Al centro della Val d’Ayas Champoluc è punto di partenza per tutti i piaceri della montagna. Camminate, arrampicate, visita agli alpeggi e piacere di una ospitalità antica e calda. Tutto condito da una cucina di rustica tradizione che si riscopre con grande piacere per il palato.

Val d’Ayas, Valle d’Aosta: una valle che si allunga verdissima verso il massiccio del Monte Rosa. Champoluc è un piccolo borgo ordinato che si distende sul fondovalle circondato da fitti boschi e dominato dal ghiacciaio che spunta in fondo alla valle.
La natura

È il Ghiacciaio di Verra, bianchissimo e circondato dalle luminose nevi eterne. La morena serpeggia grigia e attorno grandiose cime parlano di alte quote e di grandi imprese alpinistiche.
Ci dicono che il ghiacciaio non sta malissimo, resiste nonostante gli ormai evidenti cambiamenti climatici che portano ad esempio alla coltivazione del grano a quote sempre più alte. Per ora qui tutto è splendente, il sole sorge sulle creste a est e a metà mattina dilaga ovunque in alto e in basso sulla Val d’Ayas.

A poche ore dall’arrivo a Champoluc si capisce velocemente che le cose da fare sono infinite. Per i più pigri, una passeggiata in paese che si allunga verso la parte antica fatta di case in pietra e legno come dev’essere in montagna. Pianeggiante e confortante la lunga camminata a bordo fiume che si inoltra nel bosco, costeggia il campo da golf e ritorna dal lato opposto fino al delizioso bar che offre divani e sdraio per bivaccare al sole.
In quota

In centro paese parte la telecabina che senza fatica porta in quota. D’inverno fa da impianto di risalita e conduce gli sciatori al comprensorio Monterosa Ski. Ma nella bella stagione si fatica ad immaginare questi declivi verdi dove risuonano i campanacci delle mucche, come campi da sci.

Scesi dalla cabinovia si prende il sentiero o la strada che in circa 20 minuti conduce ad un antico villaggio Walser. Quest’ultimo è un classicissimo esempio di architettura Walser: case di legno scuro, in alto destinate a fienile, in basso in pietra per uomini e animali. Tra le due sezioni, si nota una separazione che somiglia ad un grande fungo con un masso che fa da stelo su cui poggia una pietra piatta che sembra una grande cappella di porcino. Serviva a separare il granaio e le messi dal terreno per impedire l’accesso dei topi.

Piccolissimi vicoli in pietra separano appena le abitazioni oggi deliziosamente ristrutturate. C’è anche un rifugio, l’Aroula, con 4 camere e ristorante reso famoso da un recente soggiorno di Carla Bruni con il marito. La stessa Bruni ha postato un video dove compare quassù sempre bellissima con un Sarkozy ormai canuto.
Attività all’aria aperta

Champoluc è un eccellente campo base per escursioni di ogni genere, camminate nei boschi, visite agli alpeggi e alpinismo vero e proprio.
Ogni mattina davanti alla chiesetta del paese piccole folle di appassionati con scarponi e bacchette partono verso vie più o meno ardite. Come ci dice Andrea, montanaro vero e proprietario con altri 4 amici dell’incantato Hotel Breithorn, tutti vogliono andare al lago Blu.

A proposito di overtourism. Questo piccolo lago dalle acque turchesi, è assaltato in alta stagione.Ben 2220 metri di altitudine: siamo al Pian di Verra inferiore al cospetto dell’immenso panorama del massiccio del Monte Rosa e del grande Ghiacciaio di Verra.
Tristemente va registrato il fenomeno “dell’istagrammabile”, la ricerca del luogo ottimale da postare. E il Lago Blu dalla bellezza fredda e austera, è effettivamente perfetto.

Il fondovalle e Champoluc inducono alla quiete. Dopo le innumerevoli attività tra i boschi e le vette, quaggiù si tira il fiato. In paese si respira, il passo si fa più sciolto e tutto invita al godimento.
L’hotel Breithorn

Punto di partenza per apprezzare le gioie di Champoluc l’Hotel Breithorn. Primo albergo a nascere da queste parti quando tutto era prato e bosco. Era il 1903 quando i fratelli Favre, visionari imprenditori ante-litteram, costruirono questa struttura il legno e pietra simile ad una grande baita alpina.

Tutto magnificamente conservato, tanto legno di cirmolo, 31 camere foderate in legno biondo con finestre panoramiche che bucano il ghiacciaio, arredi in tessuto tipico, bergère in colori caldi: non si vorrebbe uscire mai. Già varcata la soglia, entrati nella hall, ci si sente accolti in un mondo delicato fatto di colori caldi, camini in pietra, tanti angoli dove sostare e persino una piccola biblioteca dove appartarsi.

Bel posto. Pensare che l’albergo ha passato momenti difficili, abbandoni, chiusure, cambi di proprietà. Fortunatamente da un anno la proprietà è passata in mani sicure. Cinque amici, già operativi nel settore, si sono uniti e hanno rilevato l’hotel.

Andrea è il più loquace dei cinque. Dice di essere solo uno chef. Ma è uno chef erudito che cita Tacito. Non c’è dettaglio della vita della montagna e del paese di cui non sappia tutto. Va placcato per farsi raccontare
leggende, storie e una certa visione molto filosofica di quel che significa vivere la montagna e lavorare per preservarla.
Una filosofia avvincente e convincente: tocca lavorare per mantenere e sviluppare bene la montagna, l’ambiente, le tradizioni e la gente che la abita. E conosce tutti, con tutti lavora, per tutti ha una parola.
I sapori

Si direbbe che l’attività dell’albergo sia ramificata e connessa con tutti i valligiani. Il formaggio arriva dall’alpeggio Mascognaz, la birra dal micro birrificio del paese gestito da un tal Michel, le carni sono di allevatori della Valle e Carolina, snella contadina bionda, fornisce verdura e frutta biologica dai suoi campi di montagna.
Via di questo passo non resta che provare il significato di questo filosofare: via d’accesso, il palato. Il Breithorn ha due luoghi gastronomici, la Brasserie du Breithorn e Restaurant 1903. Due esperienze diverse da provare entrambe. Alla Brasserie, splendido ambiente in pietra e legno che come punto focale ha una immensa vetrata dove sono esposti centinaia di formaggi del luogo, l’aria è piuttosto informale.

Tanti bambini e famiglie perché qui la natalità è controcorrente; piatti robusti e razioni che mettono a dura prova i non valligiani. Le carni sono eccellenti, gli affettati squisiti e i dolci non da meno. Non siamo in Piemonte ma il Vitello Tonnato servito con lingua in salsa verde, è tra i migliori mai provati.

Al Restaurant 1903 l’ambiente è più raffinato: belle tovagliature, sottopiatti in pietra ollare prodotti artigianalmente, servizio eccellente. Anche qui carni superbe, dal tonno di coniglio delicatissimo al brasato con purea di patate dolci. L’hotel propone la Dinner Experience: due cene, in Brasserie e al Ristorante a 90 euro a persona.
I piaceri del palato si accarezzano anche alla domenica, ora aperitivo con la Cheese Way. Pronti via: a voi una degustazione di 8 grandi formaggi del posto abbinati a 4 vini della Val d’Aosta.
Infine, ogni sera, salvo il mercoledì, Francesca la giovane barman del Breithorn apparecchia la Secret Rum Experience. Rum rari di produttori di nicchia, abbinati a scaglie di cioccolato artigianale. Francesca ha in serbo dei gioielli come un rum artigianale fatto ad Haiti: un nettare a 55°.
Testo di Lucia Giglio Foto di Eugenio Bersani|Riproduzione riservata 2026 © Latitudeslife.com










































