Safari nella riserva dei Jarawa, la triste ferita degli zoo umani

@survival

I cosiddetti zoo umani risalgono al 1870, quando la loro popolarità in Europa crebbe vertiginosamente: la meraviglia dell’uomo occidentale davanti alle realtà indigene  venne alimentata dal diffondersi di queste esposizioni umane, in cui “veri esemplari” di indegni venivano posti in dei recinti e messi in mostra come animali. Le premesse di queste esibizioni erano le ideologie di supremazia bianca e di darwinismo sociale, mai veramente estinte neanche nel mondo contemporaneo, ma solo espresse con nuove modalità.

Lo testimonia la grottesca vicenda intorno a quello che l’organizzazione umanitaria Survival  ha definito il safari umano: la strada che attraversa la riserva indigena dei Jarawa, nelle isole indiane di Andarmane, è quotidianamente invasa da orde di jeep di turisti, morbosamente attratti dalla visione di questa popolazione. Questa invasione è solo uno dei soprusi che la tribù ha dovuto subire, a partire dal processo di sedentarizzazione forzata programmato nel 1990 dalle autorità locali: un piano dal forte sapore colonialistico, con l’intenzione di costringere la tribù all’insediamento forzato, arrivando a determinarne le abitudini ed il modo di vestire. In questo caso l’intervento di Survival e di altre organizzazioni indiane ha evitato che il progetto venisse portato a termine.

Le stesse agenzie turistiche che si occupano della zona incoraggiano questa invasione: il sito turistico Flywidus, fra gli altri, offre, all’interno dell’itinerario dell’isola Andrame, la possibilità di passare attraverso la riserva dei Jarawa. La risposta del governo locale è stata molto debole: la scelta del battello in alternativa all’attraversamento della riserva è assolutamente facoltativa e puramente consigliata (e di fatto ben poco battuta), e la richiesta di chiusura della strada da parte della Corte Suprema non è mai stata portata a termine.

L’eccezionale autonomia di questa popolazione (dotata, fra l’altro, di una incredibile conoscenza del mondo animale e vegetale che la circonda) è quindi costantemente minacciata dalla presenza dei turisti che li trattano come animali e li mettono potenzialmente a contatto con malattie per loro devastanti: non poche in passato sono state le persecuzioni ed epidemie che hanno distrutto tribù millenarie. Come se non bastasse, anche i bracconieri sfruttano la mancanza di controllo per rubare la selvaggina e le risorse che garantiscono la sopravvivenza dei Jarawa. La tribù vorrebbe vivere in pace e non ha finora richiesto di essere civilizzata, come non pochi parlamentari locali suggeriscono di fare, considerandolo primitivi e selvaggi.

Un caso simile, anche se di diversa gravità, è stata l’inchiesta del Guardian circa un analogo caso di safari umano lungo il fiume Yu, al confine della Corea del Nord: anche in questo caso le guide turistiche locali incoraggiano frotte di turisti cinesi, armati di cannocchiali, a guardare la povertà del popolo nordcoreano.

Testo di Costanza Bersani |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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