Boa Vista, Capo Verde. Viaggio a ritmo lento nell’isola di Sal

In questi ultimi dieci anni ho scoperto diverse isole di Capo Verde, Santo Antão, São Vicente e Boavista.

Boavista è l’isola che più mi è rimasta nel cuore. Ogni volta riesce a stupirmi, a emozionarmi e a lasciarmi qualcosa di sé.

Il tempo non esiste, tutto sembra rallentato, l’orologio dimenticato e tu, lì, circondato dall’oceano, dalle dune ma soprattutto da una sensazione di pace e serenità. Le persone sono semplici, ma con un sorriso ti regalano il mondo.

Sono tornata quest’anno, ho scelto Boavista anche per il mio viaggio di nozze. Io e mio marito abbiamo trovato una splendida guest house nel paese di Sal Rei. Una casa in stile coloniale, dalle persiane celesti che ricordano il mare. Vicino, c’erano tanti negozietti di senegalesi e un mercato coperto dove vendevano pesce, frutta e verdura.

Sal Rei è un paese di altri tempi, strade di ciottoli e piccole case che costeggiano il mare. Dal porticciolo si vedono le barche colorate dei pescatori, bambini che pescano con canne improvvisate, bambini che giocano a pallone, altri che appaiono e scompaiono nei viottoli. C’è chi balla nella piazza principale di Sal Rei, chi si rincorre e chi si ingegna in nuovi giochi. Sono proprio loro ad animare Boavista.

È un tripudio di colori, di odori e di sensazioni.

Le donne capoverdiane indossano meravigliosi vestiti dai mille colori. Sono sulla battigia e aspettano il ritorno delle barche. Le osserviamo mentre puliscono e vendono il pesce. Altre donne, invece, sono sedute su contenitori di plastica e aspettano pazientemente l’arrivo dell’acqua. Il tempo scorre lentamente e il nostro sguardo si sofferma su un gioco. Questa volta non sono bambini, ma due anziani signori che giocano all’uril, tipico gioco capoverdiano, simile a una dama.

Nei giorni successivi, girando per la piazza conosciamo Chico, un ragazzo di Sal Rei, che si offre di accompagnarci a visitare l’isola. Con lui siamo andati alla scoperta di luoghi meravigliosi: spiagge, fari e un vecchio relitto arenatosi nel 1968 sulla costa di Boa Esperança. Molti di questi posti già li conoscevo, ma non mi stanco mai di vederli.

Raggiungiamo l’interno dell’isola, dove ci aspettano paesi pittoreschi e sonnacchiosi, splendide case color rosa, persone sedute sul ciglio della strada, cani che si riposano all’ombra delle case e sull’uscio della porta un bambino bellissimo, dagli occhi neri, nascosto dietro alla mamma, che ci sorride.

La sera torniamo sempre nella nostra guest house e ci addormentiamo con le languide note della morna, ascoltiamo canzoni struggenti che parlano di amori perduti, di uomini che partono per terre lontane in cerca di fortuna, lasciando la loro amata. La voce di Cesária Évora ci tiene compagnia.

Testo e foto di Monica Aliverti

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