Roma: storia breve del mausoleo di Adriano

Alla soglia dei cinquant’anni l’imperatore Adriano pensò che era giunto il momento di costruire la tomba di famiglia, l’odierno Castel Sant’Angelo.

L’imponente sagoma di castel Sant’Angelo a Roma ©Viviana Biffani

La scelta di Adriano maturò intorno 128 d.C. e venne completata un anno prima della sua morte (intorno al 139 d.C.): un mausoleo di 48 metri di altezza, eretto nella zona cosiddetta Ager Vaticanus. Si trattava di una zona periferica dell’Urbe, destinata per lo più alle sepolture, alle ville aristocratiche ed ai culti esoterici.

Fu il suo successore, Antonino Pio, che si preoccupò di consacrare il sepolcro una volta ultimato e di trasferirvi le spoglie del suo illustre predecessore: così nacque la Mole Adriana. Per circa ottant’anni i resti dei successori di Adriano vennero tumulati nella Mole, poi, col tempo, questo colosso ai confini di Roma iniziò a ricoprire le funzioni più disparate.

Le mura aureliane e la nascita del borgo

Castel Sant’Angelo a Roma ©Viviana Biffani

Le Mura Aureliane derivano il nome dall’imperatore Aureliano (270-75 d.C.), che le inserì nel programma di fortificazione della città, per contrastare gli attacchi dei barbari. Si tratta di una cinta muraria di 18 km, ancora oggi visitabile.

Bisogna aspettare il 547 d.C. perché si cominci a considerare il Mausoleo come la fortezza inespugnabile che era diventata: un nugolo di barbari aveva tentato di penetrare all’interno della struttura e, nell’impossibilità di farlo, si accampò a tempo indeterminato presso il suo lato ovest; da questo piccolo villaggio nacque il quartiere Borgo (da burg, villaggio in antico tedesco)

Da residenza papale e fortezza

Durante il Medioevo la Mole fu contesa dalle famiglie nobili che man mano si avvicendarono ai vertici di Roma. Il Mausoleo fu in questa età al centro di vicende di scarcerazioni, scandali, vendette e rivolte popolari. Per tutto il Duecento fu sotto il controllo della importante famiglia degli Orsini. Papa Niccolò III, esponente della suddetta famiglia, trasformò il Mausoleo nella sua residenza; il progetto portò con sé anche un immane restauro dei locali interni, per abbellirli e renderli degni della sua posizione. Alla fine del secolo Bonifacio IX la trasformò definitivamente in una fortezza.

Un angelo sfortunato

Panoramica di Castel Sant’Angelo a Roma ©Viviana Biffani

Facciamo un salto fino al Quattrocento, quando Niccolò V ridiede alla Mole la funzione di residenza papale e, al posto della quadriga imperiale originale, pose in cima al Mausoleo un angelo: nasceva così Castel Sant’Angelo.

In realtà, nel corso degli anni diversi angeli si erano già succeduti in cima alla Mole: una versione in legno, distrutta dall’usura del tempo; un angelo di marmo, distrutto nel 1379 durante un assedio. L’angelo di Niccolo V era sempre di marmo, ma ebbe anch’esso destino avverso. Infatti, durante una tempesta del 1453, un fulmine colpì esattamente la polveriera del Castello, facendola esplodere e distruggendo anche la statua angelica.

Nel 1527, una nuova statua prendeva il posto delle precedenti, stavolta in bronzo; la stessa venne sacrificata in tempo di guerra, fusa per costruirne dei cannoni.

Bisogna aspettare il 1753 per avere un angelo in pianta stabile: la statua bronzea dello scultore fiammingo Verschaffelt, in cui l’angelo solennemente rifonde la sua spada.

Dal Seicento ad Oggi

Castel Sant’Angelo a Roma ©Viviana Biffani

Tra il Seicento ed il Settecento, il Castello divenne un deposito d’armi. All’interno della fortezza viveva una guarnigione di cinquecento uomini, un vero e proprio paese, con tanto di fonderia, deposito per il grano, ospedale e cappelle; nei sotterranei vi era anche un magazzino per la neve, preziosa per conservare il cibo durante l’estate. Durante l’Impero Napoleonico, con Roma occupata dall’esercito, la guarnigione presente nella fortezza dovette arrendersi. Il Castello era ora in mano ai francesi. Per provocazione, l’esercito napoleonico dipinse la statua angelica coi colori della bandiera e sostituì lo stemma papale con la propria bandiera.

Il controllo passò in seguito al Regno di Napoli e, quando infine anche i soldati borbonici dovettero restituire il maltolto al Papa, portarono con loro tutto quello che poterono: mobili, arredamenti, vetri ed addirittura tubi idraulici.

Con l’annessione di Roma allo Stato Italiano nel 1870, Castel Sant’Angelo perdeva definitivamente la funzione di fortezza a difesa della città vaticana.

Durante le due guerre mondiali, divenne un deposito delle opere d’arte più importanti della penisola ed anche rifugio per la popolazione durante i bombardamenti.

Oggi Castel Sant’Angelo è adibito a Museo stabile e sede di rassegne d’arte, musica, teatro ed eventi speciali.

Testo e foto di Viviana Biffani|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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Viviana Biffani

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