Piacenza, incontri ravvicinati della provincia

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Genuina e garbata, per certi versi schiva, Piacenza sta scoprendo la sua vocazione turistica. La Primogenita d’Italia  prende per la gola, con locande tradizionali, gastronomie storiche, osterie creative e wine tour. L’Emilia fino ad oggi più introversa apre palazzi, giardini e chiese e si mostra letteralmente all’altezza: fino al 4 giugno sulla cupola affrescata della Cattedrale c’è il faccia a faccia con il Guercino.

Ci voleva il Guercino  a far scoprire all’Italia che Piacenza è una gradevole città che vale la visita. La Primogenita adagiata sul Po è la porta d’Emilia che guarda con rispetto, ammirazione e un po’ di benevola invidia l’altra sponda lombarda.  Introversa e restia di primo acchito, capisci subito che rispetto alle altre sorelle le manca quell’esuberanza tipicamente emiliana che ti aspetteresti. Piacenza è composta, riservata, tanto da sembrare quasi altera. Invece no. Ci vuole poco per superare quel goffo primissimo approccio e capire che la città medievale ha un’anima verace e nasconde, dietro quel volto a tratti imperscrutabile, uno scrigno di gioielli architettonici e artistici poco conosciuti. Ci voleva, dunque, un personaggio di primo piano, un volto noto, un testimone d’eccezione, per scrollarsi quella timidezza che vela le città poco battute. Obiettivo? Puntare letteralmente puntare in alto.

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Tanto per cominciare, quindi, il primo incontro con la città non può che essere in Duomo, precisamente in cupola. Un’ascensione di 160 scalini, infilati fitti fitti, scavati tra i claustrofobici cunicoli della Cattedrale conduce a circa 40 metri d’altezza dove il ritmo cardiaco si placa alla vista dello straordinario ciclo di affreschi realizzato da Giovanni Francesco Barbieri detto il Guercino: sei scomparti di una bellezza commovente  realizzati dall’artista di Cento tra il 1626 e 1627, che i visitatori possono quasi toccare. Si accendono le luci, curate da Davide Groppi, che ne ha seguito il progetto illuminotecnico, e inizia lo spettacolo: ecco i profeti Aggeo, Osea, Zaccaria, Ezechiele,Michea, Geremia, le lunette in cui si alternano episodi dell’infanzia di Gesù, le Sibille e il fregio del tamburo. Si resta a contemplare, poi alla fine qualcuno chiede il bis,  per riuscire in seconda battuta a cogliere più dettagli e cambiare punto di vista. Poi prima della discesa l’estasi è data dall’affaccio sulla piazza e dalla vista sui tetti mirabile dall’alto della navata.

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Colti dalla sindrome di Stendhal, si corre fino a Palazzo Farnese, altro punto nevralgico ed emblema cittadino che ospita nella Cappella ducale 20 capolavori del Guercino, in grado di restituire la lunga parabola che lo ha portato a essere uno degli artisti del Seicento italiano più amati a livello internazionale.

La mostra, curata da Daniele Benati e Antonella Gigli, è il pretesto per visitare l’imponente edificio, già residenza ducale voluta da Margherita d’Austria, che oggi ospita i Musei Civici: un Museo delle Carrozze, dimorato nei sotterranei, una sezione dedicata ai fasti farnesiani, la Pinacoteca, la sezione archeologica. Il reperto più noto delle collezioni civiche è il Fegato di Piacenza, della fine del II – inizi del I secolo a.C, rinvenuto nel 1877, testimonianza diretta di pratiche religiose etrusche. Merita una sala a sé il magnifico Tondo del Botticelli, che raffigura una toccante  Madonna adorante il Bambino con San Giovannino. Lo sguardo di Maria verso il piccolo Gesù è intriso di misticismo e umanità al contempo.

 

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Conosciuta come città dei palazzi, Piacenza conserva un impianto urbanistico costellato da dimore nobiliari pregevoli e giardini all’italiana curatissimi e segreti, spesso nascosti dietro i portoni, ma  in cui ci si imbatte con una certa facilità, al sol vagar cittadino. Avendo la fortuna di trovarli aperti, vale la pena spingersi fino a via Taverna, per sbirciare dietro l’ingresso di Palazzo Scotti da Fombio, e Palazzo Somaglia, un’architettura incredibile che però sta cadendo a pezzi, nell’incredulità di chi scrive.  Più verso il centro, spiccano i ferri battuti di Palazzo Rota Pisaroni, in via Sant’Eufemia, tranquilla strada tra Piazza Borgo e la vivace via Calzolai. Qui c’è la Piacenza che pullula di un’umanità autentica. Sopravvivono ancora le botteghe artigianali dei mestieri, accanto alle gallerie d’arte, le gastronomie e le macellerie, minuscole ma affollatissime. C’è la polleria Bonatti, punto di riferimento cittadino, dove il sabato la fila arriva in Piazza Cavalli, elegante salotto cittadino, su cui si staglia il Palazzo Gotico.

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Ed è proprio il cibo a portare in alto il nome della città emiliana, che convive con Parma nella Food Valley più blasonata d’Italia.  Coppa, salame, pancetta piacentina, tutto rigorosamente DOP, innaffiati da vini come il Gutturnio, il Bonarda, l’Ortrugo, sono alcune delle eccellenze, da gustare nelle osterie  cittadine, che conservano i segreti della tradizione culinaria più antica. Come la Pireina, in via Borghetto, gestita da Carlo Giacobbi, detto il Gnasso, che ancora oggi rappresenta un punto di riferimento per chi vuole assaporare i piatti locali, come venivano preparati una volta. Diversa la cucina proposta dall’Osteria Santo Stefano: rivisitata, ma non dimentica le origini. E visto il successo, chissà che l’intera città non l’abbia presa in esempio.

Testo di Francesca Calò, foto di Eugenio Bersani  | Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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INFO UTILI

Info utili

Mostra Guercino

Sedi:

Cattedrale di Piacenza (piazza Duomo)

Palazzo Farnese (piazza della Cittadella 29)

Biglietti:

Per la salita alla cupola della Cattedrale è obbligatoria la prenotazione della fascia oraria di visita.

Intero:

Cattedrale + Palazzo Farnese, 12 €

Cattedrale: 10 €; Palazzo Farnese: 7 €

Ridotto:

Cattedrale + Palazzo Farnese, 10 €

Cattedrale: 8 €; Palazzo Farnese: 5 €

Orari

Lunedì CHIUSO

Martedi, mercoledi, giovedi, domenica dalle 10.00 alle 19.00 (la biglietteria chiude alle ore 18.00)

Venerdi e sabato dalle 10.00 alle 23.00 (la biglietteria chiude alle ore 22.00)

Dal 13 al 16 aprile, in ragione delle celebrazioni per la Santa Pasqua, gli orari di visita della Cattedrale subiranno  modifiche, si consiglia di consultare il sito.

Guide turistiche:

Coordinamento Guide Turistiche “Scopri Piacenza”. E-mail: scopripiacenza@gmail.com

Dove mangiare

Trattoria la Pireina: cucina casalinga  dal 1907 nel cuore della vecchia Piacenza, gestita da  Carlo Giacobbi soprannominato “il Gnasso”. Il ristorante è una tappa obbligata per chi vuole assaporare i piatti della tradizione. Ambiente informale e ottimo rapporto qualità prezzo.  Via Borghetto 137, Piacenza. Tel.: 0523/338578

Osteria Santo Stefano; cucina della tradizione in una location di stile, arredata con pezzi di modernariato e sedie vintage. Curata la presentazione dei piatti, eccellenti le materie prime utilizzate. Peccato per le porzioni più da ristorante gourmet che da osteria.

Shopping

È  possibile acquistare cioccolatini personalizzati della Mostra on vendita presso il Mercato del Caffè, una bottega storica piacentina, con una piccola torrefazione locale, in via Cittadella 35.

Per la gastronomia si segnala la salumeria Garetti, gestita dall’affabile Riccardo e moglie, una storica bottega in piazza Duomo dove comprare il gambotto di coppa, cotechini, coppe, pancette, ciccioli, prosciutto e culatello. Ben fornito è anche il reparto gastronomia in cui si possono trovare anolini, tortelli.

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