Protagonisti di fiabe, leggende e miti, per secoli nell’immaginario collettivo i lupi sono stati spesso sinonimo di ferocia, pericolo e morte. Qualcosa da cui difendersi, possibilmente da eliminare. Al Gévaudan Wolf Park in Francia nella regione dell’Occitania in un ambiente protetto si possono incontrare da molto vicino questo straordinario animale.

Infatti tra il XVI secolo e l’inizio del XX secolo il lupo venne sistematicamente cacciato e decimato, fino ad essere totalmente estirpato in Inghilterra, Irlanda, Scozia, Danimarca, Olanda, Germania, Svizzera e Francia.
Ancora oggi, se pur raramente, la stampa contemporanea si abbandona ad eccessi che sono segno evidente di quanto sia lontana dal sapere scientifico e dalla realtà oggettiva.
E’ infatti ormai acclarato che i lupi (contrariamente alle iene) non aggrediscono l’uomo e che svolgono un importantissimo ruolo ecologico: è infatti il predatore in cima alla catena alimentare e garantisce un ecosistema in equilibrio e ricco di biodiversità.
Non solo. Grazie ad una complessa e tuttora sconosciuta interazione tra processi biologici e culturali, fra i 40.000 e 20.000 anni fa, ha dato luogo al primo caso di domesticazione che ha originato il più fedele compagno dell’uomo, il cane.
Gérard Ménatory l’amico dei lupi
Grande ammiratore e difensore di questa specie è stato Gérard Ménatory, giornalista, etologo, naturalista nonché membro della Resistenza Francese durante la Seconda Guerra Mondiale.
Affascinato da questi animali per la loro intelligenza e la loro bellezza selvaggia, Ménatory nel 1991 fondò il Parco dei Lupi di Gévaudan nel comune di Saint-Léger-de-Peyre, in Occitania Francia dove, agli iniziali 26 esemplari, nel 1995 si aggiunsero altri 80 lupi della Mongolia dono della Fondation di Brigitte Bardot, sua amica, che li aveva salvati dai bracconieri.

Oggi il Parco che si estende su un’area di circa 27 ettari di bosco a 1200 metri di altitudine, conta 136 esemplari (polacchi, siberiani, artici, mongoli, canadesi) – tutti nati in cattività e provenienti da zoo o parchi europei – e vanta anche un centro di ricerca.
Scopo del Gévaudan Wolf Park, il più grande d’Europa, è quello far conoscere l’animale, ora specie protetta, per cancellare o attenuare tutte le paure che lo hanno investito nei secoli passati.
E forse non è un caso se è sorto proprio là dove storia e leggenda si sono incrociate a partire dalla metà del `700, quando quest’area di pochi abitanti e pochi villaggi fu teatro di quello che la leggenda ricorda come la Bête du Gévaudan.
Il primo giorno del luglio 1764 venne scoperto il corpo di una ragazzina di quattordici anni sbranato, così si disse, da un lupo serial killer che, secondo la leggenda, causò la morte di un altro centinaio di persone nei tre anni successivi.
Contro la Bête, in aiuto ai contadini del luogo armati di forconi, sopraggiunse un esercito di 3.000 dragoni e numerosi cacciatori professionisti inviati da Luigi XV, che si dedicarono a una spietata caccia che porto all’abbattimento di alcune centinaia di lupi.
Informazioni utili
La visita guidata del parco – aperto da febbraio a novembre – avviene in compagnia di un esperto e si avvantaggia lungo il percorso di numerose aree di osservazione.
Villaggio di Santa Lucia
48100 St-Léger-de-Peyre
Libri consigliati
Il lupo e il filosofo di Mark Rowlands, ed. Mondadori
Variazioni selvagge di Hélène Grimaud, ed. Robert Laffont
Testo e foto di Fabia Garatti |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com











































