Emozioni in Val Germanasca, fra miniere, vini nuovi e antichi, cibi valdesi

Un angolo appartato di Piemonte dove l’epopea delle miniere di talco ancora vive. Per esplorare un ambiente sotterraneo estremo, ma ottimo per lo spumante classico. E per cercare la tradizione occitana, nei vitigni autoctoni e nelle ricette che si tramandano da secoli.

La bandiera occitana a Pomaretto. La croce di Lione campeggia sullo sfondo rosso. ©gianfranco podestà

Da queste parti non si viene per caso. La Val Germanasca si incunea ripida fra le Alpi Cozie segnando una biforcazione dalla Val Chisone. Siamo nel Pinerolese, Torino dista non molti chilometri (in pratica siamo nella Città metropolitana torinese), ma questo è già un altro mondo. Perché entrando nell’area delle valli pinerolesi, quasi senza accorgercene, facciamo il nostro ingresso in Occitania. Un vasto territorio che corrisponde sostanzialmente al Midi francese, con appendici costituite da 14 valli alpine nelle province di Torino, Cuneo e Imperia e la val d’Aran in Spagna.

Ad unire tante realtà geografiche appartenenti a stati diversi è la storia e, soprattutto, la lingua d’oc, ovvero l’occitano. Si tratta di un’antica parlata romanza che prende piede a partire dal X secolo, e viene trasmessa più che altro oralmente, acquisendo nel tempo diverse varianti.

Popolazioni giunte dalla Francia portarono nuove lingue e le predicazioni di Valdo

Con la linguad’oc e il francese, la Chiesa Evangelica Valdese, diffusa a partire dal medioevo, caratterizza le valli occitane del Piemonte. ©milano valdese

Quella della Val Germanasca è detta vivaro-alpina. Se ne ha un assaggio già lungo la strada che sale a partire da Pomaretto, guardando insegne, cartelli indicatori, nomi di località. Come si diceva non si tratta di montagna patinata, i versanti sono in gran parte scoscesi, rocciosi e boscosi, con qualche alpeggio verdeggiante.

Solo nella zona più alta, in corrispondenza di Prali, gli spazi si aprono, e vi si trovano diversi sentieri escursionistici, piste e impianti sciistici. Eppure nella bella stagione affrontando i ripidi tornanti della frazione Fontane, più in basso, arrivano e si fermano un buon numero di turisti. Per un’esperienza davvero emozionante e coinvolgente: la visita alle miniere di talco, con il tour Scopriminiera.

Le miniere di talco, un tuffo nel passato che vive

Il trenino percorre oltre un chilometro della miniera Paola. Per scoprire, al lume dell’acetilene, come i minatori avanzavano negli scavi.©gianfranco podestà

Il percorso si snoda lungo la galleria di carreggio principale della miniera Paola, ed un grande anello sotterraneo adiacente ai cantieri di estrazione ora dismessi, per un’estensione complessiva di 1,5 km di gallerie e cunicoli. I visitatori vengono accolti da una guida che approfondisce il tema del contadino-minatore e racconta gli oltre 100 anni di estrazione del famoso “Bianco delle Alpi” (varietà di talco rara e pregiata) che hanno profondamente segnato questa valle e l’industria estrattiva in Italia. Una galleria, non visitabile, è ancora attiva, e contribuisce a mantenere viva l’identità della valle.

Certo non bisogna temere il buio, adattarsi agli spazi spartani del vecchio trenino dei minatori, ed essere disposti a un pizzico di avventura per un breve quanto intenso viaggio “al centro della terra”.  Che prosegue a piedi, attraversando i cunicoli ed i cantieri di lavoro, scoprendo tecniche e attrezzature.  Ma scoprendo anche i nuovi e sorprendenti utilizzi di tratti delle gallerie.

Nel cuore della montagna maturano le bollicine del wine in mine

Il titolare dell’azienda vitivinicola L’Autin di Barge, Mauro Camusso, ha compreso il valore delle miniere per l’affinamento dello spumante classico. ©gianfranco podestà

Le condizioni di temperatura e umidità sempre costanti (10 °C e 90% di umidità) hanno convinto l’azienda vitivinicola biologica L’Autin di Barge ad affinare qui gli spumanti metodo classico durante la delicata quanto fondamentale fase di presa di spuma. Almeno 36 mesi nelle miniere Paola e Gianna per ottenere infine Eli Brut ed Eli Rosé. Un po’ come è accaduto in Francia per alcune caves, o meglio, crayerès, scavate all’epoca dei galli-romani per ricavare i blocchi di gesso destinati alla costruzione di Reims. Divenendo secoli dopo i siti migliori per l’affinamento di grandi champagne.

Scopriminiera ora dunque può essere anche l’occasione per assaggiare gli spumanti di Autin (molto interessanti, ndr), insieme a golosi spuntini del territorio. Tutto ciò direttamente nell’ex mensa sotterranea dei minatori, a coronamento di una esperienza da ricordare. Purtroppo nei mesi invernali le visite sono ferme. Ma, almeno per quanto riguarda il vino, si può rimediare spostandosi nella suggestiva località di Barge, sotto il Monviso, alle cantine L’Autin. Vino chiama vino e, naturalmente, cibo. Da queste parti è d’obbligo sperimentare la tipica cucina valdese. Ricette che derivano dalla tradizione delle popolazioni aderenti alla confessione religiosa evangelica valdese, diffusa principalmente nelle valli del Piemonte occidentale, Chisone, Germanasca, Pellice, a partire dal medio evo.

Rustica e verace cucina delle valli valdesi e il nuovo Ramìe

La Chabranda di Campagna Amica e Terranostra a Pomaretto propone in cucina le sue produzioni tipiche, dalle carni, agli ortaggi, dai formaggi al vino Ramìe. ©gianfranco podestà

In abbinamento è altrettanto d’obbligo degustare il vino ricavato da antichi vitigni locali coltivati in gran parte su terrazzamenti spericolati. In quella che non si può definire ancora montagna ma certo collina non è. E per i quali la definizione viticoltura eroica, spesso un poco abusata, calza a pennello. Il consiglio di Coldiretti Torino, sempre attiva nella promozione del territorio, delle sue tradizioni, e delle sue produzioni, è di affidarsi a chi vi lavora, coltivando, allevando, trasformando e infine offrendo e cucinando prodotti locali.

Un esempio è l’agriturismo di Campagna Amica e Terranostra, La Chabranda, a Pomaretto, proprio all’imbocco della Val Germanasca.  L’azienda agricola si occupa di produzione orticola, frutticola, vitivinicola, allevamento bovino, soggiorni educativi. E, per nostra fortuna, ristorazione.

La zuppa del Pastore incontra il misterioso Dahü

Fra le produzioni casearie della Chabranda il raro formaggio Dahü stagionato, dal nome dell’animale mitologico delle valli. ©gianfranco podestà

In un ambiente accogliente, semplice, familiare arrivano specialità delle terre valdesi e del Piemonte, raccontate dai titolari (nel nostro caso la gentile Lara Ribet). I salumi: lardo tenero e profumato, salame suino fresco e la mustardela, sorta di sanguinaccio nostrano. I formaggi: una leggera appetitosa jouncâ, con il miele, e il raro Dahü dal nome dell’animale mitologico delle valli, in due diverse stagionature.

La souppo barbetto o supa barbetta si ispira al soprannome “barba”, cioè zio, nelle valli amichevolmente attribuito ai Pastori valdesi. ©gianfranco podestà

Poi si presenta un’altra tipicità, qui chiamata souppo barbetto, meglio conosciuta come supa barbetta, dal soprannome “barba”, ovvero “zio”, benevolmente assegnato ai pastori della chiesa valdese. Calorica zuppa a base di grissini (o pane casareccio raffermo), toma, verze, e varie spezie, tra cui la cannella. A seguire il bollito, che ha dato il brodo per la minestra, di razza piemontese dell’azienda, con le salse tipiche, bagnèt vert, tonnata, rubra casareccia. E infine, l’immancabile bonèt per addolcire degnamente il palato. La Chabranda propone il suo vino Ramìe, prodotto in poche, sudate, bottiglie.

Una viticoltura davvero eroica per le rare varietà autoctone

le vigne delle varietà che compongono il Ramìe a Pomaretto. Muretti a secco, pendenze vertiginose e colori diversi sui pali per distinguere i vitigni. ©gianfranco podestà

I vigneti a picco su Pomaretto e sulla confluenza val Germanasca-val Chisone sono coltivati dai produttori del Ramìe che è parte della denominazione Pinerolese Doc con il nome Pinerolese Ramìe. Viene ottenuto da uve autoctone come Avanà, Avarengo, Becuet, Chatus, Blanchet. Il risultato è un rosso che con il cambiamento climatico sta raggiungendo livelli di qualità un tempo difficili da ottenere. La maggioranza dei (pochi) produttori   fa parte del Consorzio Terre del Ramìe. Un vino schietto che ben si sposa con una cucina sobria e di sostanza.

Alcuni dei vitigni che vanno a comporre il blend del Ramìe. ©gianfranco podestà

Che richiede possibilmente una bella passeggiata post prandiale, raggiungendo senza temere le pendenze il punto panoramico con le vigne “in parete” sopra l’abitato. La vista sulle valli si fa ampia, l’aria è frizzante. Qui si trovano l’immancabile panchina gigante e pure un ciabot, tipico casotto degli attrezzi ristrutturato dal Comune di Pomaretto, e utilizzato per diverse iniziative, tra cui, ovviamente, degustazioni.

L’imbocco della val Germanasca al tramonto. A Pomaretto un’ardita zipline la attraversa da un versante all’altro. ©gianfranco podestà

Sempre al Comune si devono delle simpatiche casette con il tetto trasparente per soggiorni romantici in vigna, (le “Ramìe Glamping”). E una vertiginosa zipline (“Il volo del Dahu”) che raggiunge il versante opposto, a oltre 100 all’ora, assicurati a una fune d’acciaio. Esperienza elettrizzante, consigliabile prima dei pasti.

Info:

Scopriminiera-Ecomuseo Miniere

Campagna Amica

Comune di Pomaretto

Testo e foto di Gianfranco Podestà | Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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