Avventura in Malesia

Quando viaggi non è importante quello che vedi, quanto come lo vivi. Incontrare gente nuova, imparare non solo ad apprezzare un’altra cultura, ma a vivere il viaggio, seguire in ogni momento qualsiasi impulso ti prenda. Se sei nella disposizione d’animo giusta, ti capiterà qualcosa che ricorderai per sempre. (L.N.)

Malaysia. Kuala Lumpur: le Petronas Towers
Malaysia. Kuala Lumpur: le Petronas Towers

  • Volo da Milano con Etihad Airways Via Abu Dhabi – voli interni con Malasya Airlines – prenotati con Gorgonia viaggi . Prenotazione effettuata a febbraio 2010 – contatti con Stefania.
  • Hotel Maya di Kuala Lumpur , prenotato direttamente dal sito dell’Hotel.
  •  Tour nel Borneo Malese:  Regione del Sarawak  prenotato con Gorgonia viaggi, oppure contatto diretto a Kuching. Borneo Adventure, Paul Matthew 55 Main Bazaar, 93000 Kuching. t. +60 (0)68 245175 email: paul@borneoadventure.com  .
  • Villaggio a Pulau Perenthian Besar: Abdul’s Chalets, prenotato direttamente via internet al sito di Anjung Holidays S/B  – email@pulaperhentian.com.my, o meglio telefonando direttamente ad Abdul al numero tel. +60(0)19 9127303. 
  • Guida Lonely Planet : Malesia, Singapore e Brunei. 

26 luglio 2010:

Malaysia. Kuala Lumpur: il mercato di Chow Kit

Partenza da Milano Malpensa T1, ore 11,55 decollo per Abu Dhabi. Compagnia aerea Etihad Airways con proseguimento per Kuala Lumpur. Con Etihad si vola bene, buono il servizio e pasti raffinati, piacevole la sorpresa di trovare nel visore posizionato su ogni singolo sedile il programma Map e Camera con cui è possibile vedere all’esterno dell’aereo. Una vera chicca godere in diretta di decollo e atterraggio oltre alla visione del panorama mentre si vola. Arrivo previsto ad Abu Dhabi ore 20,09 ora locale (+ 2 ore rispetto all’Italia). L’aeroporto di Abu Dhabi è piccolo, carino ma niente di particolare. Il volo per Kuala Lumpur è molto confortevole, su un Boing 777. In entrambi i voli, su ogni sedile troviamo, oltre al cuscino e al plaid chiuso in un bel sacchetto marrone dello stesso colore della copertina, un astuccio nero elegante, contente spazzolino, dentifricio, calze, tappi per orecchie e mascherina. Le hostess sono sempre molto cortesi e disponibili. Arriviamo a Kuala Lumpur alle ore 14,20 ora locale (+ 6 ore rispetto all’Italia); con il trenino arriviamo all’aeroporto centrale, dove ci vengono controllati i documenti. Recuperiamo i bagagli e cambiamo il denaro minimo indispensabile per poterci muovere dall’aeroporto all’Hotel. Cerchiamo le indicazioni per il Klia Espress, che troviamo vicino al ritiro bagagli – “Punto Klia express”- presi i biglietti (35 RM per gli adulti e 15 per i bambini  –  per un totale di circa 20,00 euro) seguiamo le indicazioni “Uscita Klia Express”. L’ascensore del Klia ci porta al primo1° piano e lì aspettiamo il treno che nello spazio di una fermata ci porta a KL Sentral, impiegandoci meno di 40 minuti. Il treno è confortevole, vuoto e provvisto di posto per i bagagli. Arriviamo a KL Central, saliamo al piano superiore con l’ascensore e il carrello per i bagagli, passiamo a prenotare il taxi per l’Hotel (14 RM pari e 5,00 euro complessivi). In cinque minuti raggiungiamo l’Hotel Maya senza nessun tipo di fatica. Quindi consiglio assolutamente il Klia Exspress, sia per la comodità sia per l’assenza di traffico che invece si troverebbe utilizzando il taxi.  L’Hotel Maya è proprio davanti alle

Malaysia. Melaka: lo stadthuys

Petronas (KLCC): non è il solito sontuoso Hotel, ma è moderno, futuristico e stilizzato. Con piacere riceviamo la notizia di un free upgrade alla camera suite deluxe  (la nostra prenotazione era per la Junior suite). La camera è al 16 piano, enorme, elegantemente arredata con mobili laccati neri, parquet e vetrate a tutta parete vista Petronas, talmente vicino che sia ha l’impressione di poterle toccare. Il bagno è uno splendore: vasca con rivestimento esterno a doghe di legno sottile e davanti la doccia su pavimento di legno. Antibagno con una parete a specchio e un altro lavandino grande e rettangolare appoggiato su marmo nero. Ci sono saponette per peeling al miele, all’olio e alla glicerina, shampoo, balsamo, sali da bagno, crema per il corpo, cuffie, spazzolino e dentifricio, crema da barba con rasoio, ciabattine, accappatoi… non manca nulla! All’interno dell’Hotel c’è una bella palestra e una piscina coperta con idromassaggio da favola. La colazione è ottima e abbondante. La posizione dell’Hotel è strepitosa: vicino sia alla stazione della metropolitana che alla monorail. Non sapendo bene come muoverci, per la nostra prima cena a Kuala ci siamo recati al Suria, centro commerciale sotto alle Petronas. Lì all’ultimo piano ci si può sbizzarrire nella scelta dei ristoranti tipici asiatici dove si spende pochissimo, mangiando nelle bancarelle o nei locali un po’ più in con circa 20,00 euro a testa (assicuro che avendoli provati si mangia davvero bene e tanto, sia in un caso che nell’altro; consiglio il coreano, il vietnamita e il malese). La prima sera optiamo per la bancarella malese, mangiamo benissimo  e spendiamo 6,00

Malaysia. Kuching

euro in tre. Il Secondo giorno visitiamo il parco KLCC che si trova proprio dietro le Petronas, l’Aquaria che è un gigantesco acquario situato nel seminterrato del Centro Convegni, di fianco all’Hotel Traders. E’ considerato il più grande acquario al mondo con un tunnel di vetro lungo 90 metri: si possono osservare squali tigre, cernie giganti, murene, razze ecc. Il costo per l’entrata all’acquario per due adulti e una bambina è di 125 RM pari a 29,00 euro. Con la Metropolitana presa sotto le Petronas, passando dal Centro Commerciale Suria, scendiamo alla fermata di Pasar Seni (4 fermate dalla stazione KLCC) per arrivare a Chinatown, colorata di negozi, ristoranti e venditori ambulanti. Vagando tra la folla di gente che riempie di vitalità il quartiere Petaling Street riusciamo finalmente a trovare il tempio di Sri Maha Mariamman, uno dei più vecchi templi del paese che purtroppo, essendo in fase di restauro, è chiuso. Non riusciamo a trovare la strada per Little India e allora la raggiungiamo con una fermata di metropolitana. (Jalan Masjid). Little India è brulicante di un miscuglio di visitatori e prodotti, venditori ambulanti che offrono olii profumati per il massaggio e coloratissime bancarelle di ghirlande di fiori, come il profumatissimo gelsomino. Sempre vicino alla fermata Jalan Masjid si trovano la bellissima moschea Jamek, che è una delle più antiche della città, d’ispirazione indiana/musulmana e la moschea Masjid India Jamek con le sue cupole a cipolla, che meritano sicuramente una visita .Da lì raggiungiamo a piedi Merdeka Square (Piazza dell’Indipendenza) punto storico della città dove sventola il pennone alto 100 metri con la bandiera Malese, reputato il più alto al mondo. Alla fine della giornata, dopo la visita della città durata 10 ore, stremati torniamo al nostro bellissimo hotel per un rilassante bagno in piscina e una sauna ristoratrice; poi ci dedichiamo piacevolmente alla scelta del ristorantino per la cena, per la felicità delle nostre papille gustative.

Malaysia. Sarawak: orang utan nel centro di riabilitazione di Semenggoh

Il giorno successivo visita alle Batu Caves, le  imponenti grotte calcaree che ospitano un tempio Indù. Le raggiungiamo in taxi con 50 RM (22,50 euro). Arrivati sul posto ci troviamo davanti una enorme e lunga scalinata di grande effetto con un maestoso Budda dorato. Iniziamo la salita dei 272 gradini che per me e mia figlia non sono per nulla faticosi, nonostante il caldo torrido e afoso. Di parere nettamente contrario mio marito che arriva in cima madido di sudore (ahahahahaha). Il tempio sinceramente non è nulla di particolare anzi è tenuto maluccio. Simpatiche le scimmie che frugano nei cestini per scolarsi le ultime gocce di coca-cola lasciate dai turisti. Davvero uno spasso! Lasciate le Batu Caves, per la felicità di mia figlia e per rinfrescarci un pochino, decidiamo di farci portare dal “nostro” taxista (che poi lo è diventato ufficialmente per le escursioni lontane) a Gentig Higlands dove, a 1800 metri di altitudine e a 40 km di distanza dalle Batu Caves, c’è un enorme parco divertimenti in parte all’aperto e in parte al coperto. Arriviamo all’ovovia per la risalita ma è chiusa, quindi torniamo a Kuala passando dal coloratissimo Tempio Thean Hou. Per arrivarci è consigliato il taxi in quanto è quasi impossibile da raggiungere con i mezzi pubblici. E’ un tempio cinese di colore rosso, con tetto a pagoda e ghirlande di lanterne situato sulla collina dove si gode uno splendido panorama di Kuala Lumpur. Certo è fuori mano, ma è davvero bello. Essere a Kuala Lumpur e non salire sulle Petronas Towers è come dire vado Venezia e non vedo Piazza San Marco e così, naturalmente da sola, alle 6,30 del mattino mi metto in coda nel seminterrato della Torre 1 –  ingresso due, dove ogni giorno (lunedì escluso perché chiuso al pubblico) vengono distribuiti i biglietti gratuiti per un numero limitato (i biglietti sono solo gratuiti, non è possibile salire a pagamento). Alle ore 8,00 sullo schermo presente in sala vengono trasmessi gli orari di risalita con i relativi posti disponibili, in modo da poter scegliere, per quanto possibile, l’orario più gradito. Alle 8,30 inizia la distribuzione dei biglietti. Sono fortunata: riesco ad averli per l’orario da me scelto, ore 10,30. Così torno in Hotel, facciamo colazione e torniamo alle ore 10,15 per la visita. Chiedono di arrivare con 15 minuti di anticipo perché prima della risalita trasmettono un filmato che spiega la storia delle Torri. Dallo Sky Bridge lo spettacolo è garantito, a 210 metri di altezza si gode della vastità di questa maestosa città. Dopo

Malaysia. Sarawak: ponte sospeso a Batang Ai

le Petronas proseguiamo la visita di Kuala con il quartiere di Bukit Bintang, zona caratteristica, piena di gente di varie etnie: ci sono una miriade di centri commerciali, tra i più noti Lot 10, Bukit Bintang Plaza, Starhill Gallery, Beraya Time Square, dove c’è perfino un parco divertimenti con montagne russe. Mai vista una cosa così !!! E poi ristorantini di ogni genere: arabi, indonesiani, egiziani, libanesi. Indescrivibile la varietà di scelta. Ad ogni passo si trovano locali per il massaggio dei piedi. Il più esotico è sicuramente quello con i pesci. Si immergono i piedi dentro a delle vasche comuni, piene di piccoli pesciolini e questi ripuliscono per bene le “grattugie”. Sinceramente io non oso metterci i miei piedi né tanto meno far mettere quelli di mia figlia, che però insiste nel voler provare. Mah, avrò sbagliato? Boh! Di solito a me piace provare tutto ma proprio questi pesciolini non mi ispirano. A Bukit Bintang vale la pena andarci anche la sera, per cenare. Noi finiamo nel ristorante indonesiano che consiglio per la cucina ottima e abbondante e per la minima spesa (sempre in tre, 14,00 euro). Bukit Bintank si raggiunge da KLCC con due fermate di monorail. I biglietti si prendono all’ingresso comunicando all’operatore la fermata che si desidera raggiungere. Ricordarsi sempre di non buttare i biglietti (vale per tutti i mezzi pubblici) perché servono all’uscita delle stazioni. Per quanto riguarda il cambio denaro, a Bukit si trovano molti chioschi lungo le strade ed è sicuramente il cambio più favorevole. Tenete presente di cambiare solo l’indispensabile all’aeroporto, il resto è meglio farlo nei chioschi. Per assaporare le tradizioni della vera Kuala Lumpur andiamo a “Chow Kit Market” a Kampung Baru. Con la monorail scendiamo alla fermata Chow Kit e subito ci rendiamo conto di essere entrati nella vera Asia, quella che resta nel cuore e nella mente. Assenza totale di turisti. Gli unici noi tre. A Chow Kit c’è un mercato dagli straordinari colori, suoni e aromi. Vendono di tutto: abbigliamento, cibo, spezie, carne, pesce fresco ed essiccato, ma è la frutta a fare da padrona e a sorprenderci con i suoi più svariati colori. Frutti tropicali di tutti i tipi, alcuni mai visti. Vicino al mercato il Sikh Temple, principale luogo di culto sikh del sud-est asiatico. La sensazione che ci da questo quartiere è di un villaggio di provincia dove ancora si trovano gli abitanti che si occupano delle loro attività quotidiane. Lungo le vie si trovano tante e semplici bancarelle dove poter gustare la tipica cucina malese. D’obbligo

Malaysia. Sarawak: villaggio lungo il canale del parco Wetland

anche la visita alla Città di Melaka (Malacca) che raggiungiamo in due ore di auto sempre accompagnati da Mokamed per 300 RM pari a € 75,00. Inizialmente avevamo pensato di andarci con il pulmann da prendere alla stazione dei bus a Pudaraya Station, ma per comodità optiamo per il comodo taxi tutto per noi. Malaka è una caldissima città molto raccolta quindi facile da visitare a piedi. Bella la St. Peter’s Church, oltre che per i resti, anche per la sua posizione collinare da cui si gode di un bel panorama e una piacevole brezza. Prima di salire alla chiesa s’incontra la porta de Santiago. Anche se la cosa più sfacciatamente turistica è salire su uno dei tanti risciò presenti a Malaka, decidiamo di provare l’esperienza. Sono uno spasso per le loro caratteristiche decorazioni con fiori di plastica di ogni colore, cimeli religiosi, luci natalizie e soprattutto le musiche moderne ad altissimo volume. Bellissimo vederli tutti insieme nel punto di sosta dei risciò proprio sotto lo Stadthuys l’edificio bordeaux che è la residenza in stile coloniale del Governatore. Visitiamo poi il Maritime Museum e il Naval Musem, ma sinceramente non sono niente di particolare. La Chinatown di Malacca forse per il troppo caldo, non ci entusiasma granché, anche se è più ordinata della Chinatown di Kuala.  

Malaysia. Sarawak: tramonto sui canali del parco Wetland

Tornati a Kuala Lumpur, come ultimo giorno ce la prendiamo con un po’ più di calma. Trascorriamo piacevolmente qualche ora al famoso Central Market (fermata Metropolitana Pasar Seni). Questo mercato è antico, pieno di negozi di abbigliamento, artigianato, batik, souvenir di ogni genere e ristorantini tipici. Fuori da Central Market la via è piena di piccoli carretti ambulanti che friggono ogni tipo di frutto. Una delizia per gli occhi e per il palato. Naturalmente lasciare Kuala Lumpur senza assaggiare il maleodorante durian non è possibile quindi da un venditore me ne prendo un sacchettino. Sì un sacchettino, perché viene rigorosamente tenuto chiuso a causa del suo cattivo odore. Comunque sia… mi piace molto il durian!!   

Lunedì 2 agosto lasciamo Kuala Lumpur per il Borneo Sarawak. Il nostro taxista Mohamed ci viene a prendere alle 5,00 a.m. in quanto il volo Malaysia Airlines è previsto per le 8.15 e ci accompagna all’aeroporto per 100 RM (€ 22,50). Il volo da Kuala a Kuching con Malaysia Airline è di un’ora circa. Ho prenotato il tour nel Sarawak con Gorgonia viaggi. A suo tempo avevo chiesto alcuni preventivi a dei tour operator di Kuching,  ma il costo si aggirava più o meno sulla stessa cifra, così ho optato per la prenotazione dall’Italia. All’arrivo a Kuching troviamo Paul, la guida, che ci accompagnerà durante tutto il tour. Paul ci informa con mia grande gioia che saremo sempre solo noi tre durante il tour. E’ fantastico in quanto non saremo costretti ad aspettare nessuno. Nel pomeriggio visita alla città di Kuching sotto una pioggia torrenziale. Alloggiamo all’Hotel Hilton, un bell’hotel affacciato sul Sarawak river. La sera ceniamo in un posto chiamato “Top Spot”, una enorme terrazza coperta piena di bancarelle gastronomiche che danno l’impressione di un mercato del pesce e verdure. Di fronte alle bancarelle una enorme distesa di tavoli tondi ci attende: il cibo è eccellente, abbondantemente e con sorprendente rapidità ci servono calamari fritti, giganteschi gamberoni, un favoloso e grosso pesce alla griglia, verdure, riso, noodles, per un totale di 22,00 euro. Essendo un’area di ristorazione frequentata dai locali, si ha modo di entrare nella quotidianità familiare degli abitanti. 

Il tour del Sarawak inizia il giorno successivo con il trasferimento verso il lago Batang Ai a 290 km

Malaysia. Sarawak: il mare davanti al Bako National Park

a sud di Kuching. Durante il percorso facciamo sosta al centro di riabilitazione degli Orang Utan di Semenggoh. Il Centro è un luogo turistico, ma bisogna considerare che gli oranghi non sono chiusi in gabbia, bensì liberi di girare a loro piacimento; infatti ne avvistiamo solo 3 (dei 20 presenti) ad una distanza di circa 1,5 m. Da lì proseguiamo verso la cittadina di Serian a sud est di Kuala Lumpur per un breve ristoro. A Serian c’è un animato mercato dove gli abitanti delle Longhouse vicine vengono a vendere i frutti, le erbe della giungla, carne e pesce, compresi i piranha e i serpenti tagliati a pezzi. Le donne nelle loro colorite bancarelle friggono frutta di ogni genere che stuzzica i nostri sensi. Durante il viaggio il cielo è sempre grigio, tipico del Borneo e attraverso lo stupendo scenario della vegetazione del Sarawak raggiungiamo il villaggio di Lanchau e ci fermiamo per il pranzo in una tipica bancarella locale, in verità non molto invitante. E’ proprio vero però il detto che “l’abito non fa il monaco”: il  cibo è ottimo, noodles, riso con uova e pollo, verdure miste, pollo in salsa dolce e microscopiche banane; ripuliamo i piatti per bene tanto tutto è buono. Anche mia figlia, dai gusti molto difficili, “dà fondo al piatto” come si suole dire. Il cielo finalmente si fa azzurro, che in contrasto con il verde della foresta circostante è uno spettacolo per i nostri occhi, ma dura veramente poco, infatti ricomincia a piovere a dirotto. Arriviamo al molo delle barche per il trasferimento al resort, la pioggia e il vento impediscono di muoverci, così aspettiamo che la pioggia cessi stando a guardare dal pulmino il lago grigio tamburellato dalle grosse gocce. Cessata la pioggia, una barchetta in 20 minuti di navigazione ci porta al Batang Ai Longhouse Resort, completamente in legno, nascosto dentro la foresta. Le camere sono una riproduzione delle longhouse completamente in legno anche all’interno. Questo resort è molto suggestivo per l’incantevole posizione e per l’architettura. E’ magico svegliarsi presto la mattina e girovagare sola per il resort addormentato ascoltando i suoni della foresta. In silenzio, attraverso i rigogliosi giardin,i accompagnata dai fruscii di uno scoiattolo che salta da un albero all’altro, dai cinguettii degli uccelli e dal paesaggio con le sfumature delle 

Malaysia. Sarawak: bradipo nel Bako National Park

prime ore del mattino che fa da sfondo. A bordo di una lancia navighiamo per circa 45 minuti lungo il Lago Batang Ai per raggiungere una longhouse abitata dagli Iban. Il lago è immenso, dai colori intensi, il colpo d’occhio è forte ed emozionante, sembra di navigare dentro ad un quadro. Gli Iban ci accolgono nella loro casa, ci fanno assistere ad uno spettacolo (turistico) e cucinano per noi, invitandoci ad accomodarci seguendo le loro tradizioni: rigorosamente a piedi nudi, pianta a terra. Il cibo è squisito: carne e pollo alla griglia, pollo cotto nelle canne di bambù, vari tipi di verdure, l’immancabile riso, ananas e banane. Mia figlia rimane attratta dal loro modo di cucinare per terra e loro le chiedono di collaborare. Naturalmente vista la sua curiosità non se lo fa dire due volte. Noto che anche in mezzo alla foresta, considerando che siamo nel XXI secolo, è arrivata la parabola. Certo si sono aggiornati, sarebbe incredibile pensare il contrario. Il bello e reale di queste persone è che comunque continuano ad apprezzare il fatto di vivere in comunità dividendo ciò che posseggono senza nessun tipo di egoismo. Attraverso il Batang Ai Longhouse Resort raggiungiamo un percorso per attraversare la foresta. Il percorso è facile, circa 40 minuti di camminata. Attraverso la fitta vegetazione raggiungiamo un ponte sospeso (Canopy Walkway) lungo circa 80/100 m. per un’altezza di circa 40 metri. Il ponte è strettissimo, si attraversa in fila indiana a gruppi di 4/5 persone alla volta ed è protetto da reti. Vale la pena oltrepassarlo (per chi non soffre di vertigini) perché da lassù si gode di uno scenario incantevole del lago Batang Ai. Kuching, la capitale dall’anima felina del Sarawak, ricorda i racconti di Salgari con il candido palazzo di James Brook – il Rajah bianco. La città è un insieme di varie etnie ed è curioso vedere già di prima mattina la gente fare colazione nelle varie bancarelle all’aperto con noodles,  Kuch chap (il tipico brodo preparato con interiora di maiale, fumanti spiedini di pesce e carne conditi con le svariate salse piccanti). Nel caotico quartiere cinese si trova il coloratissimo Sian Ti Miho Temple dedicato all’imperatore del Cielo, miriadi di negozietti e ovunque bancarelle dove mangiare. Nell’ancora più caotica India street primeggia l’odore delle colorate polveri per insaporire i cibi; ma ciò che più mi ha colpita sono le montagne di burro colorato dal bianco, al giallo all’arancio, venduto all’aperto nonostante il caldo che alle nove del mattino è già di 30°. Tra un negozio e l’altro la moschea indiana passa quasi inosservata, ma è lì con i suoi verdi colori a richiamare gli osservanti per la preghiera. Nel quartiere Arabo invece sfavilla la grande Moschea con le sue cupole giallo oro. Usciti dai frenetici quartieri arriviamo sul bellissimo e più tranquillo Sarawak River. Lungo il fiume il Main Bazar: i suoi negozi di artigianato sono uno spettacolo per gli acquisti di souvenir a prezzi 

Malaysia. Sarawak: Kuching sul Sarawak River

decisamente convenienti. Consiglio di fare acquisti a Kuching, si trova di tutto, a costo inferiore rispetto a Kuala Lumpur e alle isole. Nel pomeriggio, sempre con la nostra guida Paul, raggiungiamo il piccolo villaggio di Santumbong a 45 km da Kuching. Santumbong è situato sul fiume Sg.Tekoyong Smail River. A bordo di un motoscafo navighiamo sul piccolo fiume e ci immettiamo sul grande fiume Salak fino all’estuario che si butta nel Mare cinese meridionale. Da lì raggiungiamo l’isola di Satang. Durante il percorso passiamo davanti a un’isola deserta e rocciosa dove le star sono numerose e melodiose fregate. Satang, circondata dal Mare cinese meridionale, è splendida e verde come il suo mare. Sull’isola è presente una nursery di tartarughe marine. Non ci sono turisti tranne i cinque viaggiatori della nostra barca (noi tre più altri 2) e gli abitanti dell’isola, più o meno sette persone. Dopo la visita riprendiamo la navigazione per risalire il fiume ed entrare nel parco nazionale “Wetland”. E’ incredibile attraversare i canali fluviali naturali ricchi di mangrovie e la fortuna ci accompagna perché avvistiamo scimmie nasiche, macachi, martin pescatori e altri uccelli. Lungo il fiume vediamo pittoreschi villaggi di case costruite su palafitte, ognuna con il proprio molo in legno e sentiamo nell’aria fumi e profumi di barbecue che stregano il nostro olfatto. Rimaniamo in barca fino alle ore 20,00 per avvistare i coccodrilli che nel buio pesto si fanno riconoscere per i loro occhi rossi illuminati dalle lampade del conducente della barca. Ad un certo punto, sorpresa tra le sorprese, gli alberi che costeggiano il fiume si illuminano come alberi di Natale. Sono le lucciole! Provo una sensazione magnifica nel pensare alla cartina geografica e a noi come puntini che viaggiamo su un fiume del Borneo Malese, nel tenebroso buio della selvaggia foresta pluviale, illuminata solo da piccole lucciole.

Malaysia. Isola di Perenthian:i bungalows di Abdul's chalet

Il 7 agosto ci muoviamo verso il parco Nazionale di Bako che è a circa 38 km da Kuching (45 minuti circa). Arrivati a Kampung Bako, con una barca in circa 30/40 minuti di navigazione attraverso il Mare cinese meridionale, arriviamo al Bako National Park. Il mare è calmo e lo spettacolo della vegetazione che costeggia le isole è indescrivibile. Sembra di essere all’interno di un catalogo di viaggi esotici. Le parole non riescono a descrivere la suggestiva bellezza dei luoghi. Arrivati al parco il caldo e la forte umidità iniziano a farsi sentire, scorgiamo parecchie e grosse scimmie nasiche, macachi, serpenti verdi arrotolati sui rami delle piante e cinghiali. Con Paul iniziamo poi a addentrarci nella giungla. Il sentiero è stretto e tortuoso, pieno di radici che escono dal terreno. Un’ora di camminata che si fatica a concludere, ma ne vale la pena. Mai avrei immaginato di terminare il percorso e trovarmi davanti ad un’inattesa e incantata spiaggia . Troviamo un posticino all’ombra per ammirare la cartolina di fronte ai nostri occhi, aspettando la barca che per 7 RM ci riporta a Bako per non rifare lo stesso sentiero. Tornati a Kuching verso le ore 16,00, salutiamo Paul e lo ringraziamo per la disponibilità e professionalità dimostrate durante il Tour. La sera a Kuching per la cena scegliamo uno dei ristoranti segnalati dalla Lonely Planet come cucina fusion, e precisamente “Junk” . E’ un ristorante raffinato e anche se di solito le nostre preferenze sono le tipiche bancarelle, per una sera ci concediamo un leggero lusso. Cibo eccellente con un ottimo servizio in tre 118 RM (28 euro), per mia figlia pizza che niente invidia alla nostra e per noi un mega piattone di pollo al lemongrass con verdure crude e patate, un cosciotto di agnello in salsa con verdure e patate, 2 tiger , acqua, gelato e caffè tutto servito con la massima eleganza. L’ambiente è in legno scuro così pure i tavoli e le sedie, candele, lanterne rosse, tutto pulitissimo. MERITA DAVVERO! Altro localino consigliato è il Bla-Bla-Bla. Si trova subito dopo il Junk e il Living. Tutti e tre sono gestiti dagli stessi proprietari. Certo questi ristoranti escono un po’ dal tipico ambiente asiatico, ma la cucina rimane comunque locale, con l’aggiunta di ricercatezza e tranquillità.   

 

9 agosto –partenza per l’isola di Perhenthian Alle ore 4.30 del mattino lasciamo l’Hotel Hilton e Kuching, perché il nostro volo Malaysia Airlines per 

Malaysia. Isola di Perhenthian. La spiaggia di fronte ad Abdul's chalet

Kuala Lumpur è alle ore 6,00 e da lì alle ore 10,10 abbiamo poi il volo (sempre  Malaysia) per Kota Baru. All’aeroporto di Kota Baru ci attende l’inviato del Tour operator contattato dall’Italia, che con il pulmino in circa 1 ora di viaggio ci accompagna al pittoresco molo di Kuala Besut. Da lì con una barca velocissima in 30 minuti raggiungiamo Perhenthian e il piccolo resort “Abdul’s chalet”. Arriviamo alle ore 14,30 con un caldo afoso, umido e il cielo privo di sole, quindi l’impressione dell’isola non è entusiasmante. I bungalow di Abdul sono carini e direttamente sulla spiaggia, per l’esattezza 26 passi dal mare. All’interno gli chalet sono privi di fronzoli, ma puliti. Il bagno è grande con doccia calda e fredda, aria condizionata, pale e frigo. Da Abdul si possono consumare tutti i pasti dalla colazione alla cena. 

Il giorno successivo il sole ci mostra l’isola sotto un altro aspetto: mare fantastico di un colore azzurro indescrivibile, sabbia bianca e fine, enormi massi neri che ricordano l’isola di La Digue alle Seychelles e una  rigogliosa vegetazione che arriva quasi fino al mare. Sulla spiaggia a circa 100 m. da Abdul, andando verso gli altri resort, c’è un piccolo e molto, molto spartano ristorantino “Nia Café” che a vederlo non invoglia certo a fermarsi: invece con inattesa sorpresa la cucina di Nia è a dir poco eccezionale e a prezzi molto bassi. Specialità di Nia sono i frullati di frutta fatti al momento

Malaysia. Il mare dell'isola Perenthian

che ricordano più gelati che altro; li consiglio vivamente! Man mano che i giorni passano ho modo di conoscere l’isola e i suoi punti più suggestivi Così la definisco “uno smeraldo in mezzo al mare bordato di pizzo bianco”. Le sue spiagge abbagliano gli occhi talmente sono bianche e su tutte Turtle beach big, che mi ha lasciata senza parole e fiato: il verde violento della vegetazione riflesso nell’azzurro del mare abbagliato dal sole si fondono creando un colore verde smeraldo luminoso, trasparente e luccicante. La spiaggia di Turtle beach si raggiunge in canoa, 45 minuti dalla spiaggia di Abdul o più semplicemente in taxi boat. 

 

 “Su questa spiaggia mi incanto a guardare il mare, raccolgo le idee, mi lascio sedurre da questi luoghi incontaminati, mi fondo con essi e riesco ad andare al di là di quello che si vede attraverso gli occhi. E’ come se si sprigionasse il senso più completo della libertà e della serenità. E’ una bellissima sensazione che fortunatamente riesco a provare ogni volta che visito un luogo o una realtà che non sono il mio quotidiano”26 agosto 2010. L’ultimo giorno di vacanza è arrivato e anche se un mese è un lungo periodo, quando si lascia un paese dove si è stati bene è sempre triste. Mi chiedo quanto passerà ancora prima tornare in quest’Asia che adoro. La mia fantasia è già in dolce movimento per il prossimo viaggio che mi porterà dove indica il cuore. Sono le ore 12,00 e la barca che ci sta riportando all’inizio del viaggio di ritorno sta per arrivare, in quel momento il tempo si è fermato e io con lui. 

 

NOTE  Con la barca si raggiungono molti punti per lo snorkeling: shark point, il punto delle tartarughe e la bellissima Rawa Island dove abbiamo avvistato barracuda, tartarughe, squaletti, pesci napoleone molto grossi, anemoni di svariati colori, enormi ventagli di corallo rosa, giallo, bianco e giardini di corallo verde smeraldo mai visto.

  • Abbiamo effettuato tutte le escursioni in barca con un barcaiolo di nome Salem la cui postazione è davanti al Tuna Beach. I costi per il semplice trasporto di andata e ritorno a Turtle Beach (per tre persone) è di 70 RM. Per le escursioni di una intera mattinata, per esempio a Rawa Island, toccando diversi punti per lo snorkeling, il costo è di 110 RM (45 RM per due adulti e 20 RM per la bambina). Non bisogna perdere le escursioni in barca, in quanto a Perenthian Besar, anche se il mare e la barriera specialmente davanti al Tuna Beach sono belli, non sono nulla paragonati a ciò che si trova al largo dell’isola. La visibilità è più che ottima e la temperatura del mare è costante, sui 31/32° .
  • Per mangiare consiglio il ristorante di Abdul’s: si mangia bene e si spende circa la metà che negli altri ristoranti. Così come gli chalet vista mare sulla spiaggia, per me i migliori dell’isola come aspetto, pulizia e spiaggia. Sono tutti ombreggiati da palme, su una bella spiaggia e un bel mare. Girovagando per l’isola e sentendo i pareri di altri italiani e non solo che alloggiavano in altre strutture (Tuna, Cozy, Birs ecc.) mi sento di consigliare sicuramente Abdul’s chalet, ma è necessario prenotare per tempo in quanto richiestissimo. Suggerisco almeno per il mese di agosto di non arrivare sull’isola senza prenotazione per rischiare di  trovare posto nemmeno negli alloggi più sgradevoli. Anche gli chalet di Abdul che si trovano dietro a quelli vista mare sono orrendi. Attenzione quindi a non prenotare quelli in seconda fila.

Diving Consiglio l’Universal Diving adiacente il Tuna Resort, gestito da Malesi con il supporto di ragazzi inglesi molto professionali. Immersioni poco profonde 20/22 metri. Temperatura dell’acqua 30° alcune zone con scarsa visibilità non più di 5/8 metri, altre molto buona. Si possono avvistare grossi barracuda, grosse cernie, enormi pesci scatola e tutti i tipi di pesce di barriera. Sono presenti due relitti. Molto bella l’immersione che si trova tra le due isole Perenthian Kecil e Besar, un pinnacolo sommerso con la più svariata fauna marina. In tutte le immersioni non si e’ mai verificata la presenza di correnti marine. 

Testo e foto di Luisa Nebuloni

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