Varna (Tappa 11)

Via Dragoman 30 ?

Ci ho messo del tempo a scrivere di Varna, l’ultima tappa del nostro viaggio attraverso l’Europa dell’est perché  emozioni e ricordi dovevano sedimentare, hanno tempi e ritmi speciali. Premetto pure che  il mio sguardo sulla città non sarà obiettivo, non lo sarà neanche un pò. Adoravo mio padre ed osservo la città in cui è nato e che ha dovuto lasciare nel ’39 a 38 anni in circostanze drammatiche con il filtro dei sentimenti, occhiali e lenti speciali che probabilmente deformano. Non è che non veda le case scalcinate dai muri sgretolati e dai vetri rotti che lasciano intuire la povertà, l’abbandono e forse la rassegnazione che ci sta dietro, bellezze architettoniche di fine ‘800 e primi ‘900 sfiorite senza cure ed attenzioni. Non è che non veda la signora che nei giardini del lungomare fatica col suo business affittando sul marciapiede la bilancia per pesarsi, o la lentezza della mastodontica burocrazia che ho personalmente sperimentato o come in Ucraina mute di cani farla da padrone di notte e di giorno, signori incontrastati dei marciapiedi. Vedo e me ne rammarico pensando che dietro ci sia un paese che fa tanta fatica, persone in difficoltà, (con la vicina Romania la Bulgaria ha sofferto moltissimo sotto il tallone russo) eppure la città mi piace, come la magica Cuba, come Odessa perché hanno una loro personalità ridente, perché c’è il sole, perché c’è il mare, perché le strade  pullulano di vita, perché malgrado tutto si va avanti. Tanto per cominciare alla grande abbiamo una splendida stanza, la migliore in assoluto del  viaggio, all’hotel Prima, a pochi passi dalla principale strada pedonale Slivnitsa che sembra una Rambla di Barcellona; arci soddisfatte ci immortaliamo davanti allo specchio. Davanti a noi un lunghissimo parco che costeggia il lungomare, una monumentale piazza, l’ingresso del vecchio stabilimento balneare. Visitiamo i bagni romani, vestigia di antichissime terme della fine del secondo secolo, il  museo della marina che sfoggia en plein air vecchie navi e sottomarini di guerra, il bellissimo acquario con i cavallucci marini (in natura pare fra gli animali più fedeli con anatre e pappagalli ara, un solo compagno per tutta la vita)  e dei buffi pesci che con quei bulbi oculari così sporgenti mi fanno pensare a  problemi di ipertiroidismo. Ma il più interessante è fuor di dubbio il Museo Archeologico. Offre i reperti di una Necropoli eneolitica del V millennio prima dell’era volgare riportata alla luce a Varna nel 1772. Questa necropoli conta 294 tombe, anteriori a quelle delle civiltà egizia e mesopotamica. Si tratta dunque della più antica testimonianza “europea” di presenza organizzata umana. Gli oggetti esposti dicono di  una civiltà molto sviluppata ed è stato ritrovata la tomba di un uomo con accanto circa 900 oggetti d’oro. Aggiungo la foto presa di straforo di un termosifone del museo, troppo bello, mai visto un radiatore così. Dopo Sofia e Plovdiv, Varna è la terza città per importanza della Bulgaria, la sua Capitale al mare. Caffè, ristoranti, luoghi di ritrovo abbondano lungo la spiaggia e per le vie pedonali come in una grande kermesse popolare. Finiamo in bellezza la giornata culturale andandocene all’opera per vedere nientepopodimeno che  Bulgarians from Olden Times di Karastoyanov, una boiata pazzesca mai sentita prima, un’operetta del tempo che fu. In questo teatro chissà quante volte ci è venuto mio padre, con i genitori, con gli amici, con una guagliona, suonava il violoncello, adorava la musica ed anche le belle ragazze. L’edificio esteriormente è fascinoso, ma dentro…..si salvi chi può, tutto sembra veramente crollare, la moquette è lercia, il rivestimento delle poltrone pieno di buchi e poi comincio a grattarmi dappertutto, saranno pulci bulgare? Last but not least,  la ricerca della casa di mio padre, non so perché ma mi viene da parlare per ultimo della cosa che più mi sta a cuore. Credevo di non avere problemi nella ricerca perché sapevo che nel tempo il suo condominio era diventato il Consolato del Messico, peccato che il Consolato del Messico a Varna non esista più da circa 30 anni. Ho rotto le scatole a tutti, all’Ufficio del Turismo, in Municipio (ci sono andata 4 volte passandoci delle ore, difficile la comunicazione e incredibili i ritmi lavorativi) alla Comunità ebraica (si chiama Shalom, pace, solo un centinaio di persone che senza una vera sinagoga pregano e si riuniscono in un appartamento al pianterreno nascosto dietro un portoncino bianco e un lunghissimo corridoio). Una gentile ragazza della comunità mi dice che loro non hanno più i registri delle famiglie ebraiche della città, confiscate da svariati anni dall’amministrazione; mi faccio scrivere da lei una lettera in cirillico per spiegar cosa cerco ed eureka, dopo 3 ore di attesa una solerte impiegata del registro (che però molto onestamente ha rifiutato la mia mancia) mi porta l’estratto di nascita di mio padre. A qualcosa sono riuscita, c’è tutto, padre e madre, dati, ma non l’indirizzo. Avevo ormai abbandonato ogni speranza quando rientrando la sera alle 9 guardo in albergo la posta. Trovo una mail dell’impiegata dell’Ufficio turistico con su scritto in inglese: ho fatto delle ricerche, forse l’indirizzo che cerchi è via Dragoman 30. Un temporale improvviso bestiale, diluviava, ero stravolta per le scarpinate della giornata, ma  la mia compagna di viaggio dalla fortuna sfacciata (perciò detta Gastone) mi sferza: “non vorrai mollare proprio ora, domattina presto ripartiamo, muoviti, prendi l’ombrello e andiamo”. Grazie Gastone, sai ridare coraggio alla ciurma sconsolata (fatti non foste per viver come bruti…). Ecco la foto di Dragoman 30, anno di costruzione 1926, i conti tornano, potrebbe quagliare. Tornando in Italia ho frugato tra vecchie foto, non l’ho trovata, però chissà…… forse…

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