
Un piccolo e grazioso quartire realizzato agli inizi del Novecento dall’architetto Gino Coppedè, dal quale prende anche il nome. Sicuramente molto vicino allo stile Liberty tanto in voga all’epoca, ma il Coppedè è molto di più: una perfetta armonia e fusione di elementi innovativi a quelli tipici della tradizione romana, presenti nella decorazione e nella scelta dei materiali, il tutto reso particolarmente brillante dal gusto eccentrico del suo costruttore. I palazzi che denotano il quartiere infatti, sono un vero e proprio tripudio di simbolismo e gusto narrativo: ogni elemento racconta la storia italiana, come il continuo richiamo alla mitologia greco-romana o alla tradizione medievale e cavalleresca.
In via Dora ad esempio, i Palazzi degli Ambasciatori sapientemente collegati tra loro grazie ad un grande arcone, costituiscono il vero e proprio ingresso al quartiere. Sulle loro facciate si possono distinguere maschere, cavalieri, Vittorie alate, ghirlande, festoni, animali simbolici il tutto impreziosito da un bellissimo lampadario in ferro battuto e da un’icona con l’immagine di Maria e Gesù, riebolazione del Coppedé delle ben più famose edicolette romane, le cosiddette Madonnelle.
Proseguendo la passeggiata, si giunge a piazza Mincio, cuore del quartiere, con al centro la Fontana delle Rane, un omaggio che l’architetto volle fare alla più nota Fontana delle Tartarughe in piazza Mattei, opera in parte di Gian Lorenzo Bernini.

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Particolarissimo è l’omaggio che l’architetto volle fare alle tre più importanti città italiane presentate al visitatore attraverso i loro famosi simboli: per Firenze si riconoscono Dante e Petrarca; per Venezia lo stemma di San Marco e un veliero; per Roma la Lupa con i gemelli. Il simbolismo del Coppedè qui però si spinge ancora oltre, tanto che alcuni studiosi sono convinti che l’architetto abbia nascosto qua e là importanti messaggi massonici. Troviamo infatti una meridiana, simbolo del tempo, ma anche l’albero della vita, emblema primordiale di fertilità e una scena di battaglia contrapposta alla scritta “Domus Pacis”.
Sebbene il quartiere sia rimasto incompleto a causa della morte prematura del suo costruttore, rimane a tutti gli effetti un quartiere tutto da scoprire e ammirare.
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