Olanda, il tempo si è fermato ad Haarlem

di Graziella Leporati

Le facciate delle case assomigliano a cialde di cioccolato ricoperte di mandorle, nocciole e uvette, le strade sono lastricate di mattoni rossi, l’atmosfera è ancora quella di 500 anni fa quando Haarlem era al suo apice economico: regina dei birrifici, fucina di famosi pittori, importante centro di stampa.

A 20 minuti in treno da Amsterdam dove si arriva con un comodo volo di Klm (fra l’altro la stazione ferroviaria è un bell’esempio di Art Noveau), Haarlem (scritto con due “a” e che ha dato il nome al famoso quartiere di colore di New York) è una antica città olandese del XVII secolo conservata in modo perfetto, dove si gira a piedi, in bicicletta, ma anche in barca visto che è attraversata dal fiume Spaarne su cui si naviga fino a perdersi nei canali e su cui si specchia il simbolo della città, il mulino a vento nero, chiamato De Adrian. Un paio di volte nel corso dei secoli è andato a fuoco, ma è sempre stato ricostruito e ora ospita un caratteristico ristorante.

Musei ad Haarlem? Quanti se ne vuole, a cominciare da quello dedicato al grande maestro Frans Hals (considerato secondo solo a Rembrendt) che contiene una collezione incredibile di quadri di grandi pittori olandesi, fino al Teylers (l’antica casa di Pieter Van del Hulst Teylers ricco mercante di tessuti e filantropo) in cui si trovano, oltre a invenzioni del passato, minerali e fossili, anche 25 mila stampe e 10 mila disegni tra cui alcune opere di Michelangelo , Raffaello e di Rembrandt. Il turista curioso potrebbe chiedersi perchè in Olanda ci sono così tanti quadri e la spiegazione viene da Monique van Royen del Frans Hals Museum che racconta come nel 1600 fossero stati dipinti ben 10 milioni di quadri a fronte di una popolazione di 2 milioni di persone: gli abitanti di Haarlem amavano talmente i dipinti che li compravano in quantità per tapezzare i muri. Anche i poveri compravano, ma avendo pochi soldi si accontentavano dei poster. E infatti ad Haarlem era molto diffusa la stampa tanto che viene attribuita a Laurens Jaszoon -di cui si può vedere la statua nella piazza principale, la Grote Mark- l’invenzione della macchina da stampa 16 anni prima di Gutemberg.

Chi ama la musica rimane a bocca aperta davanti all’organo del XVI secolo che troneggia nella tardogotica Grote Kerk. Uno strumento musicale talmente imponente e perfetto che Hendel durante un suo viaggio fece una deviazione proprio per poterlo suonare. Haarlem, una città slow, in cui la gente vive felice e serena e si gode le hofjes, i cortili interni delle antiche case, giardini silenziosi e rassicuranti, pieni di fiori e di verde. Una città che nel 1600 aveva 150 birrifici. Oggi molto meno, ma la birra che si beve nella chiesa sconsacrata Jopenkerk è divina. Il birrificio produce 36 tipi di birre, alcune veramente uniche e tutte comunque da provare e qualcuna da comprare e portare a casa come souvernir. Per dormire e mangiare non c’è che l’imbarazzo della scelta: si sta benissimo al Amrath Grand Gotel Frans Hals e per un lunch veloce ma gustosissimo vale la pena di provare la Brasserie Nobel: il pane nero col salmone ha un sapore indimenticabile. Quando andare ad Haarlem? Sempre, anche se in estate questa capitale della produzione del tulipano è al massimo del suo splendore. ?gl

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