Polesine: Saperi e Sapori, tra pianura, canali e lagune

Estremo lembo della Val Padana, il Polesine è una terra di pianura e insieme di acqua, figlia di due fiumi, l’Adige e il Po, che l’hanno disegnata nei secoli. Ma è anche una destinazione ideale per i foodies grazie all’eccellenza dei prodotti che la terra dona e che sapienti mani artigiane sanno trasformare. Ecco il viaggio che vi raccontiamo.

Testo di Enrico Saravalle foto di Lucio Rossi

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Degustazione di prodotti della cucina vegetariana e vegana al Profumo delle Freschezza di Lusia @Lucio Rossi

Tra terra e mare, un paniere di prodotti culto

Paesaggi fantastici dove arte, natura e cultura si incontrano, e dove l’acqua (fiumi, delta, mare) è una presenza antica e amica. Il Polesine è così e lo si conosce visitando le sue piccole capitali, borghi, ville, palazzi, percorrendole strade che costeggiano canali e argini ma anche sedendosi a tavola perché la cucina locale rivela una lunga, lunghissima storia, che diventa tradizione.

Una tradizione che parla di agricoltura e di pesca, di produzioni eccellenti che vengono dagli orti e dalle valli da pesca e che si sono guadagnate la prestigiosa certificazione di prodotti DOP-IGP, come l’insalata di Lusia, il radicchio di Rosolina, il riso del Delta, l’aglio bianco polesano e la cozza di Scardovari.

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Quella de Delta del Po e della provincia di Rovigo è una pianura solcata da canali e fiumi, che regala un’abbondanza di produzioni d’eccellenza @Lucio Rossi

A questi si affiancano ortaggi, salumi, panificati e prodotti gourmet come l’ostrica rosa. Per scoprirli basta impegnarsi in una gustosa ricognizione che attraversa la provincia di Rovigo e che, attraversando paesaggi rurali di grande fascino, arriva al mare. Il viaggio tra i sapori propone un’ampia varietà di tappe: piccoli santuari del gusto per incontri ravvicinati con i gioielli gourmand del territorio.

Poco distante da Fratta Polesine, dove si può visitare la palladiana Villa Badoer, patrimonio Unesco, si trova Pincara, patria polesana dei distillati, prodotti con passione e professionalità dalla prima metà dell’800 dalle Antiche Distillerie Mantovani. Una storia affascinante nella cultura dei liquori che accoglie esperti e neofiti in un intrigante Museo d’impresa che raccoglie alambicchi, bottiglie griffate, antichi manoscritti, preziose ricette per la preparazione di distillati di qualità.

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La Grappa delle Nebbie di Distillerie Mantovani Rovigo, Polesine @Lucio Rossi

I quasi 200 anni di vita dell’azienda hanno permesso alla vasta gamma di liquori di rinnovarsi, garantendo uno straordinario connubio tra esigenze attuali e recupero della tradizione. Un cammino scandito da una ricerca continua delle materie prime eccellenti e dalle giuste dosi per assicurare una perfetta armonia tra gli ingredienti.

Una passione coinvolgente capace di catturare l’attenzione di grandi e piccoli lungo un percorso olfattivo, un Muro dei Sentori, che sfida l’olfatto dei visitatori a riconoscere aromi e bouquet di acqueviti e liquori. Immancabile degustazione finale con assaggio della straordinaria Grappa delle Nebbie, quasi un sigillo identitario del terroir.

Sulle rive dell’Adige, Lusia è il principale centro ortofrutticolo del Polesine, uno dei tre distretti economici più rappresentativi dell’economia polesana, assieme al distretto ittico e a quello delle giostre.

Oltre un centinaio di aziende attive nel settore, che conta tra le sue perle il Consorzio dell’Insalata di Lusia, il Mercato Ortofrutticolo e Translusia che con i suoi TIR refrigerati e griffati solca l’Italia da Nord a Sud. C’è spazio anche per aziende totalmente biologiche come Il Profumo della Freschezza che ha dato vita ad una specie di piccolo Eden dove natura e uomo convivono pacificamente e frutta e verdure hanno gusti e sapori che si pensavano perduti.

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Renato Maggiolo, fondatore e ideatore de “Il Profumo della Freshezza” di Lusia mentre raccoglie pomodori dell’Orto Didattico, Rovigo, Polesine @Lucio Rossi

Qui la visita esperienziale è assicurata dalla presenza dell’Orto didattico, da percorsi che illustrano e insegnano a combinare le erbe officinali ai prodotti coltivati, a corsi di cucina e a momenti di degustazione che invitano alla scoperta della immensa varietà della cucina vegetariana e vegana.

Lo spaccio dove fare acquisti in totale autonomia diventa abitudine quotidiana o settimanale di tutti gli amanti del “km zero”.

Rovigo, il fascino della petite capitale

Piazza Garibaldi, Rovigo, Veneto, ©Lucio Rossi

Rovigo è il capoluogo di provincia ed è la piccola capitale del Polesine. Tracce del suo lungo passato si trovano un po’ dovunque in città: le Due Torri ricordano l’antico castello simbolo della dominazione Estense, i palazzi nobiliari (Roverella e Roncale) confermano la ricchezza e il buon gusto delle famiglie più in vista della città, l’ottocentesco Teatro Sociale è punto di riferimento per i melomani rodigini, riconosciuto dal 1968 tra i teatri “di tradizione” italiani, il Tempio dedicato alla Vergine del Soccorso, detto La Rotonda, testimonia il dominio veneziano con i suoi immensi teleri interni che raccontano la storia dei dogi veneziani.

Per i foodies, Rovigo offre, accanto alle tipiche trattorie ed osterie, anche piatti sofisticati che alternano menù di terra e di acqua, trasformando con grande maestria le tradizioni in piatti gourmet….se volete la prova fate un salto da Alicanto e a Villa Regina Margherita.

Shopping goloso? Sì, grazie!

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Azienda Agricola Valier, Produzione noci a Borsea in provincia di Rovigo, Polesine @Lucio Rossi

A due passi dal centro di Rovigo, lo shopping goloso prevede una sosta a Borsea, per una immersione totale nel mondo delle noci. All’Azienda Agricola Valier c’è da perdersi tra filari di noci antiche e giovani, noci verdi, noci in guscio e sgusciate, farina di noci e Nocino, salse, zaleti alle noci (biscotti preparati con la farina di mais e quindi gialli), crema di noci e cacao, panettoni e cioccolatini alle noci irresistibili.

Ma la strada chiama a spingerci verso est ed eccoci, sempre in vista del corso dell’Adige, a San Martino di Venezze, dove ci accoglie il Frutteto di San Martino, un altro spaccio aziendale dove trovare non solo una grande varietà di frutta e verdura coltivata biologicamente, ma anche prodotti di trasformazione (succhi, conserve, marmellate, torte e biscotti, farine, pasta). Un frutteto dalle mille risorse che diventa cornice suggestiva di Corte Carezzabella, agriturismo, fattoria didattica e da qualche anno anche “agriasilo” per tanti bimbi della zona.

E si continua il viaggio con le piccole patrie dei panificati, Villadose, Adria e Loreo. Il pane è uno degli alimenti più ricchi di significati e di valenze culturali, di memorie e tradizioni. Nessun stupore, quindi, che il Polesine riservi un posto d’onore nel suo paniere di eccellenze al “suo” pane.

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Loreo è la patria del pan biscotto, in provincia di Rovigo @Lucio Rossi

C’è la ciabatta polesana di Adria, per esempio, bassa, croccante, con una mollica ben alveolata grazie all’uso, nell’impasto, di lievito naturale e di olio d’oliva. Loreo, invece, è la patria del pan biscotto, che si distingue da quello tradizionale per la caratteristica doppia cottura.  

Secondo la tradizione, questo era il pane dei marinai imbarcati sulle navi della Serenissima. La cottura prolungata (quasi si trattasse di un biscotto), infatti, eliminava l’umidità della mollica e prolungava la durata. A Villadose, invece, si va sul dolce e la Pagnotta del Doge con frutta secca e miele è il suggello, sostanzioso, di un pranzo polesano.

Anche il Delta vuole la sua parte

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La birra artigianale del Birrificio agricolo Perkè, ad Ariano Polesine, in provincia di Rovigo @Lucio Rossi

Tra dune fossili e onde dell’Adriatico, c’è posto anche per una agricoltura da bere. Ed ecco che ad Ariano Polesine, alle porte del Delta del Po, nasce la linea di birre Perkè, birre agricole, create da sapienti mani femminili, non pastorizzate e non filtrate, ricavate dall’orzo che matura nei campi che circondano l’azienda e in altria pochi metri dal mare.

L’attenzione verso “bionde & rosse” è davvero alta in Polesine e, oltre alle birre agricole, si producono anche birre artigianali come quelle di Rattabrew, Birrificio 1058 e Torre Mozza (da provare quella preparata con il riso del Delta).

Il riso (uno dei magnifici 5 DOP-IGP) ha trovato nei terreni umidi del Delta il suo habitat naturale: il clima particolare, l’ecosistema della foce del Po e l’ambiente incontaminato favoriscono, infatti, la crescita di questo cereale, ne garantiscono l’alta qualità e gli regalano un gusto e una sapidità inconfondibili.

Qualità e peculiarità che si ritrova nei mille risotti annoverati nei menù di trattorie e ristoranti di tutta la provincia, ma soprattutto qui nel Delta del Po.

La vita e l’economia, tra fiume, lagune e valli, ruotano attorno alla pesca, all’allevamento e alla raccolta dei molluschi, pronti a diventare un ulteriore elemento di forze sulle tavole locali.

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Sacca degli Scardovari, Delta del Po (RO) Veneto, @Lucio Rossi

La grande laguna della Sacca degli Scardovari, per esempio, è un bacino di acqua solcato da lingue di sabbia che lo separano dal mare e che si insinua nell’Isola della Donzella.

Non a caso tutta l’area è dal 2015 Patrimonio Mab Unesco e Riserva della Biosfera. Qui, i vongolari raccolgono le vongole (le “veraci” più golose d’Italia) che si trovano sui fondali sabbiosi e allevano le cozze (prodotto DOP) nelle peociare (le cozze sono chiamate peoci qui) che disegnano un paesaggio unico e surreale. Una volta raccolte, vengono cucinate in decine di modi diversi: alla polesana o con gnocchi neri, gratinate o con zafferano e porri, al salto o in zuppa, con aglio e prezzemolo o con pomodoro fresco.

Un altro prodotto culto della acquacoltura polesana è l’ostrica rosa. Siamo sempre tra le acque della Sacca degli Scardovari: è qui, infatti, che Alessio Greguoldo ha creato il primo impianto di allevamento di ostricoltura in Italia, utilizzando un macchinario chesimula l’andamento delle maree oceaniche, benefiche per le ostriche che vengono sollevate da funi, esposte per qualche ora all’aria e poi reimmerse in acqua.

Il risultato? Un frutto di mare carnoso, compatto, sodo e croccante, dalla sapidità non invasiva. E che prende il nome “ostrica rosa” da un guscio di madreperla dalle delicate sfumature rosate, regalate dal sole durante le prese d’aria.

Rosso Radicchio

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Il Radicchio IGP di Rosolina che ben si accompagna al riso del Delta, Polesine. Provincia di Rovigo @RCVB

Non è una nuova tonalità di Pantone, ma il colore del Radicchio IGP di Rosolina, non magro e sottile come il cugino trevigiano, ma grosso e tondo con foglia larga. Da provare sia crudo che cotto in uno dei tanti ristoranti e ittiturismi della zona (la lista è troppo lunga, ve la proponiamo nelle “infoutili”).

Se volete mangiarlo come si fa da queste parti allora lo dovete stufare in forno con la cipolla e l’uvetta, ultima chicca del Polesine gourmand.

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