Incastonato tra India e Tibet, tra valli e passi himalayani, il Bhutan protegge con discrezione la propria identità culturale e spirituale. Un viaggio sospeso nel tempo, tra dzong monumentali, templi preziosi e una quotidianità che continua a resistere alle inquietudini contemporanee.
Testo di Nadia Ballini foto di Luca Bracali

Un viaggio nel piccolo regno del Bhutan è molto più di un itinerario nel “Paese della felicità”: è un percorso interiore che porta con naturalezza nel profondo delle sue tradizioni e che fa sentire il viaggiatore avvolto dal calore del suo popolo e dall’abbraccio delle sue valli che si aprono tra montagne imponenti.
Paro: un atterraggio davvero speciale
L’ingresso in Bhutan avviene attraverso uno degli aeroporti internazionali più impegnativi al mondo, quello di Paro, incastonato in una valle stretta circondata da montagne che superano i 5.000 metri.
Solo pochi piloti, altamente qualificati, possiedono la certificazione necessaria per atterrare in questo complesso scalo. Il finestrino dell’aereo mostra un avvicinamento tra creste e foreste e l’atterraggio, quasi teatrale, dà al viaggiatore l’impressione di trovarsi in un luogo davvero speciale.
Una volta atterrati, si è accolti dalla grande immagine dell’amatissima famiglia reale che campeggia sull’edificio affacciato sulle piste e si è avvolti dalla delicata armonia che contraddistingue l’aeroporto, decorato in stile locale, che comunica ordine e sobrietà.
All’uscita si diventa protagonisti della cerimonia della Khata, la sciarpa rituale, solitamente bianca, in seta o cotone, che è offerta all’ospite come segno di rispetto. Il viaggio in Bhutan inizia così: con un gesto di benvenuto ricco di valore spirituale.
L’acclimatamento perfetto

Il territorio del regno è caratterizzato da altitudini significative: le valli centrali di Paro, Thimphu e Punakha, comprese tra i 2.200 e i 2.500 metri di altitudine, i passi himalayani tra i 3.000 e i 3.900 metri e alcuni trekking d’alta quota che superano i 4.500.
Nel raggio di pochi chilometri, i viaggiatori possono essere sottoposti a continui saliscendi ed è perciò importante seguire un itinerario che favorisca l’acclimatamento prevedendo una progressione altimetrica accurata.
L’atterraggio a Paro consente un adattamento dolce prima del trasferimento verso Thimphu che introduce gradualmente alla dimensione himalayana.
Ma è facendo rotta verso il Bhutan centrale che l’altitudine diventa protagonista con il transito sui passi Dochu La (3.100 metri) e Pele La (3.420 metri), spesso avvolti in una fitta nebbiolina. Molto importante è il proseguimento verso la valle di Phobjikha, intorno ai 3.000 metri, per consentire un acclimatamento naturale in preparazione dell’impegnativa ascesa finale del Bumdrak trek.
Spiritualità e tradizioni terrene

La pratica buddhista, di tradizione vajrayana, introdotta nell’VIII secolo da Padmasambhava, detto Guru Rinpoche, è profondamente integrata nel tessuto sociale.
Visitando i monasteri si incontrano famiglie e pellegrini che passeggiano in senso orario intorno ai templi e fanno girare le ruote delle preghiere. Nei luoghi di culto è possibile osservare monache e monaci mentre recitano preghiere che si diffondono nell’aria, affascinanti e ipnotiche, insieme a sottili nuvole di incenso profumato e al suono di tamburi e dungchen.
I simboli di fede assumono forme diverse, come la statua del Buddha Dordenma, alta 51 metri, che sembra vegliare dall’alto la città di Thimphu, o le bandiere di preghiera, che simboleggiano i cinque elementi, e sventolano sui passi montani diffondendo benedizioni attraverso il vento.
Ma la fede bhutanese sa essere anche concreta e legata alla vita quotidiana come nel Chimi Lhakhang, nella valle di Punakha, il “Tempio della Fertilità” dedicato a Drukpa Kunley, lama del XV secolo soprannominato il “Folle Divino”.
Qui sacro e terreno coesistono curiosamente: le case del villaggio sono decorate con simboli fallici, in segno di protezione e prosperità e, ancora oggi, nel tempio, non è raro osservare coppie provenienti da ogni parte del regno mentre ricevono la benedizione del fallo, per propiziare la nascita di figli, in un’atmosfera semplice e priva di solennità.
Gli dzong: fortezze-monastero tra potere e religione

Simboli del Bhutan, gli dzong furono costruiti tra il XVII e il XVIII secolo in posizioni strategiche per difendere il regno dalle incursioni esterne.
Imponenti e austeri, obbediscono a principi architettonici rigorosi: mura bianche massicce, inclinate verso l’interno, templi nella parte centrale, tetti in legno rossi e dorati e ampi cortili popolati da decine di monaci avvolti in tuniche color rosso porpora.
Il più iconico è il quello di Punakha, situato alla confluenza dei fiumi Pho Chhu e Mo Chhu, costruito nel 1637. Qui, ancora oggi, si tengono importanti cerimonie religiose e reali.
Il Trongsa Dzong, il più grande del Bhutan, domina una ripida gola e si sviluppa come una cittadella fortificata, con cortili, scale e corridoi da percorrere con calma, per ammirare i dettagli architettonici.
A Thimphu, c’è il sontuoso Trashi Chho Dzong, attuale cuore politico e cerimoniale del Bhutan con il trono del re, gli uffici governativi e la sede estiva del corpo monastico centrale. Come tutti gli altri monasteri-fortezze è emblema del delicato equilibrio tra spiritualità, potere e territorio che regge l’intero regno.
L’artigianato, custode del sapere e delle tradizioni

Nelle aule silenziose del “National Institute for Zorig Chusum” è possibile osservare studenti esercitarsi su mestieri millenari con gesti che si rinnovano di generazione in generazione.
Il Bhutan preserva ben tredici arti tradizionali e l’istituto di Thimphu impartisce lezioni su tecniche di tessitura, scultura, pittura sacra, intaglio del legno, ricamo, sartoria e lavorazione dell’oro e dell’argento. È un artigianato variegato, nato prevalentemente per l’uso quotidiano come i cesti di bambù, i francobolli, le lampade a burro, i filati di pelo di yak, di cotone, lana e seta, con i quali sono confezionati i tessuti, o le pitture thangka utilizzate per l’insegnamento o la meditazione.
Di produzione artigianale è anche la carta, uno tesoro custodito tra le mura della “Jungshi handmade paper factory” che crea carta fatta a mano per tutto il regno e, oggi, per l’esportazione.
Si può assistere alla lavorazione in un semplice edificio a un piano: dalle fibre naturali grezze, estratte dalla corteccia di due arbusti, il Daphne e il Dhekap, alla loro trasformazione in preziosi fogli di carta traslucidi.
La fauna tra miti e simboli

Una biodiversità straordinaria convive in armonia con il popolo bhutanese e, mentre lo yak è una risorsa vitale per la comunità in quanto fornisce latte, lana, carne e combustibile, ci sono animali ai quali sono legati simboli e leggende.
L’elusiva tigre, ad esempio, emblema di protezione e potere spirituale, sul dorso della quale, secondo la leggenda, Guru Rinpoche attraversò le montagne e raggiunse in volo il monastero di Taktshang.
Anche la figura del Takin, il curioso animale nazionale, è avvolta nel mito: si racconta che il lama Drukpa Kunley lo abbia creato ponendo la testa di una capra sul corpo di una mucca, una unione di opposti che è un tema centrale nella filosofia buddhista.
Le eleganti gru dal collo nero sono considerate simboli di longevità e buon auspicio e sono protette e rispettate dalle comunità locali. Il loro arrivo nella valle di Phobjikha, ogni inverno, è un evento atteso e celebrato.
Bumdrak Trek: il sentiero tra le nuvole

Il Bumdrak Trek è tra le esperienze più suggestive di un viaggio in Bhutan. Dal monastero di Sang Choekor, nei dintorni di Paro, il sentiero sale verso l’eremo di Bumdrak tra antiche rovine, siti di sepoltura celeste, monasteri di montagna e pascoli alpini.
La salita porta ai 3.900 metri del campo allestito per il pernottamento e ai 4.120 metri del punto panoramico dal quale si può ammirare il Monte Jomolhari che svetta a 7.326 metri. La notte in quota è uno dei momenti più intensi: è un dialogo intimo con la montagna mentre il vento fa ondeggiare le bandiere di preghiera.
Il trekking di ritorno segna l’impegnativa discesa verso l’iconico complesso monastico di Taktshang Goemba, il noto “Nido della Tigre”, risalente al 1692. Qui Guru Rinpoche si fermò a meditare per tre mesi in una grotta ed è attorno alla questa che si ergono i sette templi.
È un’atmosfera sospesa, tra rocce vertiginose, fede e mito, che ogni viaggiatore conserva dentro di sé sulla via del ritorno, mentre il sentiero riporta a valle.
Testo di Nadia Ballini foto di Luca Bracali |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com
Infoutili
Informazioni: sul sito ufficiale del turismo del Bhutan.
Un viaggio in Bhutan è un’esperienza profonda e autentica, lontana dal turismo di massa. Il piccolo regno tra le vette dell’Himalaya orientale ha una popolazione ospitale e accogliente e conoscere le usanze locali è utile per immergersi completamente nella cultura e nella coinvolgente spiritualità del paese.
Come arrivare: L’unico aeroporto internazionale è Paro, collegato principalmente via Kathmandu, Delhi, Bangkok, Dhaka e Dubai. Le uniche compagnie autorizzate ad atterrare a Paro sono Drukair e Bhutan Airlines. L’ingresso nel Paese avviene esclusivamente tramite viaggi organizzati da operatori autorizzati.
Quando andare – Clima: Il periodo migliore per visitare il Bhutan va da marzo a maggio e da settembre a novembre, quando il clima è mite e i cieli sono limpidi. Marzo e aprile sono ideali per la fioritura dei rododendri, mentre l’autunno offre panorami spettacolari e numerosi festival. Da giugno ad agosto è la stagione dei monsoni; in inverno il clima è gradevole, ma può essere rigido nelle zone di alta quota.
Dove dormire: Il Bhutan propone strutture per ogni esigenza che coniugano comfort e architettura tradizionale: hotel boutique, lodge di montagna e resort di alto livello.
Rema Resort– Paro: Situato su una collina che domina la valle di Paro, il resort è indicato per chi cerca un soggiorno in un ambiente naturale tranquillo. Il design infonde un’atmosfera di pace, espressione dello spirito della cultura bhutanese.
Hotel Ariya– Thimphu: Un hotel contemporaneo che fonde armoniosamente tradizione locale e comfort moderni nella sua elegante architettura dalle linee pulite e dagli spazi aperti. L’accoglienza è calorosa e gli interni gradevolmente decorati.
Norbu Lingka Resort – Trongsa
Il resort offre viste mozzafiato sulla valle di Trongsa e sulle maestose cime dei Monti Neri. Il Trongsa Dzong, i musei e i monasteri si trovano nelle vicinanze.
ABC Eco Lodge – Phobjikha: Non lontano del monastero di Gangtey, l’ABC Eco Lodge è immerso nella valle di Phobjikha ed è una sistemazione ideale per escursionisti e amanti della natura. Le camere sono arredate in stile locale e dotate di un ampio balcone che si affaccia sulla valle. L’ospitalità è all’insegna della cortesia e della cordialità.
Meri Puensum Resort – Punakha :Tra i primi ad essere costruiti nella valle di Punakha, il resort è conduzione familiare e immerge l’ospite nella tradizionale ospitalità bhutanese. Arroccato su una collina, la struttura si affaccia sul fiume Puna Tsang Chu e offre una vista panoramica sui villaggi e sulla campagna circostanti.
Dove mangiare: La cucina bhutanese è semplice e dai sapori decisi, a base di riso rosso, verdure e formaggi. Il protagonista assoluto è il peperoncino, consumato quotidianamente, e ingrediente principale dell’Ema Datshi, una pietanza a base di peperoncini verdi cotti in una salsa cremosa di formaggio di yak o di mucca, spesso accompagnata da riso rosso. Diffusi anche i Momo, ravioli ripieni di carne o verdure, e le zuppe calde a base di cereali, ideali per contrastare il freddo d’altura.
Solitamente tutti i pasti sono inclusi nel programma preparato dall’agenzia, ma per una cena al ristorante il “Thimphu Courtyard” offre cucina locale e l’autentica e calorosa ospitalità dei proprietari Sonam e Tenzin.
Viaggio organizzato: Il Bhutan può essere visitato solo con viaggio organizzato tramite tour operator locali autorizzati. È previsto il pagamento di una quota giornaliera, destinata alla tutela ambientale e culturale del Paese.
Fuso orario: Cinque ore in avanti rispetto all’Italia (quattro ore durante l’ora legale).
Documenti: Passaporto con validità residua di almeno 6 mesi. È necessario il visto d’ingresso, rilasciato prima della partenza tramite l’agenzia che organizza il viaggio.
Vaccini: Non sono richieste vaccinazioni obbligatorie. Sono consigliate le vaccinazioni contro l’epatite A e B e il richiamo dell’antitetanica.
Lingua: La lingua ufficiale è lo dzongkha. L’inglese è ampiamente parlato, soprattutto nel settore turistico.
Religione: Prevalentemente buddhista di scuola vajrayana. Esistono minoranze induiste nelle regioni meridionali.
Valuta: Ngultrum bhutanese. Le carte di credito sono accettate solo negli hotel e nei negozi di alto livello; è perciò consigliato portare con sé contanti.
Elettricità: Prese di tipo D, F, G e M; tensione a 230 V. È consigliabile portare un adattatore universale.
Abbigliamento: Necessario un abbigliamento pratico da indossare a strati. Sono indispensabili scarpe comode da trekking. Nei monasteri è richiesto un abbigliamento sobrio con spalle e gambe coperte.
Shopping: Mercati e botteghe artigiane si trovano prevalentemente a Thimphu e a Paro. È possibile acquistare artigianato tradizionale, tessuti in lana e seta, maschere rituali, incenso, carta creata a mano e oggetti in legno intagliato.
Suggerimenti: È necessario rispettare le tradizioni locali e i luoghi sacri. È generalmente consentito fotografare, ma vige il divieto in molti templi.
Eventi: Gli innumerevoli festival bhutanesi sono momenti centrali della vita comunitaria. Le celebrazioni religiose (Tshechu), che hanno per scenari dzong e monasteri si tengono in vari periodi dell’anno e sono caratterizzati da danze rituali, maschere sacre e antichi insegnamenti buddhisti espressi da gesti e colori. Tra i principali: Tshechu di Thimphu (settembre / ottobre), Tshechu di Paro (marzo / aprile), Punakha Drubchen (febbraio / marzo).
Testo di Nadia Ballini foto di Luca Bracali|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com









































