Milano anni Settanta, con Giovanna in Bianco e Nero

Giovanna Dal Magro riflessa nello specchio dello studio di Via Brama

Cominciamo con vent’anni di ritardo. Verso la fine degli anni Novanta scrivevo di Giovanna Dal Magro, fotografa: “fotografare è un’arte che deve esprimere sensazioni, deve rendere partecipi i soggetti e, soprattutto, deve ‘prendere’ chi guarda; solo così la foto ha un senso e un’anima”. L’articolo, scritto per la rivista di bordo di una compagnia aerea, parlava in prevalenza delle foto a colori di Giovanna e dei soggetti che lei di volta in volta sceglieva a seconda delle tendenze o dei fatti salienti del momento; animali (con i gatti attori privilegiati), fiori, interni di ambienti, sculture, meraviglie architettoniche e i volti delle persone note, alcune decisamente famose, altre meno. Donne e uomini avvicinati, messi a proprio agio e colti quasi di sorpresa, perché il clic di Giovanna scattava nel momento che lei aveva deciso fosse quello giusto e, guarda caso, coincideva con attimi di apparente assenza del soggetto, oppure di studiata pausa propiziata ad arte dall’artista dell’obiettivo: un vuoto nel colloquio, il commento ammirato per un dipinto, un vaso, una stoffa; assenze-presenze dei soggetti che Giovanna sfruttava con gentilezza, perizia, ma anche con feroce determinazione, quando la fluidità della situazione lo richiedeva;il risultato finale erano immagini naturali,pur se costruite con cura. Viaggiando poi nel mondo, la Dal Magro e le sue Nikon o Hasselblad hanno amoreggiato con un’umanità viva e colorata, con città e paesi profondamente diversi uno dall’altro, con paesaggi naturali o modificati dall’uomo che i media le avevano commissionato.Con l’aggiunta, impegni di lavoro a parte, di libri pubblicati, mostre personali e collettive allestite, stages di studio in Italia e all’estero. Su tutto, un archivio fotografico sterminato. Torniamo ora a vent’anni prima. Anni di una Milano da bere, gli anni Settanta del secolo scorso.

manifestante in piazza Duomo con fourad al collo del P.C.I

Mi fa sempre una certa impressione scrivere “secolo scorso”, ma è la famosa ruota della vita che gira e l’abitudine agli anni Duemila non fa che rimarcare la lontananza di quel tempo. La Milano degli anni Settanta ci ha dato una Giovanna Dal Magro fotografa diversa da quella che conosciamo oggi. Saranno stati gli entusiasmi e le angosce proprie dell’epoca e della gente che li ha vissuti a suggerire le sfumature – ora tragiche, ora gravide di novità e di entusiasmo – che quell’epoca rievoca e che Giovanna ha saputo cogliere con maestria. Foto scelte con cura – tra le infinite disponibili – e descrizioni affidate ad Alberto Maria Prina nel volume pubblicato tempo fa dalla Galleria Il Milione. Gli anni Settanta rievocati in bianco e nero sono stati, di volta in volta, anni di piombo per gli attentati, (piazza Fontana e Brescia su tutti); di protesta per le rivendicazioni sociali che ancora mostravano nei raduni e nei cortei la falce e martello comunista, le feste dell’Unità, i tanti Cipputi che nelle pause delle manifestazioni giocavano alla morra. Anni nei quali i garofani socialisti si facevano largo, con Sindaci impegnati, battaglieri: Aniasi prima e Tognoli poi. Ma anche anni di fermenti culturali intensi, con i primi gruppi femministi, i concerti degli Inti-Illimani, il teatro di Fo e Rame, la graffiante musica di Gaber e gli imperanti pantaloni a zampa d’elefante che Franco Vaccari indossava nel servizio fotografico compreso nel libro: “Viaggio per un trattamento completo” all’Albergo Diurno Cobianchi. Era il 1974.

Dario Fo e Franca Rame

Tutto questo Giovanna Dal Magro, con le sue foto in bianco e nero, lo ha saputo valorizzare cogliendo gli infiniti “attimi” che hanno scandito le controverse stagioni cittadine, ponendo la sua inventiva e l’entusiasmo giovanile al servizio di una città che cresceva giorno dopo giorno e già lasciava presagire l’enorme balzo in avanti del millennio in arrivo.Donne e uomini immortalati talvolta in situazioni imprevedibili, come Victoria Chaplin in equilibrio su una fune, Milva che canta al Piccolo Teatro, Marina Abramoviç audace performer, Fellini pensieroso che si gratta la nuca, Munari assorto nei propri pensieri, Andy Wharol in visita alla città e un elegante e composto Gillo Dorfles. Poi amici galleristi, scrittori, fotografi, artigiani-artisti, critici d’arte e decine di altri volti della Milano della cultura. Le foto in bianco e nero di Giovanna Dal Magro. Chissà se la gente preferisce le immagini colorate o quelle in bianco e nero? Una considerazione assolutamente personale è questa: il colore soddisfa la retina proprio perché è carico di mille suggestioni e pienezze; il bianco e nero favorisce esami visivi più approfonditi, quasi introspettivi e la magia dei grigi che si sfarinano tra le due tonalità assolute,è unico, appagante.

Libertas Dicendi n° 251 del ‘Columnist’ Federico Formignani |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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