Olanda, siti Unesco che hanno come protagonista l’acqua

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Una terra dove oltre la metà della superficie non supera il metro d’altitudine e dove un quinto del territorio giace sotto il livello del mare. Siamo in Olanda. Qui ogni cosa è stata plasmata da secoli di convivenza e confronto con l’elemento acquatico. È l’acqua, nel bene e nel male, la protagonista indiscussa delle vicende culturali, storiche, ingegneristiche, militari ed economiche di questi luoghi. Non può stupire il fatto che dei 10 patrimoni Unesco olandesi ben 7 abbiano come protagonista l’acqua.

Era l’ormai lontano 1995 quando il mondo intero si accorse di Schokland, un’antica isola dello Mare del Sud (oggi diventato IJsselmeer, uno dei laghi artificiali più grandi d’Europa), grazie al riconoscimento dell’Unesco, che lo erse a simbolo della lotta dell’Olanda contro l’acqua. Fu il primo sito olandese a entrare nella prestigiosa lista e ciò contribuì a diffondere la consapevolezza della particolarità del territorio olandese, del difficile rapporto con il mare, della genialità e caparbietà di un popolo, che fu in grado, nel lontano 1942, di prosciugare il mare attorno a quest’antica isola di pescatori e commercianti, da sempre flagellata da terribili inondazioni, inglobandola nella terraferma. Così l’incessante battaglia contro il mare cessò. Oggi è possibile rivivere il passato di Schokland attraverso i resti del faro, i siti archeologici e il museo, che quest’anno si presenta in una veste completamente rinnovata, con un format esperienziale e multisensoriale. Oppure percorrendo in bicicletta i 6 km della sua lunghezza, arrivando magari fino all’altra ex-isola, Urk, che oggi ospita un bel villaggio di pescatori con un porticciolo caratteristico e qualche buon ristorante di pesce, come il De Boet.

L’anno successivo, il 1996, l’Unesco nomina un nuovo Patrimonio Mondiale olandese: la Linea di Difesa di Amsterdam, costruita tra il 1883 e il 1920, è l’unico sistema difensivo al mondo funzionante grazie al controllo delle acque: decine di fortezze, dighe e caserme collegate da un ingegnoso sistema di canali artificiali che, in caso di attacco, erano in grado di allagare i polder circostanti con un livello dell’acqua che impedisse ai soldati di proseguire ma che non fosse abbastanza alto per le imbarcazioni. Con una circonferenza di 135 km, che la rende, tra le altre cose, uno dei sistemi difensivi più estesi del mondo, la linea di difesa di Amsterdam è una meraviglia da esplorare a piedi o in bicicletta, organizzando un itinerario di uno o più giorni, magari dormendo e mangiando nei forti, come quello di Beemster, che oggi ospita Fort Resort Beemster, ristorante, spa e hotel di lusso con camere negli antichi dormitori dei soldati.

Passa un altro anno, siamo nel 1997, e al Regno dei Paesi bassi arrivano altri due riconoscimenti da parte dell’Unesco. Uno è oltreoceano e riguarda il pittoresco centro città di Willemstad, città portuale e capitale dell’esotica Curaç L’altro, quello che vede ancora protagonista l’acqua, si trova nell’Olanda Meridionale, non lontano da Rotterdam: qui troviamo i 19 mulini a vento di Kinderdijk, costruiti negli anni ’40 del XVIII secolo. Vera e propria icona dei Paesi Bassi, il mulino a vento è l’emblema della lotta tra elementi, dove l’aria viene usata per domare e sconfiggere la furia dell’acqua. Oltre a tenere asciutte le terre circostanti, i mulini venivano usati per macinare il grano e tagliare la legna destinata ai cantieri navali.

1998: il quinto sito olandese patrimonio dell’Unesco è ancora legato al controllo delle acque. Questa volta però la forza del vento lascia il posto al progresso tecnologico e all’energia del vapore. L’idrovora ‘D.F. Woudagemaal’, la più grande stazione di pompaggio a vapore mai costruita e l’unica al mondo ancora funzionante, è visibile anche da lontano con la sua enorme ciminiera alta 60 metri. Siamo a Lemmer, in Frisia, e una visita all’interno di questa meraviglia tecnologica è imperdibile. Magari proprio in autunno, all’arrivo dei primi temporali, quando la macchina entra in funzione per pompare l’acqua dai polder verso il mare interno, lo IJsselmeer. Quando le macchine sono in funzione ci si aspetterebbe un baccano infernale. Al contrario, invece, l’assenza di rumore permette di udire lo scrociare dell’acqua che scorre sotto il pavimento e, nelle giornate di sole, i raggi filtrano dalle finestre conferendo alla sala macchine un’atmosfera surreale.

Il più antico polder olandese, Beemster, fu creato oltre 400 anni fa grazie al lavoro di 43 mulini a vento: un lavoro di bonifica che durò 5 anni, dal 1607 al 1612, e che portò alla creazione di un paesaggio iper-razionalizzato, suddiviso in appezzamenti rettangolari che vennero ceduti ai fittavoli e sui quali sorsero villaggi, fattorie e palazzi signorili. Patrimonio dell’umanità dal 1999, il polder si visita pedalando per le sue stradine, tra pecore, cavalli, mucche e uccelli acquatici, oppure in barca, scivolando silenziosi tra i canneti della riserva naturale Eilandspolder, situata in mezzo ai polder Beemster e Schermer, partendo magari dal grazioso paesino di Graft-De Rijp. Non distante troviamo il museo di Schermerhorn all’interno di un mulino ancora funzionante, con il mugnaio pronto a svelare ogni segreto del funzionamento di quest’antica macchina.

Polderlandschaft auf Texel

Per il sesto anno consecutivo l’Olanda vede riconosciuto un sito patrimonio dell’Unesco. Il 2000 infatti è il turno della Rietveld Schröderhuis di Utrecht, capolavoro architettonico del movimento di arte moderna De Stijl. Bisognerà attende però il 2009 per il successivo riconoscimento riguardante il mondo acquatico. Questa volta non è un’opera dell’ingegno umano a essere premiata, ma una meraviglia naturale che i Paesi Bassi condividono con Danimarca e Germania. Stiamo parlando del mare dei Wadden, ecosistema marino unico al mondo separato dal Mare del Nord da una striscia di isole, le Frisone. Queste rappresentano il punto di vista migliore per vivere le particolarità di questo mare. Possono essere raggiunte in barca e in alcuni casi anche a piedi con la pratica del mudflat hiking, camminando cioè nel fango durante la bassa marea (solo con guide autorizzate). Ognuna delle 5 isole principali in territorio olandese ha delle caratteristiche peculiari: si va da Texel, l’isola delle pecore, la più grande, con lunghissime spiagge, riserve naturali, villaggi caratteristici, percorsi ciclabili e un bel centro di recupero di animali acquatici, fino a Schiermonnikoog, la più piccina, perfetta per chi vuole trovare la pace immerso in un paesaggio incontaminato fatto di foreste, dune e pianure di fango.

I canali di Amsterdam entrano a pieno titolo nella lista del Patrimonio mondiale dell’umanità nel 2010 per il loro immenso valore storico e culturale. Tra i must-see ci sono il ponte tra Reguliersgracht e Herengracht, con una vista incredibile su altri quindici ponti, oppure la “Curvatura dorata” (Gouden Bocht), il canale degli edifici più prestigiosi della città. Navigare sui canali è probabilmente il modo migliore per vivere i canali di Amsterdam e, per la scelta del mezzo ce n’è davvero per tutti i gusti: si va dal noleggio pedalò alla canal cruise con la formula hop on hop off fino alle crociere in notturna con cena a lume di candele. Fino alle houseboat, antiche barche di legno ormeggiate lungo i canali, che oggi offrono un’alternativa suggestiva all’hotel. Qui non si naviga, ma l’esperienza è davvero impareggiabile.

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Testo di Ivan Burroni |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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