Oceani e Mari soffocati

Questo articolo esce in mezzo a due date celebrative di notevole importanza: 5 giugno: Giornata Mondiale dell’Ambiente; 8 giugno: Giornata Mondiale degli Oceani; fra i mari della terra è ovviamente compreso anche il meraviglioso e inquinatissimo Mediterraneo. Ambiente e Oceani sono purtroppo indelebilmente legati, ai nostri giorni, all’identico pauroso destino originato da mostruose e all’apparenza inarrestabili forme di inquinamento. Lo sanno o lo dovrebbero sapere tutti: i mari e gli oceani in buona salute sono indispensabili per una vita degna di questo nome, anche per quelli che vivono in luoghi distanti migliaia di chilometri da una spiaggia, magari sui monti; fuori questi da ogni coinvolgimento? Nemmeno per sogno, perché anche qui si producono rifiuti che immancabilmente raggiungono il mare.  Ogni anno – per parlare dell’inquinante “principe” del mondo, la plastica – sono milioni di tonnellate quelle che finiscono in mare, rappresentando l’80% dello stravolgimento naturale marino. Se non vi si porrà rimedio, fra trent’anni circa il peso della plastica in mare supererà quello di tutti i pesci che qui vivono (o dovrebbero vivere). I prodotti inquinanti arrivano attraverso gli scarichi urbani, i fiumi, e per fortuna sempre meno, anche da beceri individui che buttano tutto ciò che c’è da buttare, purché sia lontano dalle quattro mura domestiche, nelle quali si impone ai visitatori l’uso delle pattine per non sciupare i pavimenti tirati a lucido. Dovremmo quindi dar ragione alla scrittrice giapponese Banana Yoshimoto, che si è chiesta: “nelle città senza mare, chissà a chi si rivolge la gente per ritrovare il proprio equilibrio?” Forse agli ansiolitici; contenuti purtroppo in flaconi di plastica.

Parlando di mare, questa è una bellissima frase di Jules Verne: “il mare è un immenso deserto dove l’uomo non è mai solo, perché sente fremere la vita ai suoi fianchi”. Quasi poetico il pensiero del pulsare di vita delle creature marine, visto e condiviso dall’uomo. Mai avrebbe immaginato il buon Verne che oggi il nostro paese primeggia in Europa per il consumo delle bottiglie di plastica: sono 32 milioni ogni giorno (11 miliardi e 680 mila in un anno!); senza contare quelle usate dagli altri paesi della terra; da brivido! C’è un ulteriore dato peggiorativo che riguarda sempre il Mediterraneo: i rifiuti disseminati nelle acque sono pari a quelli che formano le famose isole galleggianti dell’Oceano Pacifico. Le conseguenze sono note: la plastica si sbriciola, si sminuzza e viene ingoiata da pesci, molluschi e crostacei che a nostra volta mangiamo con giustificato entusiasmo e conseguente costo. Tutte le creature marine soffrono per il proliferare della plastica in mare: se non rimangono intrappolate, soffocano per averle ingerite o muoiono perché non riescono più ad assimilare il cibo normale. Ha scritto il poeta argentino Jorge Luis Borges: “Il mare è un antico idioma che non riesco a decifrare”. Oggi è facilissimo decifrare e capire il mare: è sufficiente rispettarlo in tutte le sue forme di vita evitando, con feroce determinazione, di adottare stili di vita non degni degli uomini e delle donne che si suppongono pensanti. Certo, la scienza e la tecnologia verranno in aiuto, per risolvere gli immensi problemi dell’inquinamento. Ma a noi spetta la prima mossa; senza questa, non c’è speranza.

 

Torniamo al Mare Nostrum. Sembra strano, ma un’altra notevole fonte di inquinamento è rappresentata dalla vita di spiaggia che, a prima vista, sembra innocente e quindi innocua per l’ambiente. Sbagliato. Premesso che è sempre il fruitore della spiaggia, il bagnante, colui che deve aver cognizione di quello che fa, è tuttavia innegabile che gli oggetti inquinanti sono molteplici: puntali degli ombrelloni, buste per gelati e caramelle, giocattoli per bambini, flaconi per lozioni solari, palloncini, infradito, cuffie per il nuoto. E ancora: sacchetti di ogni tipo e dimensione, bottiglie e bottigliette per l’acqua, il te, bevande rinfrescanti, i tappi di questi contenitori, bastoncini per le orecchie, gli assorbenti igienici (si, anche quelli!) gli onnipresenti mozziconi di sigaretta, quasi sempre nascosti nella sabbia. Gli ami e le reti dei pescatori contribuiscono a rendere la vita difficile agli abitanti marini, ma non è finita qui, perché  la “fantasia” dell’uomo è senza freni: ecco allora, sui fondali prossimi alle coste, biciclette, copertoni d’auto, cartelli stradali eccetera. L’insipienza umana (per non usare termini più forti) arriva a questi livelli. Non era ancora presago dei guasti attuali, il poeta cileno Luis Sepúlveda, nel creare questa frase: “quando si varca l’arco di ingresso al tempio dei sogni, lì, proprio lì, c’è il mare…”. Ora direbbe: lì, proprio lì, c’è una tanica, un mini-frigo o delle scarpe dalle suole che ridono, beffarde!

Libertas Dicendi n°215 del ‘Columnist’ Federico Formignani |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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