Il Kazakistan, una terra inviolata e sconosciuta. È qui che si estende il Mangystau, un misterioso, lontano, strano e stepposo deserto. Lontano da tutto, vive avvolto in un silenzio ancestrale.

Testo e foto di Anna Maspero

Bozjyra Kazakhstan (Ph. Shutterstock)

Una storia millenaria, un crocevia di genti e lingue. Eccolo il Mangystau, sta immoto e lontano sul grande altopiano di Ustyurt per circa 400 km di latitudine e longitudine fra il confine con l’Uzbekistan e il capoluogo Aktau, la “porta del mare” del Kazakistan sulle rive del mar Caspio.

Si estende per gran parte  entro la depressione caspica, una delle più profonde al mondo, che a Karagiye ha il punto più basso a ben 132 m. sotto il livello del mare, mentre la quota massima raggiunta sono i 532 m. di Optan Tau.

Mangystau, Kazakistan: spaesamento totale

Impossibile ricordare i nomi dei luoghi: lunghi, ostici e spesso con varie dizioni a causa della traslitterazione in caratteri latini.

Difficile anche orientarsi su una mappa: l’unica cartacea trovata in loco copriva l’intero territorio del Kazakistan, misurava due metri per uno e aveva scritte in cirillico!

Google maps poi è pressoché inutile, visto che durante il viaggio non c’è connessione e comunque non sono indicati i nomi delle tappe del nostro itinerario.

Perdersi del deserto

Il paesaggio stesso non sempre offre punti di riferimento visibili perché spesso canyon, falesie e piramidi di roccia appaiono all’improvviso, nascosti oltre un dirupo o dentro una depressione che si apre sotto di noi e anche le antiche moschee sono dentro delle grotte o scavate sottoterra.

Lungo il percorso poi le indicazioni stradali sono quasi assenti e si incontrano pochissimi i villaggi: una volta lasciato Aktau, il moderno capoluogo, si procede quasi sempre su pista, con improvvise deviazioni che sono inscritte solo nelle mappe mentali dei nostri autisti.

Fortunatamente, oltre a loro avevamo anche due fantastiche guide locali, Viktoriya e Maxim, che ci hanno accompagnato per mano alla scoperta della magia di questo deserto e dei misteri nascosti sotto le sue rocce. Un viaggio di questo tipo è davvero un privilegio raro in un mondo ipermappato e iperconnesso.

Dove c’era l’oceano

Personalmente ho sempre avuto qualche difficoltà a misurarmi con i tempi dilatati delle ere geologiche e con i vari suffissi “zoico” ma, semplificando, possiamo dire che centinaia di milioni di anni fa questi luoghi erano coperti dal mare Paratetide, un ramo dell’immenso oceano Tetide che andava dagli attuali Mediterraneo al lago d’Aral.

Le acque si sono poi progressivamente ritirate lasciando affiorare montagne e valli, sedimenti gessosi e salini che gli agenti atmosferici, insieme agli sconvolgimenti tellurici, hanno plasmato sostituendosi al lento lavorio delle onde e dando forma a uno strabiliante mondo minerale che ancora custodisce fossili marini del mesozoico come ossa di ittiosauro, ammoniti e denti di squali preistorici a testimonianza della vita che un tempo brulicava in questi luoghi ora deserti.

Vuoto, silenzio, essenzialità

Intorno a noi una natura immobile, primordiale e assoluta, quasi del tutto priva di intervento umano, non ricreata artificialmente, non trasformata in un paesaggio addomesticato: anche questo una rarità in un mondo sempre più omologato.

In realtà si tratta di un pericolo scampato, visto che nel canyon di Bozzhyra – uno dei luoghi più iconici che tra l’altro si trova dentro un’area protetta – la costruzione di un enorme resort di lusso è stata recentemente bloccata grazie a una mobilitazione nazionale e internazionale.

Qui si è davvero lontani dalla cacofonia del mondo e anche noi riscopriamo il piacere del silenzio, della leggerezza, del distacco da quel superfluo che soffoca le nostre vite.

Come scriveva Doris Lessing proprio a proposito dei deserti, “l’uomo ha bisogno di uno spazio vuoto da qualche parte per farvi riposare il suo spirito”.

Un fantastico mondo minerale

Il Mangystau in realtà non assomiglia al deserto dell’immaginario comune. Le dune di sabbia sono presenti solo nel bacino di Senek, il resto è una steppa arida senza ombra di alberi, una distesa minerale interrotta da isolate montagne, canyon, gole, falesie, pinnacoli di roccia, colonnati, scogliere e saline che, strato dopo strato, raccontano la sua storia a chi sa leggerla.

È stato soprannominato “il deserto dipinto” e qualcuno l’ha paragonato a Marte, il pianeta rosso, ma con le sue mille sfumature di bianco, marrone e ocra a me sembra assomigliare più a uno spicchio di luna caduto in terra.

E proprio una grande luna piena illumina le nostre notti in tenda e in yurta, privandoci un poco della vista delle stelle meno luminose, ma regalandoci momenti magici con albe e tramonti in cui sole e luna si danno il turno.

Un deserto vivissimo

Si è immersi in un mondo minerale in apparenza privo di vita, anche a causa del clima, con inverni sottozero, estati caldissime e brevi stagioni intermedie.

Diverse specie vegetali e animali si sono però adattate a queste condizioni estreme: radi arbusti resistenti a terreni salini e siccità, lucertole, uccelli ma anche mammiferi come gazzelle, mufloni e la saiga, un’antilope simbolo dell’altopiano e in pericolo d’estinzione.

Se gli animali più grandi sono pochi ed elusivi, frequenti sono gli incontri con dromedari, solitari cammelli battriani e mandrie di cavalli, spesso seguiti da un pastore in motocicletta.

Si ritiene che proprio in queste steppe ebbe inizio la domesticazione del cavallo, animale che sarà la chiave per l’affermarsi dei grandi imperi asiatici.

Un paesaggio che solo le immagini possono raccontare

Un viaggio questo in cui ci si abbandona alla strada e allo stupore per un mondo alieno che sembra davvero un altro pianeta, affascinante e desolato.

In poco più di una settimana abbiamo percorso oltre mille chilometri in fuoristrada, vagabondato su distese saline, passeggiato sul fondo dei canyon, camminato in equilibrio su strette guglie.

Ci siamo arrampicati lungo i fianchi delle montagne e ci siamo affacciati timorosi da speroni di roccia per guardare il precipizio sotto di noi. E poi con gli occhi del nostro drone abbiamo potuto abbracciare dall’alto l’intero paesaggio in tutta la sua grandezza.

Non tenterò neppure di descrivere questi luoghi perché, più delle parole, sono le immagini che possono raccontarli e seminare la voglia di andare a toccarli con mano.

Posso solo aggiungere che la loro bellezza e l’energia positiva che sprigionano ha contagiato il nostro piccolo gruppo di viaggiatori rendendolo più permeabile e disponibile allo stupore. È stato un “pieno di tutto”: la scoperta di luoghi spettacolari e un felice incontro con l’altro e con se stessi.

Là dove nascono le nuvole

Mi limiterò allora a un semplice elenco dei luoghi più belli. La valle di Zhygylgan con il suo laghetto a forma di cuore, il canyon di gesso di Kapamsay, la fantastica cresta di pinnacoli bianchi di Ak Maya,la misteriosa valle delle sfere di Torysh, l’affascinante formazione rocciosa di Kokala, il solitario sperone calcareo del monte Sherkala.

E  i “castelli” di Airakty-Shomanay simili a fortificazioni per difendersi da nemici immaginari, la magica valle di Bozzhyra con le sue guglie e le sue torri di roccia, le stratificazioni e i corrugamenti colorati di Kyzylkup, la piramide tronca di Bokty e la depressione di Karagiye dove gli studiosi dicono che nascano le nuvole…

E per ultima l’onirica Tuzbaiyr Sor dove, ascoltando il vento e guardando l’immensa distesa salata con le sue scogliere bianchissime illuminate dalla luna, riavvolgo il nastro del tempo e torno indietro di milioni di anni… davanti a me riappare l’oceano e mi sembra di sentire il rumore delle onde che si infrangono sulla riva.

E“il naufragar m’è dolce in questo mare”.

Infoutili

Il sito web dell’Ente turismo kazako

Come arrivare:

Voli per Aktau con Turkish Airlines via Istanbul.

Quando andare – Clima:

Il deserto del Mangystau ha estati molto calde e inverni molto freddi. La piovosità è scarsa in tutti i mesi dell’anno. Le stagioni intermedie, in particolare i mesi di maggio, settembre e ottobre, sono il periodo più adatto per il viaggio.

Dove dormire:

Ad Aktauper la prima e l’ultima notte ci sono moderni hotel a breve distanza dalla spiaggia sul Mar Caspio. Durante il percorso in fuoristrada si pernotta in yurte con bagni in comune o in tende a iglooin campi mobili attrezzati con cucina, tenda chiusa per la cena e la colazione, tendalino per pranzi, tenda doccia e tenda con WC ecologico.

Dove mangiare:

Ottimi ristoranti locali nelle zone abitate. Durante il percorso in fuoristrada e nelle notti al campo, la preparazione dei pasti è affidata a un cuoco dello staff.

Viaggio organizzato:

Questo itinerario è proposto da Earth Viaggi Cultura e Natura.

Fuso orario:

Tre ore avanti rispetto all’Italia con l’ora legale, quattro con l’ora solare.

Documenti:

È necessario il passaporto con almeno tre mesi di validità residua. Non è necessario il visto di ingresso per soggiorni inferiori a 30 giorni.

Vaccini:

Nessuna vaccinazione obbligatoria.

Lingua:

La lingua ufficiale è il kazako appartenente al ceppo turco, ma il russo spesso funziona come lingua franca. È raro trovare fuori dalle città principali persone che parlino inglese.

Religione:

77% musulmani sunniti, 44% russi-ortodossi, 2% protestanti, 7% altre religioni.

Valuta:

Il Tenge (KZT). 1 € è pari a 525 KZT. Possibile cambiare euro o dollari. Ad Aktau l’uso della carta di credito è comune e sono presenti diversi sportelli ATM.

Elettricità:

Elettricità: 220v, 50hz. Vengono usate le prese europee a due fori rotondi.

Abbigliamento:

Abbigliamento molto pratico, capi leggeri e capi pesanti e un indumento impermeabile. L’organizzazione locale fornisce una sorta di vestaglia alle donne per entrare nelle moschee sotterranee frequentate dai pellegrini.

Suggerimenti:

Durante tutto il percorso nel Mangystau le possibilità di connettersi a Internet sono poche.

Consigliata la lettura della guida di Pasquale D’Avino – Kazakistan -Polaris 2023.

La yurta, l’antica abitazione rotonda dei nomadi, ha un valore simbolico per cui entrarvi implica un rituale: si entra sempre con il piede destro. Quando si entra in una casa ricordarsi di togliere le scarpe all’ingresso e di indossare le pantofole che vengono offerte. Per entrare in moschea le donne devono avere il capo coperto e indossare una specie di vestaglia, gli uomini pantaloni lunghi.

Informazioni Utili

Link ufficiale e About Kazakhstan.

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