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Indonesia, viaggio nel sud-est

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Indonesia, viaggio nel sud-est

di Elena Brunello

Eccoci in Indonesia, lo stato con il più ampio numero di isole al mondo: un arcipelago composto da 17,508 isole situate a cavallo di due continenti, Asia e Oceania, e divise dalla linea di Wallace. L’Indonesia di Bali, delle Molucche, di Giacarta e di Komodo, nomi esotici che suggeriscono atmosfere al limite del magico. Terre esplorate durante il XVII secolo dalla Compagnia delle Indie Orientali olandese, influenzata dal Buddhismo e dall’Indusimo a Sumatra e Giava e dall’Islam dei mercanti arabi che arrivavano dall’India. L’Indonesia di centinaia di vulcani giganteschi, come il Semeru, il Krakatoa, il Bromo e il Tambora. I colori tropicali dell’Indonesia sono drammatici, viscerali e potenti. Tra giungla, spiagge selvagge e mari cristallini vivono orango tango, riconoceronti, elefanti, tigri e leopardi; uno dei paesi con la più ampia biodiversità endemica al mondo.

Kinabalu Park

Forse il luogo più famoso dell’intero paese, Bali è una meta con pochi rivali al mondo. Situata sull’omonima isola è la patria del divertimento, della vita notturna sfrenata, delle feste neo-hippy e delle spiagge più belle. Fa parte del gruppo delle Piccole Isole delle Sonda, insieme a Lombok. Nota come l’Ibiza del sud-est asiatico, Bali è la meta prediletta da giovani di tutto il mondo. Mentre la parte nord dell’isola è preferita da chi va alla ricerca di pace e tranquillità, luoghi come Kuta, meta prediletta dai surfisti,e Seminyak, paradiso dello shopping, sono sicuramente destinazioni per un turismo più vivace. Ubud, al centro dell’isola e circondata da foreste e terrazze di riso è la cittadina culturale di Bali, tra splendidi templi induisti, monasteri sacri alle scimmie e palazzi sontuosi, come quello di Puri Saren. Questa è l’isola della pittura e dell’intaglio su legna, della musica gamelan, delle danze tradizionali. Insomma, un fervido e ricco concentrato di cultura, natura e divertimento.

E’ pero spesso la natura incontaminata e selvaggia a dominare la geografia dell‘Indonesia. Uno dei prodigi dell’architettura e dell’arte indonesiana è Borobodur, un gigantesco tempio buddhista situtato 40 chilometri a nord di Yogyakarta sull’isola di Giava. Costruito nell’arco di settanta cinque anni, tra l’VIII e il IX secolo, Borodudur fu costruito durante il regno di Sailendra con circa due milioni di blocchi di pietra. Un’opera monumentale che cresce dalla giungla e che, per ragioni ancora oscure, venne abbandonato nel XIV secolo sepolto dalla natura selvaggia e dalla cenere dei vulcani. La natura domina ancora incontrastata anche a Komodo, Padar e Rincah, isole sede del Parco Nazionale di Komodo, dove vivono i leggendari e omonimi draghi: gigantesche lucertole di terra che possono arrivare a misurare tre metri di lunghezza e settanta chili di peso. Altro elemento naturale è il vulcano Gunung Bromo, sulla parte orinetale di Giava e parte del massiccio di Tengger. Si eleva a 2,329 metri di altitudine sul livello del mare ed è forse una delle attrazioni più suggestive di tutta l’Indonesia. All’alba, il momenti migliore per recarvicisi, la nebbia avvolge le pendici del vulcano lasciando spuntare solo il profilo verde e lussureggiante del cratere dal cui interno escono fumate di denso vapore bianco. Uno spettacolo mozzafiato. Il lago Toba offre invece uno spettacolo altrettanto suggestivo. Situato sull’isola di Sumatra, si formò dopo una gigantesca esplosione vulcanica circa 70,000 anni fa; una delle più disastrose della Storia. Oggi rimane un lago lungo quasi cento chilometri e largo trenta, nelle cui tiepide acque ci si può immergere dopo una faticosa giornata di trekking.

Giava - Monte Bromo

E poi il mare, il mare esotico delle incontaminate isole Sulawesi, delle Molucche e delle Isole Gili, con i loro caffè sulla spiaggia che suonano musica reggae tutto il giorno. A est di queste isole si staglia Lombok, dove, tra febbraio e marzo, si tiene il festival Bau Nyale. In questa occasione centinaia di persone si riversano nell’isola per vedere i locali che catturano e arrostiscono vermicelli per commemorare una principessa annegata nella acque indonesiane. Una volta arrostiti, i vermi vengono avvolti nelle foglie di banana, per poi essere serviti come una succulenta prelibatezza. Le isole Molucche sono invece note come le “isole delle spezie”, commerciate da mercanti indiani, cinesi, arabi ed europei in tutto il mondo. Nel corso della Storia le potenze coloniali furono attratte qui dal profumo intenso della noce moscata e dei chiodi di garofano che venivano poi caricate in grandi quantità sui vascelli e trasportate in Europa per conservare, armotizzare le pietanze e servire come profumi per le donne di continenti lontani. Tra il Borneo e le Molucche si allunga invece Sulawesi, anche conosciuta in epoca coloniale come Celebes. Mecca per gli appassionati della natura Sulawesi è una destinazione che non si può mancare. Situato lontano da ogni itinerario turistico è Tana Toraja, a circa 9 ore di autobus da Makassar e dove si svolgono i riti funebri delle omonime tribù, spesso in zone ancora inacessibili. Qui la popolazione è principalmente cristiana, ma con forti influenze animiste. ? eb

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