Taròm, il gergo degli spazzacamini.
È forse questo uno dei momenti in cui il Raduno rivela maggiormente la propria natura. Non una semplice manifestazione folcloristica, ma il tentativo di mantenere vivo un patrimonio immateriale fatto di parole, gesti e strumenti tramandati attraverso generazioni.
Un mestiere che non è scomparso
C’è poi un equivoco da cancellare. Lo spazzacamino non appartiene soltanto alle fotografie in bianco e nero.
La professione esiste ancora e in diversi Paesi, soprattutto nel Nord Europa, è riconosciuta e tutelata. Tecniche e strumenti sono cambiati, così come sono cambiate le norme legate alla sicurezza e alla manutenzione degli impianti, ma la figura professionale è tutt’altro che scomparsa.
Forse è anche per questo che il Raduno riesce a riunire ogni anno persone provenienti da luoghi tanto diversi: non celebra soltanto ciò che gli spazzacamini erano, ma anche ciò che sono diventati.
E l’immagine cinematografica del Bert di Mary Poppins, allegro e scanzonato sui tetti di Londra, lascia spazio a una storia molto più complessa.
Un viaggio nella Valle dei Pittori
Il Raduno è anche un’occasione per scoprire la Valle Vigezzo, conosciuta con un altro nome evocativo: Valle dei Pittori.
Santa Maria Maggiore, Malesco, Druogno, Re e gli altri paesi disegnano una valle ampia e luminosa, diversa dalle gole alpine più severe. Boschi, case di pietra, piazze e montagne accompagnano un territorio di confine che nei secoli ha visto transitare artisti, emigranti, mercanti e lavoratori.
Durante il Raduno passato e presente finiscono inevitabilmente per sovrapporsi.
Ci sono la musica e le fotografie, le strette di mano tra delegazioni arrivate da lontano, gli abiti anneriti e la voglia di fare festa. Ma ci sono anche quei bambini partiti in inverno con la speranza di tornare a primavera.
Forse è proprio questo contrasto a rendere il Raduno Internazionale dello Spazzacamino diverso da molte rievocazioni.
La fuliggine si lava via. La memoria, fortunatamente, resta.
Testo di Graziella Leporati |Riproduzione riservata 2026 © Latitudeslife.com









































