Divagazioni semiserie sul Potere

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Il 26 maggio si vota per le Europee

Aprile è il mese dei fiori, del tepore climatico, del risveglio dei sensi, delle gite fuori porta e di tante altre cose. Quello che troviamo sempre attivo – in tutti i mesi dell’anno – è l’esercizio costante del potere. Cosa sia il potere lo sanno tutti, perché tutti ne sono di volta in volta attori attivi o passivi. Me lo immagino così: un sostantivo-individuo di altezza standard, corporatura massiccia, con braccia e gambe muscolose, naso camuso e carnoso, sguardo ferino e sfuggente. Più che l’aspetto, dell’uomo-potere temo comunque il pensiero, che può essere a seconda delle circostanze o delle convenienze: superficiale, contorto, inconcludente, mellifluo, ondivago, talvolta inconsciamente comico; quasi mai coerente, sincero, lungimirante, onesto, autocritico. Aveva ragione Dante: “la vita è lunga e ’l cammino malvagio” allora come oggi, con l’unica differenza che, talvolta, la vita può anche essere corta, mentre il cammino rimane sempre malvagio. Ma cos’è che rende il cammino così malvagio? È sempre l’Alighieri che ce lo svela: “l’aiuola che ci fa tanto feroci”. Basta scorrere le pagine di un giornale o accendere il televisore per rendersene conto. Di questi tempi, l’aiuola che più solletica l’ego e la fantasia delle persone non è quella delle fioriture d’aprile ma quella di sapere come andrà a finire questo governo che ha gli stessi colori d’aprile (un anemico color camomilla) definito governo del consenso che fa tutto e mette sempre al primo posto gli italiani. Molti cominciano a dubitare sia così vero e a loro sostegno c’è quanto ha scritto il poeta filosofo francese Paul Valéry: “la politica è l’arte di impedire alla gente di occuparsi di ciò che li riguarda”. Quindi tranquilli: devono bastarci reddito di cittadinanza quota cento.

La folla oceanica del consenso tende però ad assottigliarsi, anche se i “capi” (a parte qualche scivolata, del tipo: qui comando io!) assicurano grandi futuri risultati; è proprio vero che “il linguaggio esercita un potere nascosto; come la luna sulle maree”. Lo ha detto Rita Mae Brown, scrittrice americana.Un altro filosofo e scrittore del paese di Macron, Mitterand, De Gaule e prima ancora dei re di Francia, aveva acutamente osservato che: “non bisogna cercare di issarsi sulle spalle dei grandi, ma cercare di scivolare fra le loro gambe”; a giudicare dalle ricorrenti moltitudini che sempre accompagnano le uscite tourbillon dei nostri politici, c’è da concludere che Jean Rostand era uno che vedeva giusto. Il pensiero scherzoso dello scrittore basco Miguel de Unamuno (parlo molto di me perché sono l’uomo che tengo più sottomano) si attaglia perfettamente ai leader attuali; la prima persona echeggia e rimbalza da ogni microfono e rotola  sulle onde TV della penisola, mandando in sollucchero i fedelissimi e irritando coloro che preferirebbero meno personalismi e maggior spirito di squadra; è chiaro che per queste persone risulti profetico quanto ha detto lo scrittore spagnolo Manuel Vicent: “la durata della popolarità è come quella di una caramella; quando finisce lo zucchero, la gente la sputa”. Quindi attenti nella scelta dei dolcetti da succhiare; sarebbe anche il caso che chi è in sella, ricordi l’insita pericolosità di quanto ha sentenziato Leonardo Sciascia:“la sicurezza del potere si fonda sull’insicurezza dei cittadini”. Amore e felpe, possono soddisfare fino a un certo punto; poi occorre sostanza.

 

Noam ChomskyCi avviciniamo a grandi passi verso una data spartiacque: quella delle elezioni europee e viene come per incanto alla mente quello che ha scritto George Orwell, l’autore del celeberrimo 1984:“nessuno mai prende il potere con l’intenzione di abbandonarlo” e i nostri baldi giallo-verdi non fanno eccezione. La gente si lamenta che non sono state prese iniziative per rinvigorire la situazione nazionale chiaramente in difficoltà? Immediata la risposta: è tutto allo studio per una concreta programmazione; certo è che se quelli che c’erano prima avessero fatto di più…e la conferma arriva da Noam Chomsky, il professore guru del MIT di Boston: “per i potenti, i reati sono quelli che commettono gli altri”. La politica è dunque una miscela di potere e di arroganza, malgrado tutti si sforzino di presentarla diversamente; è però triste pensare che abbia avuto ragione Giacomo Leopardi nel dichiarare che “niuno è stato così misero, il quale non possa peggiorare”. Pessimismo ad oltranza? Nient’affatto; la conferma è opera del Petrarca: “veggio ‘l meglio ed al peggior m’appiglio”.Si può concludere questa scorribanda sul “potere” con l’aforismo terra-terra del filosofo francese Michel-de-Montaigne: “anche sul trono più elevato del mondo si è seduti sul proprio culo”. In Italia non ci sono più troni sui quali sedere; ma in compenso non difettiamo di deretani ambiziosi.

del ‘Columnist’ Federico Formignani |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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