Montenegro al femminile



Da un lato le insenature e le isolette della costa montenegrina, dall’altro minuscoli villaggi in pietra arroccati su un verde in salita, e in mezzo una manciata di residenze d’epoca trasformate in lussuose guest house. Tra queste piccole oasi di pace mediterranea, una donna ha dato un tocco di eleganza rosa a un paese ancora maschilista.


A vederla così, caso mai un po’ da lontano, Villa Kristina non è molto diversa dalle tante altre eleganti dimore che in questa parte del Montenegro sono state adibite a  residenze di prestigio per ospiti piuttosto esigenti. Le bocche di Cattaro (Kotor in lingua locale) sono, senza dubbio, lo spettacolo naturale più suggestivo di tutta la costa montenegrina e l’angolo fra il verde dove spunta la villa è fra i più affascinanti dell’intera baia. Eppure non è nemmeno questo che la distingue da tutte le altre. Sono la raffinatezza dei dettagli, la cura del particolare e l’attenzione scrupolosa al buongusto a fare la differenza, senza mai eccessi o inutili ostentazioni. Appare evidente l’impronta femminile e l’incontro con Nada Djurkovic conferma le prime impressioni. Nada è un importante esempio di imprenditoria femminile in un paese ancora caratterizzato da un certo maschilismo. Nonostante il marito abbia un buon lavoro e la figlia, appena diciottenne, sia già felicemente avviata alla carriera di fotomodella, qualche anno fa lei decise di acquistare una vecchia villa del XVII secolo e ristrutturarla secondo il suo gusto e il suo stile, lottando contro pregiudizi e molte difficoltà, trasformandola in una residenza elegante e piuttosto esclusiva, nonostante i prezzi siano accessibili.

«I miei ospiti – racconta – provengono dagli Stati Uniti, dai Paesi Arabi, dalla Russia e, ovviamente, dall’Europa. Cercano tranquillità, riservatezza e buon cibo. Noi abbiamo cinque stanze e il nostro ristorante ha soli cinque tavoli!» Nada è orgogliosa del suo lavoro e racconta con semplicità gli iniziali problemi, quando un po’ tutti cercavano di dissuaderla. Ha dovuto lottare contro l’indifferenza, lo scherno e, una volta avviata con determinazione l’attività, anche l’ostilità di molte persone. Alla fine, però, ha vinto. Villa Kristina si affaccia sulla rada di  Bjelila, nella penisola di Lustica, ed è un ottimo punto di partenza per visitare la zona di Tivat e la baia di Cattaro. Si parte da Tivat, una moderna cittadina con ristoranti e locali di intrattenimento, dove ha sede il più grande porto turistico dell’Adriatico. La penisola di Lustica, poi, offre l’opportunità di approfittare di alcune suggestive spiagge, come quella di Przno, dove i pini giungono fino alla sabbia, o Oblatna, un elegante complesso con beach party e cocktail bar.

Dall’altra parte della baia c’è la penisola di Vrmac, che va a restringere il passaggio fino allo stretto di Verige, una spettacolare strozzatura fra Capo St. Nedjelja e Capo Opatovo, unica via d’accesso dal mare per la città di Cattaro. La baia di Cattaro è una delle più spettacolari dell’intera costa che va da Trieste alla Grecia: un fiordo che si insinua nell’interno e, attraverso lo stretto varco, forma una baia protetta da ogni vento dove sorge la città, una roccaforte le cui origini si perdono nella nebbia del tempo. Le prime fonti sicure collocano intorno al I secolo dopo Cristo la presenza di alcuni villaggi nell’area dove attualmente sorge Kotor ed è qui che comincia la storia della città, di cui poco si sa almeno fino agli inizi del 1300. A partire da questo periodo inizia una stagione di grande sviluppo, soprattutto nel XV secolo, con l’arrivo dei Veneziani, ma purtroppo le strade non rispecchiano fedelmente tutto ciò, perché una serie di terremoti disastrosi ne ha modificato la struttura urbanistica originale.

L’attuale nucleo, in gran parte risalente al XVII e XVIII secolo, è un intreccio di vicoli serpeggianti fra piazzette irregolari, edifici in pietra, archi in marmo, chiese e fortezze. Proteggono il centro due diverse strutture murarie: i bastioni “a triangolo” della parte bassa e le mura che si arrampicano sul monte San Giovanni fino all’omonima fortezza, che aveva una specifica funzione difensiva, con caserma, polveriera, cisterne e perfino una piccola chiesa. Salire al Castello significa affrontare i 1426 scalini che si arrampicano fino alla cima, ma anche godere di un panorama quasi unico in tutto il Mediterraneo, con le Bocche di Cattaro che appaiono in tutto il loro naturale splendore. Sotto, quasi rannicchiata all’ombra della montagna, la città, con le sue nove piazze, le sue tre porte d’accesso, le sue nove chiese, i suoi eleganti palazzi e le sue numerose curiosità e piccoli misteri.

Vediamone alcuni, a cominciare dalla Colonna della Vergogna, situata nella Piazza delle Armi, appena davanti alla Porta Marina, l’ingresso principale. Sopra un basamento in pietra si nota una struttura a piramide: è qui che venivano legati e messi alla gogna i piccoli trasgressori della legge. Si racconta anche che ai primi del ‘900 vi sia stato legato da una moglie infuriata, con l’aiuto delle amiche, un marinaio che, al ritorno da una lunga navigazione, avrebbe salutato con troppo fervore una “vecchia fiamma”. La Colonna della Vergogna è sotto alla torre dell’orologio, sorta al posto di una ben più infame torre: quella della tortura che, secondo alcuni, sorgeva esattamente nello stesso luogo.

Spostandoci verso piazza della marineria, fra due palazzi nobiliari (Palazzo Gurgurina e Palazzo Lombardic) si trova una minuscola piazzetta con un singolare pozzo in ferro: è la fontana Karampana, dove le donne andavano a rifornirsi d’acqua e a lavare i panni. Era il luogo preferito per i pettegolezzi, che di lì si spargevano fra i vicoli della città, come un furioso incendio di maldicenze. Il nome Karampana resta un mistero: qualcuno dice intenda riferirsi a “cosa vecchia”, “impianto rotto”, ma molti preferiscono credere derivi dall’omonimo termine veneziano che indicava chiaramente le signore occupanti il palazzo Cà Rampani, nella città lagunare, un tempo bordello ufficialmente riconosciuto dal governo. Sembra che le vittime dei pettegolezzi usassero chiamare in quel modo le donne maldicenti sul loro conto.

E i misteri? Kotor ne serba uno che ha fatto impazzire più di un cercatore di tesori. Nei pressi della Porta Sud, c’è la sorgente Gurdic, un piccolo bacino d’acqua dolce che arriva al mare dalla catena dei monti Lovcen. Talvolta, specialmente in inverno, strani luccichii scintillano dalla sorgente, tanto da fare ritenere veritiera la leggenda che colloca da qualche parte sul fondo quindici piastre d’oro. Probabilmente non è vero, ma molti subacquei ci hanno provato ed è certo che, a cinque o sei metri di profondità, alcune spaccature consentono l’accesso ai resti di vecchi edifici che i vari terremoti hanno fatto sprofondare sotto la superficie. Chi può essere certo che, fra quelle vecchie pietre, non si trovi davvero il tesoro nascosto della fonte Gurdic?


Testo di Pier Vincenzo Zoli   |   foto di Mauro Camorani   © RIPRODUZIONE RISERVATA

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