A.D. 2020: problemi vecchi, comportamenti nuovi?

Negli ultimi mesi del 2019 stampa e televisione hanno trattato diffusamente il problema degli eventi catastrofici che si sono verificati (incendi in Amazzonia, Cina e California, allagamenti a Venezia, terremoti un po’ ovunque). Se non riusciremo a comprendere l’importanza di affrontare in maniera efficace le differenti criticità del pianeta, che potrebbero anche rivelarsi irreversibili, finiremo per subirne, tutti, le conseguenze.

Aree Verdi – Abbiamo ancora negli occhi lo spettacolo angoscioso degli incendi (dolosi) che hanno devastato enormi porzioni dell’Amazzonia, l’insostituibile polmone del mondo. Immense aree del sud America racchiudono tesori preziosi come cattedrali: sono gli alberi. Quelli di Mogano, ad esempio, che possono raggiungere i 50 metri, mentre il Noce del Brasile oscilla tra i 30 e i 50 metri; il Teak si sviluppa sino a 40 metri e quello della Gomma può arrivare ai 30. A quote inferiori, le Mangrovie, le Palme ed altri alberi ancora. Per non parlare degli arbusti del sottobosco, garanzia di continuità di vita vegetale. Le foreste brasiliane soffrono perché sono state sfregiate da oltre 250.000 chilometri di strade (asfaltate e tracciate; molto spesso illegali) attorno alle quali la deforestazione è stata massiccia. Le aree indigene sono quasi 2.500, delle quali solo 700 sono aree naturali protette.

Vita in Amazzonia – Poi c’è il problema di chi ci vive, in Amazzonia. Le varie comunità indigene, in primo luogo, quindi gli animali e le piante. I recenti incendi hanno messo a rischio d’estinzione qualcosa come 180 specie di animali e 85 specie vegetali. Incredibile, ma vero: ogni anno si scoprono in Amazzonia nuove specie animali e vegetazioni sconosciute. Le aree verdi alienate sono destinate in primo luogo all’allevamento del bestiame, a terreni agricoli (latifondi e piccole proprietà) alla raccolta del legname, alle opere pubbliche. Naturalmente, sottraendo verde, si rischia l’esistenza di alcune specie animali più di altre: in Amazzonia non se la passano bene l’Aquila arpia, alcune specie di scimmie arboricole, il Giaguaro; tra i mammiferi dei grandi fiumi è il Lamantino ad avere problemi (inquinamento delle acque); la distruzione dell’habitat naturale mette a rischio molte altre specie.

Piogge e Maree –Sono catastrofiche le previsioni per le terre e le città che potranno finire sott’acqua. L’innalzamento delle temperature del globo favorisce – per effetto del riscaldamento – uragani e grandi temporali e i livelli del mare tendono inesorabilmente a salire. La Venezia dei giorni scorsi è un campanello d’allarme e le isole Maldive, insieme a numerose isole del Pacifico, vedono con preoccupazione questo fenomeno in continuo peggioramento.

Scioglimento dei Ghiacci – Eventi tragici, poi, se saranno i ghiacci a sciogliersi: quelli della Groenlandia farebbero innalzare il livello dei mari di 6 metri e mezzo; se fosse l’Antartico a dileguarsi, i mari crescerebbero di oltre 70 metri! Nel 2100, con un metro d’acqua in più, spariranno Venezia e Amsterdam. Altri 100 anni e le acque del mare salirebbero di tre metri: San Pietroburgo e Amburgo in Europa, San Francisco e Los Angeles negli States, rimarranno a mollo. Col trascorrere del tempo, gli effetti sarebbero ancor più disastrosi per molti altri insediamenti urbani (Shanghai, Londra, New York, la stessa Roma). Indispensabile sarà quindi trovare rimedi per far sì che tutto questo non avvenga.

Italia positiva e negativa – Pochi dati, tra i molti possibili. L’Italia è un paese vecchio: 13 abitanti su 100 hanno meno di 15 anni; enorme la differenza con i paesi africani (Uganda, Angola, Somalia, Mali ecc.) che raggiungono quasi il 50%. La situazione italiana è la diretta conseguenza del basso tasso di incremento annuo della popolazione: 0,35%, mentre quello dei paesi africani è quasi del 4% all’anno; questo significa meno forze lavoro attive da noi e maggior numero di possibili immigrati in futuro.

Tra le positività: alta aspettativa di vita (fra gli 81 e gli 85 anni); ancora contenuto il tasso di popolazione urbana (70%) rispetto, ad esempio, ad alcune zone europee: Belgio, Germania. Infine, il dato (importante) sullo spreco del cibo in famiglia: in Italia è del 7% (si può far meglio) ma alcuni paesi (Stati Uniti, Canada, Svizzera) sprecano molto di più. Buon Anno e Buona Fiducia, a tutti.

Libertas Dicendi n° 242 del ‘Columnist’ Federico Formignani |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

Caro lettore,

Latitudes è una testata indipendente, gratis e accessibile a tutti. Ogni giorno produciamo articoli e foto di qualità perché crediamo nel giornalismo come missione. La nostra è una voce libera, ma la scelta di non avere un editore forte cui dare conto comporta che i nostri proventi siano solo quelli della pubblicità, oggi in gravissima crisi. Per questo motivo ti chiediamo di supportarci, con una piccola donazione a partire da 1 euro.

Il tuo gesto ci permetterà di continuare a fare il nostro lavoro con la professionalità che ci ha sempre contraddistinto. E con lo stesso coraggio che ormai da 10 anni ci rende orgogliosi di quello facciamo. Grazie.