Un percorso lussuoso e magnifico correndo tra dune e oasi per concedersi infine il dolce navigare sul grande Nilo blu, da Alessandria d’Egitto ad Assuan.
Testo e foto di Mauro Parmesani

Un Egitto dedicato agli italiani
Lungo la litoranea che collega Alessandria a Marsa Matruh è d’obbligo fermarsi al km 120. È qui che sorge il Sacrario Militare italiano di El Alamein, teatro, nel 1942, di sanguinose battaglie fra gli alleati comandati dal generale Bernard Law Montgomery (conosciuto con il soprannome di Spartan General) e, gli italo-tedeschi agli ordini di Ervin Rommel (la Volpe del deserto).
Uno scontro epico, che segnò la svolta nella guerra d’Africa e nel Mediterraneo a favore degli alleati. “Mancò la fortuna non il valore” ricorda il cippo all’entrata del Sacrario.
Là dove il deserto affonda

Lasciata la litoranea, eccoci immersi nei 19.605 kmq dell’immensa depressione naturale di Qattara, che raggiunge una profondità di 134 metri sotto il livello del mare.
La depressione è parte integrante dell’immenso deserto occidentale che occupa oltre due terzi del territorio egiziano. Ad ovest si estende sino alla Libia e, a sud nel Sudan.
Un immenso spazio desertico che fa parte del Sahara, punteggiato da mitiche oasi che segnavano le antiche rotte carovaniere.
La prima oasi in cui arriviamo è Siwa, situata a circa 310 chilometri da Marsa Matruh. Anticamente era l’oasi in cui si adoravano ancora gli dei dell’antico Egitto, settecento anni dopo che gli arabi lo islamizzarono.
Siwa possiede oltre 280 sorgenti termali che formano immensi laghi salati che permettono a 250.000 palme, 45.000 ulivi e migliaia piante da frutto di prosperare tra le sabbie desertiche.
Il luogo era famoso sin nell’antichità, perché nel villaggio fortificato di Aghurmi sorgeva il tempio dell’Oracolo o, Tempio d’Ammone dove, nel 331 a. C. fu rivelata ad Alessandro Magno la sua discendenza divina e, quindi, il diritto al trono d’Egitto.
Poi 425 km più a sud arriviamo all’oasi di Bahariya ricca di acqua durante il periodo greco-romano e intensamente abitata (500.000 abitanti).
Nel 1999, a Bawiti è stato scoperto un enorme cimitero e rinvenute diverse mummie con maschere d’oro. La scoperta della Valle delle Mummie d’oro ha dato una notevole spinta al turismo, nel piccolo museo del villaggio di Bawiti, si possono ammirare alcune mummie e sarcofagi.
In alto, sul Deserto Nero

Nei 190 chilometri che separano Bahariya da Farafra si sente possente il respiro della natura, con scenari davvero unici e maestosi.
Siamo nel primordiale Sahara Saouda, conosciuto come Deserto Nero, da cui si innalzano numerose colline coniche ricoperte da strati di dolerite, una roccia ignea espulsa migliaia di anni fa dalle montagne vulcaniche in eruzione.
Ci fermiamo nei pressi di una collina, la scaliamo sotto un sole che non lascia tregua. Arrivati in cima, il paesaggio che si ammira però ripaga della fatica fatta.
Immersi in un antico mondo candido

Ancora di più quando entriamo nel Sahara el Beida, il famoso Deserto Bianco che si estende per 3.000 chilometri quadrati, in cui affiorano rocce bianchissime, simili a distese nevose, da cui si innalzano pinnacoli dalle forme bizzarre e fantasiose.
Questi calcari bianchi organogeni si sono depositati qui circa cento milioni di anni fa, durante il Cretaceo, quando un mare calmo e poco profondo ricopriva quest’area.
Sono costituiti da gusci di microrganismi e alghe unicellulari accumulati sul fondale marino, che, una volta prosciugato, sono stati modellati in straordinarie sculture naturali dagli agenti atmosferici.
Tra dune e antiche oasi

I 280 km tra Farafra e Dakhla sono uno spettacolo di colline rocciose e immense distese sabbiose di color ocra. Il nostro driver che conosce perfettamente il deserto, abbandona la strada e attraversa il mare di sabbia.
La jeep corre a oltre 120 km all’ora ma sembra di stare fermi, perché in questo mare di sola arena, non ci sono punti di riferimento. Fluttuiamo come in un sogno onirico.
Eccoci a Dakhla in tempo per esplorare i vicoli stretti e freschi della cittadina medievale di El Ksar costruita in pisè (mattoni di paglia e fango essiccati).
Nei 190 km tra Dakhla e Kharga, il paesaggio desertico lascia spazio anche alle coltivazioni. Arriviamo nell’oasi più popolata del deserto occidentale, abitata fin dal Neolitico e con la massima espansione durante il periodo Tolemaico nel III secolo a. C., snodo vitale tra le oasi occidentali e la valle del Nilo.
Raggiungiamo il belvedere di El Nadura, da dove, si può ammirare l’esteso palmeto. È la volta poi della necropoli di Bagawat, fra le più antiche ed importanti del mondo cristiano.
Risalente al IV secolo, con 263 tombe-cappelle di mattoni crudi, molte delle quali affrescate con raffigurazioni dell’Antico Testamento. Poco lontano il Tempio di Hibis, dedicato al Dio Amon, costruito nel periodo persiano sotto l’imperatore Dario.
Lo splendore di Luxor

Il richiamo del Nilo si fa sentire e gli ultimi 400 km per arrivare a Luxor, l’antica Tebe, sono divorati in poche ore. Nella città dei faraoni, situata sulla sponda destra del fiume, ci aspetta la visita serale al tempio di Luxor, fatto costruire nel XIV secolo a.C, con l’imponente sala delle colonne, il viale delle sfingi e l’Obelisco.
Poi il complesso di Karnak (il nome in arabo significa villaggio fortificato), costituito da una serie di templi, cappelle e altri edifici a forma di villaggio, è il secondo più grande sito religioso antico al mondo dopo Angkor Wat in Cambogia.
Dopo visitiamo l’iconico tempio dedicato alla regina Hatshepsut, la prima sovrana dell’antico Egitto a regnare come un uomo. Il suo nome significa “La più importante tra le donne nobili” o “Lei è la prima tra le donne nobili”.
Eccoci sulla sponda sinistra del Nilo, nella Valle dei Re dove, per 500 anni, vennero sepolti i faraoni del Nuovo Regno. Attualmente sono 65 le sepolture scoperte, tutte contrassegnate con la sigla KV (King’s Valley), le più importanti, ovviamente, sono le tombe di Tutankhamon, Rameses II e III.
La Valle dove regnavano le Regine

Poco lontano la Valle delle Regine con più di settanta tombe contrassegnate con la sigla QV (Queen’s Valley), la più bella delle quali è quella della Regina Nefertari.
“Salute a te, o Nilo, che esci dalla terra e vieni a mantenere l’Egitto in vita! O Nilo-Verdeggiante che fai vivere l’uomo e le mandrie, che inondi le praterie create da Ra, per mantenere in vita ogni essere inerme, che concede da bere al deserto e al luogo lontano dalle acque, che è la rugiada discendente dal cielo”. Il saluto al grande Fiume non può mancare prima di imbarcarci sulla graziosa dahabeya Queen Farida.
La dahabeya è una specie di comoda e lussuosa imbarcazione (in genere con cinque cabine), dotata di ogni confort, viene mossa da due vele e, nel caso, trainata.
Nel passato era il mezzo con cui le famiglie reali e i nobili navigavano il Nilo. Le crociere in dahabeya permettono un contatto più intimo ed esclusivo con il grande fiume, rispetto alle motonavi da crociera classiche.
In dahabeya la navigazione segue lo scorrere del fiume e la vita attorno ad esso. Si può attraccare nei piccoli villaggi o lungo le sponde, si visitano i siti archeologici in orari meno affollati e, soprattutto, in barca si è pochi e trattati come re.
A vela verso sud

Lasciamo Luxor navigando contro corrente verso Assuan. Lungo le sponde brulica la vita: pescatori, agricoltori impegnati nei loro appezzamenti, palme, sabbia, bambini che giocano nell’acqua bassa, feluche che trasportano mercanzie, sembra di vivere in un film.
Ci crogioliamo al sole nell’attesa di arrivare a Edfu per visitare il Tempio di Horus (il dio falco), impressionante e meravigliosamente intatto.
Camminando con il naso all’insù tra colonne gigantesche, rilievi sulle pareti e le statue di Horus si ha un’idea della grandiosità dell’antico Egitto.
Navighiamo tranquillamente con le due grandi vele gonfie di una brezza fresca che mitiga il calore del giorno. Mi vengono in mente le parole del Buddha “Se poniamo a confronto il fiume e la roccia, il fiume vince sempre, non grazie alla sua forza, ma alla perseveranza.” Come non essere d’accordo!
A sud di Edfu, arriviamo al Tempio di Kom Ombo situato proprio sulla sponda del fiume. Nel sito vi sono due templi separati dedicati a Haroeris, o Horus il Vecchio, e Sobek, il dio coccodrillo della fertilità e protettore dai pericoli del Nilo.
Furono costruiti durante la dinastia tolemaica. La struttura è simmetrica con stanze, sale e santuari duplicati per le due divinità.
I rilievi raccontano storie di antichi rituali, di cerimonie, e di strumenti medici utilizzati dagli antichi egizi. Eccoci ad Assuan ultima tappa della navigazione.
La città è affascinante, effervescente e caotica. Le alte pareti di sabbia a picco sul fiume, le feluche con le candide vele bianche che solcano silenziose l’acqua, le navi da crociera in seconda e terza andana lungo i moli, il vociare di venditori di ogni genere di mercanzia, il caotico via vai di gente nel mercato delle spezie, e le innumerevoli costruzioni coloniali, rappresentano al meglio la cultura nubiana (gruppo etnico originario del Sudan e del sud dell’Egitto).
Da vedere l’imponente Diga di Assuan, che ha reso possibile la navigazione sul Nilo e ha portato alla creazione del Lago Nasser.
Soprattutto visitiamo senza fretta il meraviglioso Tempio di Philae, dedicato alla dea Iside che, segnava il confine meridionale dell’Egitto.
Originariamente sorgeva sull’isola di Philae ma, dopo la costruzione delle dighe, l’isola era soggetta ad inondazioni. Ci hanno pensato l’Unesco e il governo locale a risolvere il problema spostando completamente, in 10 anni, il tempio sull’isola di Agilka.
L’impresa ha permesso di non far scomparire sotto il limo del Nilo uno dei templi più belli e autentici dell’antico Egitto con le sue colonne riccamente scolpite, e con il chiostro di Traiano.
Gli ultimi istanti di questo navigare nella storia lo dedico al Nilo. Guardando l’acqua che scorre placida, penso che l’essenza del vivere sia racchiusa tra queste sponde, come diceva Eraclito “negli stessi fiumi scendiamo e non scendiamo, siamo e non siamo”.
Infoutili
“Umm el Dunie”, ovvero “madre del mondo” così viene definito l’Egitto. Con la sua storia millenaria. La terra dei faraoni è famosa anche per le sue bellezze archeologiche e naturali: siti archeologici, templi leggendari, mummie, piramidi, moschee, chiese, monasteri, deserti, il possente Nilo e le acque cristalline del Mar Rosso e del Mediterraneo. Un intero mondo in un unico paese.
Come arrivare:
Con i voli di linea che collegano l’Italia all’Egitto, in particolare con Egypair, Ita Airways e Air Arabia.
Quando andare:
Da ottobre ad aprile, quando le temperature sono piacevoli in tutto il paese.
Clima:
Prevalentemente desertico con inverni miti ed estati calde.
Dove dormire:
In tutte le oasi si trovano sistemazioni in piccole strutture e in alcuni hotel di categoria più elevata. A bordo della dahabeya nelle lussuose cabine.
Dove mangiare:
Il food sulle dahabeya è sempre di alto livello, lungo le oasi nei piccoli ristorantini dei villaggi o, negli hotel scelti.
Fuso orario:
Un ora avanti rispetto l’Italia.
Documenti:
Tecnicamente per i cittadini italiani è consentito l’ingresso con la carta d’identità, sia cartacea che elettronica valida per l’espatrio e che non sia stata rinnovata con un timbro sul retro. Meglio quindi avere il passaporto. Necessario il visto.
Vaccini:
Nessun vaccino richiesto. Attenzione alle infezioni intestinali.
Lingua:
La lingua ufficiale è l’arabo. Comunemente parlato l’inglese.
Religione:
La religione di stato è l’Islam, il 90% sono musulmani, il resto copti e di altre religioni.
Valuta:
Sterlina egiziana che vale circa 0,019 eu.
Elettricità:
220 in tutto il Paese, con prese come le nostre.
Abbigliamento:
Pratico e leggero, con qualche capo più pesante per le notti fresche nel deserto.
Shopping:
L’Egitto è una tentazione unica per l’artigianato, obbligatorio una visita nel bazar di Khan El Khalili al Cairo.
Suggerimenti:
Oltre le crociere sul Nilo e sul lago Nasser, safari nel deserto occidentale, nella penisola del Sinai e lungo le sponde del Mar Rosso sia di terra che subacquee.
Link utili:
Per saperne di più.
Testo e foto di Mauro Parmesani|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com









































