Scrivere. Una nuova avventura

Libertas dicendi del ‘Columnist’ Federico Formignani

Non è proprio così. Nel senso che Latitudes ha già pubblicato molti articoli scritti da me e soprattutto impreziositi dalle foto del mio amico e compagno di viaggi Lucio. Siamo più noti noi due come coppia collaudata ed ‘esperta’ – nel mondo del turismo – prima ancora delle parole che io ho messo insieme e delle immagini che lui ha prodotto. Tanti paesi visti, migliaia di chilometri percorsi e un bagaglio di esperienze per la gente incontrata, hanno generato una simbiosi facilmente identificabile e facile preda dei conseguenti ‘luoghi comuni’: il gatto e la volpe, il diavolo e l’acquasanta (ai lettori indovinare i rispettivi ruoli); quindi zio e nipote, vecchio e giovane, questi si, assolutamente pertinenti. Accomunati, questo va detto, da pregi e difetti, certezze e fisime, preferenze e idiosincrasie. Il tutto, cementato da una granitica amicizia. Ora però, sono ‘solo’ in questa pagina (ma Lucio è a portata di occhio e di computer); solo in questa e nelle pagine che seguiranno, periodicamente nel tempo, SDV (se Dio vorrà).

Rifletto quindi sul fatto che gli amici di questo web-magazine mi abbiano chiesto di scriverci perché ‘esperto’, semplicemente. La cosa non mi gratifica granché, scoprendo ciò che il grande architetto Frank Lloyd Wright ha sentenziato in proposito: …esperto: un uomo che ha smesso di pensare. D’accordo che costruire palazzi impone anche l’esercizio di ‘pensare’ a come farli stare in piedi per non causare disastri; ma anche ‘scrivere’ chiede esercizio e se proprio si scrive da cani, perlomeno non si commettono delitti irreparabili. Mi trovo d’altra parte completamente d’accordo con Jules Renard relativamente alla sua ingegnosa scoperta: … scrivere è un modo di parlare senza essere interrotti. Oggi è un po’ più difficile, anzi è impossibile, per le migliaia di parole che i social media raccolgono e mettono in rete, provenienti da un pubblico (a scelta): attento, consapevole, partecipe, vanitoso, autoreferenziale, rompiballe, becero e talvolta, diciamolo pure, cinicamente poco etico. Un pallido motivo di consolazione? Quello che ha dichiarato il russo Žukovskij: …quel che si scrive con fatica, si legge con facilità. La speranza è quindi che davvero sia così, perché quand’anche la stesura vera e propria possa risultare figlia di una certa vena creativa e di ‘mestiere’, la vera fatica consiste nell’attento rigore con il quale ogni parola, ogni frase, deve essere confezionata.

Senza giungere quindi all’alta considerazione per la categoria dei scribacchini espressa da (udite, udite!) l’ex ‘baffone’ Stalin (…lo scrittore è un ingegnere dell’anima umana), che qualche turbamento lo provoca, preferisco concordare con l’arguzia di Goethe e con la sua azzeccata definizione: …lo scrivere è un ozio affaccendato. Per concludere, sempre SDV, scriverò di tutto un po’: luoghi, personaggi, società e avvenimenti del mondo del turismo e non solo. ‘Cazzeggiamenti’ più o meno seri, magari corroborati dagli interventi di chi legge, anche se questo dovesse comportare la fatica di una risposta. Sempreché chi scrive e chi legge non concordi con le conclusioni cui è giunto Antonin Artaud: …tutta le scrittura è cochonnerie (porcheria, porcata).

Testo Federico Formignani RIPRODUZIONE RISERVATA © LATITUDESLIFE.COM

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