Oman. Taliban il souk delle donne




In Oman esiste una zona franca a tempo in cui le donne sollevano il velo. Solo due ore, ogni sera, tranne il venerdì. Poi il buio inghiotte di nuovo queste cenerentole delle Mille e una notte.

Esiste un luogo del desiderio. Il maschio appaga un sogno legato al mistero femminile e le donne sembrano assecondarlo. Ma è solo una rapidissima visione che subito sfugge dagli occhi e dalla comprensione di tutti. Si apre e si chiude, dalle sette alle nove della sera.

Rito pagano che il venerdì, sacro a Maometto, interrompe. Poi il gioco delle parti riprende.

Fatma, piccola, nascosta nel suo velo integrale, mi aspetta al tramonto all’ingresso del suq delle donne, nella magica Sur. Ho faticato a convincerla a fare questo breve viaggio insieme, ma alla fine ha ceduto alla mia curiosità occidentale. “È la sera, spiega, che le donne escono da sole”. Infatti, come misteriose e fugaci apparizioni, scivolano lungo i muri, sole o a gruppetti, s’infilano, complici tra loro e con la breve libertà, in negozi sfiziosi a scoprire finalmente occhi e sorrisi dai coprenti veli neri. Riempiono i negozi dorati, carichi di gemme e colori, accoglienti come propaggini delle loro dimore. E spesso uscendone, nella felicità fanciullesca di una libertà spesso troppo breve, scordano per un attimo di nascondersi. E il gesto di smarrimento e disappunto aumenta a dismisura il loro fascino. La grazia e la complicità dei gruppi ci raccontano il resto.

Fatma sorride nel vedermi così esposta alla curiosità di tutto. Senza un velo e con occhi troppo curiosi. Per un strana legge del contrappasso, mi sento anch’io come le donne che mi sfuggono. Al centro di un’attenzione particolare. Strane queste viuzze che “devono” esaudire i desideri delle donne. Quasi tutti i negozi sono gestiti da uomini, spesso seduti all’esterno, fissi, immobili. Come predatori in attesa. Fanno apparire questo quartiere(forse unico al mondo) quasi una zona “a luci rosse”. I colori sgargianti degli abiti esposti, le insegne troppo al neon, l’oscuramento totale di alcune vetrine, il “fuggire” quasi colpevole di queste eteree figure e questi uomini sparsi in attesa dell’acquirente, danno una strana sensazione. Come se volessero attirare, specchietto per le allodole, le fragili fantasie dell’altra faccia della luna. Qui dove la luna è enorme. ”E  forse, dice Fatma, anche i nostri desideri”. Che sono poi i desideri di tutte le donne del mondo. Essere accettate per se stesse e non diventare prede da sfruttare ed annullare. Forse le novelle delle Mille e una notte raccontano la strada che dovrebbero percorrere gli uomini, non solo di queste latitudini, per arrivare a comprensione e condivisione dell’universo femminile.


Fatma mi prende la mano, in una sorta di unione tra sorelle e mi spiega che l’emancipazione femminile nel Golfo Persico ha vissuto e vive situazioni molto differenti. Il Kuwait, per esempio, è l’unico ad avere un parlamento eletto democraticamente, e quattro sono le donne (due senza velo) che dal 2008 siedono su quegli scranni. Senza  l’hijab (il velo), Rula Dasciti chiede che i diritti politici delle donne non debbano sottostare al rispetto dei “non precisati” requisiti richiesti dalla sharia (la legge religiosa). Mentre alle stesse è concesso svolgere attività lavorative anche prettamente maschili. Fatma, non troppo ingenuamente, aggiunge:” Perchè  uno stato e delle leggi che non  tutelano in maniera equiparata agli uomini? Non è giusto. Ma qui siamo in Oman ed è un po’ diversa la situazione.”   Il Barhein, forte di economie espansive, incentiva imprenditorialità femminili e nomina (fatto forse unico nel mondo islamico) un giudice donna in una corte islamica, sede di applicazione della determinante sharia.”Certo, mi dice Fatma, ti parlo di  Haja Rasheda, la più famosa avvocatessa di questo minuscolo pezzo di terra araba, che può lottare per le sue sorelle non solo dagli scranni delle Nazioni Unite.” E ancora il lunare ed avveniristico Qatar aderisce, con riserve, alle Convenzioni Onu per eliminare le discriminazioni contro le donne.

E anche qui si vivono profonde contraddizioni, dato che le “riserve” riguardano soprattutto il diritto familiare (figli, matrimonio). E ancora più isolata, non solo dal punto di vista geografico, la desertica terra dell’Arabia Saudita. Il “Quarto Vuoto”, la sabbia e il cielo più roventi del pianeta, riescono a essere ancora una barriera impenetrabile per questo paese, come le severe leggi antiche, che ancora lo governano e  impediscono alle donne diritti fondamentali come il voto. “Pensa, mi dice la mia compagna, lì non possono neppure guidare, le donne!”. È veramente un mondo diverso, non semplice da capire nelle sue molteplici sfumature e contraddizioni. Alla luce poi, di iniziative (anche condivisibili nel rispetto di ogni differenza culturale) nate da donne musulmane, come quelle dell’associazione “ONE OF US”, che rivendica  su Twitter abbigliamenti consoni  per turisti in Qatar. Quindi, più abaya e dishdasha (vesti tradizionali, femminile e maschile) per tutti? Ma qui siamo in Oman, dove il lungimirante sultano Qaboos bin Said, ormai da anni, favorisce l’ingresso delle donne in posizioni di prestigio, come ministero dell’istruzione e presidenza della Confindustria locale. E non lascia senza rappresentanza rosa  ministero del turismo,  magistratura e persino direzione dell’emergente compagnia aerea nazionale.

Conclude  le mie parole l’amica omanita : “l’Oman è il primo paese che ha concesso il voto alle donne e che ne ha permesso l’eleggibilità. Dal 1994”. E questo ultimo punto è fondamentale. Che le donne possano decidere del loro destino e imparino una coesione sociale e civile non confinata, e a volte manca anche in questo contesto, solo all’ambito familiare. Fatma, mentre velocissimo il buio ci avvolge e colori e luci sembrano quasi frugare fastidiosi nelle nostre intimità, svela ancora che tante donne dell’oriente considerano le occidentali, travolte da obblighi e doveri anche prettamente maschili, sfortunate. Tante di noi amano questa sorta di clausura femminile, dove l’uomo sembra ancora interpretare il ruolo del sultano. Lui pensa ai tuoi bisogni e appaga il nostro eterno sogno e bisogno d’amore. Ma spesso la realtà è molto diversa. Non siamo amate e neppure rispettate. Anche alle vostre latitudini. Certo qui è più difficile rivendicare i  veri diritti delle donne.” Ha ragione Fatma, perché è sempre più difficile ovunque, in una società che sta perdendo di vista l’individuo. Ma scoccano le nove di sera, ormai. Il suq delle meraviglie piano piano si spegne e le donne, eterne cenerentole, non lasciano, tornando alle loro non sempre facili vite, scarpette di cristallo. Lasciano invece, in questo luogo magico, goccia di un oriente antico, l’illusione che l’altra parte della terra le ami, le rispetti e le comprenda un po’ di più. Specialmente nelle loro differenze. Per sempre e non soltanto per Mille e una Notte.


Testo di Donatella Murè  |  Foto di Donatella Murè e Mario Negri   ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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