Kapuściński, il reporter umile che viaggiava con Erodoto

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Per Ryszard Kapuściński viaggiare significava lavorare ed essere sé stesso. Che, in questo caso, è esattamente la stessa cosa, perché “solo in viaggio un reporter si sente a casa propria”. Il giornalista polacco ha ripercorso i suoi straordinari itinerari nell’autobiografia In viaggio con Erodoto (Feltrinelli, 2004), e non serve certo essere appassionati di giornalismo e reportage per innamorarsi di questo libro.

Kapuściński è nato nel 1932 a Pinsk, nella Polonia orientale (oggi Bielorussia) ed è morto a Varsavia nel 2007. Per la maggior parte dei 75 anni nel mezzo il reporter ha fatto del viaggio, e del racconto di viaggio, la sua ragione di vita: è stato corrispondente fin dagli anni Ottanta dell’agenzia di stampa Pap e ha vissuto in India, Cina, Iran, Africa. Le Storie di Erodoto, la monumentale opera scritta intorno al 440 a.C. e considerata il primo esempio di storiografia occidentale, è stata il suo immancabile compagno di avventure: una guida, un maestro, un diario.

Tutto inizia grazie ad una caporedattrice lungimirante che convoca il neolaureato e inesperto Kapuściński nel suo ufficio e gli comunica che hanno intenzione di mandarlo in India come corrispondente. E gli regala una copia delle Storie, un volume poco maneggevole rilegato di tela gialla. Sul comprensibile panico vince l’incredibile voglia del giovanissimo reporter di varcare i confini, di superare le frontiere. E così mette il libro in valigia e parte. È solo l’inizio e, se ne renderà ben presto conto, ha ancora molta strada da fare, in tutti i sensi. È questa la cosa più importante che possiamo imparare dal reporter polacco: la pazienza dell’apprendimento, l’umiltà con la quale è necessario accostarsi a una terra straniera. L’India rappresentò il mio primo incontro con la diversità, la scoperta di un altro mondo – scrive infatti l’autore nel libro -. Un incontro straordinario e affascinante, ma anche una grande lezione di umiltà. Il mondo ci insegna ad essere umili. Ritornai da quel viaggio vergognandomi di non aver letto abbastanza e di essere un ignorante. Avevo scoperto che una cultura estranea non si svela a comando e che, per capirla, occorre una lunga e solida preparazione”.

E così Kapuściński legge, ha pazienza, osserva, impara. E colleziona una mole invidiabile di esperienze. In In viaggio con Erodoto è in realtà lo storico dell’antica Grecia che dà il nome al libro a dettare il ritmo della storia: la vita di Kapuściński, la cronologia degli eventi storici e le tappe degli itinerari lavorativi si adattano alle pieghe del racconto. Letti e riletti all’infinito, i resoconti di Erodoto diventano per il reporter una vera e propria bibbia del viaggiatore, il fil rouge di un’autobiografia intima e leggera, densa di aneddoti tragici e divertenti, storici e personali. Anche se lasciavo passare anni senza aprire le Storie – racconta  Kapuściński – pensavo spesso al suo autore. (…) Era il mio Erodoto e, in quanto tale, lo sentivo vicino, uno che parlava la mia stessa lingua e con il quale mi intendevo al volo. Quando stavo sulla riva del mare mi sembrava di vederlo arrivare, posare il bastone, scrollare la sabbia dai calzari e subito attaccare discorso. Doveva essere uno di quei comunicatori nati, sempre in moto, sempre in agitazione, che appena vedono o sentono qualcosa devono subito trasmetterlo agli altri, incapaci di tenerlo per sé. È la loro missione, la loro passione: andare, partire, appurare la verità e trasmetterla al mondo. Una missione e una passione evidentemente senza tempo.

In viaggio con Erodoto, di Ryszard Kapuściński, ed. Feltrinelli, 2004, 263 pagine, 15 euro

 

di Chiara Beretta | Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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