Vacanze in Puglia, nella Terra delle Gravine, fuori dalle solite rotte

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Foto Fb @visitgravina

Borghi ricchi di storia, castelli e cattedrali romaniche, foreste misteriose ed ambienti selvaggi caratterizzano la Terra delle Gravine in provincia di Taranto.

 Luoghi dove la sconvolgente bellezza della natura si accoppia ad una profonda cultura classica creando un tessuto di attrazioni come è difficile trovare e che ne fanno la meta di itinerari culturali ricchi di interesse. Insomma, in Puglia non si “ritorna” mai. Si va sempre per la prima volta anche se è stata già visitata in precedenti occasioni. Il motivo? E’ una terra che ha il potere magico di svelarsi a poco a poco

 Gravine: le case nella roccia

Alla storia remota della Puglia, quella civile, religiosa, artistica, appartengono a buon diritto le grotte delle “lame” e delle “gravine” termine con il quale, da queste parti, si definiscono gli ampi valloni crivellati da crepe o ricavate da antri naturali, per le quali si parla di “insediamenti rupestri” e che in realtà, altro non sono che veri e propri villaggi: esattamente come quelli costruiti alla luce del sole, un’architettura per così dire “in negativo”, che ha fatto ricorso, per le soluzioni applicate nelle concavità delle rocce, agli stessi canoni utilizzati per gli edifici in muratura. Visitare le gravine è un po’ come fare un viaggio indietro nel tempo. Qui vivono ancora specie animali e vegetali che in passato popolavano gran parte della Puglia e che oggi si sono rifugiate in questi aspri luoghi come gheppio, geko di Kotschy, falco grillaio, volpe, immersi tra fichi d’India e Orchidee spontanee.

Un patrimonio pittorico salvato dall’oscurità del sottosuolo e dalla secolare dimenticanza degli uomini

Tocca ad arcane chiese e cripte, centri di questi microcosmi rurali, offrire testimonianze sull’organizzazione del territorio, ma anche esprimere, attraverso le pitture parietali, una ricchezza di fede e di arti per certi versi insospettata. Sono i tesori della Puglia sotterranea (nascosta sotto i tappeti verdi e argentei degli uliveti), “tesori” risalenti alle dominazioni dei Longobardi, dei Normanni, dei Bizantini e dei potenti nei secoli.

Nelle grotte delle Murge fiorì intorno al Mille una splendida arte rupestre

Non è che le montagne in questa regione non ci siano. Sono solo rovesciate e assumono la forma di gravine e grotte. E nel Parco delle Gravine, a monte di Taranto lontano dalle strade, fra costoni di roccia, fra canyon lunghi chilometri, profondi anche centinaia di metri, inattesi ed incredibili, fra altipiani, steppa, campi di sassi macchiati da frammenti di bosco, senza un solo filo d’acqua, perché scorre sotto terra, nelle profondità carsiche fra grotte fantastiche e paurose, in quella Terra delle Gravine ci si può perdere in un percorso al centro della terra… Spettacolare è lo scenario della Gravina di Petruscio a Mottola, un profondo “canyon” con un antico casale abbandonato immerso in un folto bosco di pini d’Aleppo.

Mottola, grotte e processioni

E’ un borgo in collina famoso per le sue processioni della Settimana Santa, versione italiana di quelle gemelle che si tengono a Siviglia. In centro, il monumento principale è la duecentesca Chiesa Madre, ma più affascinanti sono due siti archeologici nelle gravine fuori porta: il villaggio ipogeo di Petruscio, un imponente complesso di grotte preistoriche su più piani e Casalrotto, un ex monastero benedettino con annesse cripte e chiese rupestri bizantine (San Nicola, Santa Margherita, Sant’Angelo), in parte affrescate. Un’altra cripta interessante (San Gregorio) è alle porte del paese. E poi? da non perdere un’escursione al tramonto lungo i sentieri del Bosco di Sant’Antuono, nel territorio di Mottola. Per queste visite affidatevi alle guide di Visit Mottola e Visit Parco Gravine.

 Grottaglie, la Casa Vestita

Giardino ottocentesco con anfore, capasoni, giarre, fichi d’india e tanto altro ancora… questo lo scenario che appare non appena si varca la soglia della “Casa Vestita”. Cosimo, il proprietario dell’omonima casa, affascina con i suoi racconti  in uno straordinario viaggio nel tempo ricco di cultura, manifattura artigianale e religione. Le stalle di Castello Episcopio ripercorrono la storia della locale arte della ceramica, cui è dedicato il Museo cittadino.

 Laterza, la maiolica

E’ una delle “capitali” della maiolica pugliese e sede di un’oasi della Lipu (Lega Italiana Protezione Uccelli) dove nidifica il capovaccaio, l’avvoltoio sacro agli antichi egizi. Interessanti le mura, il Palazzo Marchesale del ‘400, la cosiddetta Cantina Spagnola e la Chiesa di Santa Domenica o Santuario Mater Domini (entrambe rupestri). Da assaggiare il pane di Laterza, accompagnato da vini naturali Perrini di Castellaneta, come Primitivo e Negroamaro biologici. Senza dimenticare una visita al MUMA, il museo della Maiolica di Laterza, dove rare ceramiche sono gelosamente custodite, dopo essere state rintracciate, dal collezionista Riccardo Tondolo.

Ginosa, le famiglie patrizie

Storica sede di varie famiglie patrizie (Strada, Tarantini, Palatrasio), che hanno abbellito il centro storico con i loro eleganti palazzi. Domina il paese e l’adiacente gravina un castello di origine normanna, più volte rimaneggiato. Fuori porta ci sono due importanti insediamenti rupestri: il primo chiamato Casale, comprende fra l’altro due chiese (San Vito Vecchio e San Domenico); il secondo, detto Rivolta, è formato da ben 66 grotte, già usate come abitazioni, e alcune chiese, una della quali (Santa Sofia, del XVII secolo) è forse la più recente di tutta la regione.

Taranto

Celebre per i suoi fasti ai tempi della Magna Grecia, la “città dei due mari” è ancor oggi ricca di fascino. I due mari in questione sono il Mar Piccolo – un golfo interno costituito da due seni – e il Mar Grande, ovvero il Golfo di Taranto. A unirli ci sono il canale di Porta Napoli, un tempo l’unico passaggio esistente e il cosiddetto Canale Navigabile del 1882, opera dei genieri della Marina Militare. E’ sormontato da un ponte girevole (ricostruito negli anni cinquanta sul modello ottocentesco) che permette l’accesso alle navi di grossa stazza. A formare i due canali è l’isola che costituisce il nucleo originario della città. La visita non può che iniziare da qui, tra vicoli e scalinate dette “pittaggi”, si trovano la Cattedrale di San Cataldo, la Chiesa di San Domenico e Palazzo Pantaleo. Una curiosità: perché i mitili tarantini sono considerati tra i migliori del mondo? Merito del clima che favorisce la proliferazione dei plancton e dell’ “acqua grassa – ovvero resa salmastra dalle sorgenti dolci che sgorgano dal fondale – dei mari Piccolo e Grande.

 Le Masserie, fortezze di campagna

Erano le “maxariae” medievali, cittadelle dove ci si difendeva da turchi e briganti, il cuore pulsante dell’economia pugliese quando la terra e gli animali scandivano i tempi dell’intera comunità che le abitava. Oggi molte masserie sono state trasformate in agriturismi e ai loro ospiti raccontano ancora i ritmi ed i segreti di una vita antica… In uno splendido ambiente naturale fra campi e boschi, la Masseria Sant’Angelo di Piccoli è un’azienda agricola condotta dalla famiglia D’Onghia che da generazioni si dedica con amore all’allevamento di razze autoctone. Qui, dopo il tour, si possono gustare mozzarella, formaggi e salumi artigianali della Valle d’Itra, abbinati ai vini artigianali Petracavallo del wine-maker Vito D’Onghia. Invece, nella cornice idilliaca della Masseria Petrino a Palagianello i menu mediterranei proposti, sono sapientemente curati dallo chef Michele Rotondo e le materie prime sono quotidianamente acquistate da una piccolissima filiera di produttori a kmO. Meglio di così…

Dove Dormire

Hotel Casa Isabella – Palazzo Ducale – San Basilio – Mottola (TA)

Nel1878 il Duca Nicola De Sangro, figlio di Argentina Caracciolo, duchessa di Martina Franca e del duca Riccardo De Sangro, fondò Casa Isabella in onore della consorte Isabella de Medici. Restaurato con perizia, il palazzo vanta uno splendido parco secolare (quando se ne varca la soglia, il tempo sembra fermarsi), una chiesetta e un raffinato ristorante. Tecnologia ed antichità si sposano benissimo nelle confortevoli stanze dagli arredi moderni.

Accogliente ed intimo il Bed&Breakfast Masseria Cassiere, sempre a San Basiglio, che propone agli ospiti visite guidate con la padrona di casa e guida turistica Maria Grottola. Ottimi dolci fatti a mano per colazione, in una tipica masseria ducale del ‘700.

Dove mangiare

Verdure profumate, carni cotte al forno, pane e pasta fatti in casa, vino e olio sublimi… Semplicità e sapori sono i due concetti che danno il senso della cucina pugliese, un vero trionfo di sapori mediterranei: nel Parco delle Gravine si producono farinacei, olio e vino, veri pilastri dell’alimentazione popolare. Abbondano da sempre le varietà di pane e pasta fresca di giornata, tra cui le celeberrime orecchiette. Tra le carni dominano quelle di suini e di ovini, e prospera anche la produzione di formaggio in un trionfo di scamorze, caciocavalli, provoloni e burrate. Numerosi sono anche i piatti a base di pesce e crostacei. Non mancano poi i tipici taralli dolci e salati. Spetta soprattutto alla trattorie tramandare i segreti della semplice e gustosissima cucina tradizionale…

Qualche suggerimento?

Nel cuore di Mottola, la Braceria Ristorante dal Centurione, è un locale a conduzione familiare dove il cuore crepitante è il fornello ovvero l’incandescente bocca murata racchiusa tra i mattoni nella quale un fuoco, governato in maniera sapiente, carezza le carni trasformandole in squisitezze.. Così come a Ginosa si possono degustare i prodotti da forno e del Dormento, dolce tipico di questa località presso l’antico Forno Piccolo nel centro storico; a Laterza, invece alla Macelleria Rosticceria Tamborrino, nell’accogliente sala soppalcata in pietra, ottima la carne al fornello, specialità tipica del Murgese-Materano. Concludendo in bellezza a Grottaglie al Ristorante Pizzicagnolo, dove lo chef Antonio Turrisi in un vero e proprio “emporio del gusto” propone piatti tra innovazione e tradizione locale annaffiati dai vini di Cantine San Marzano. Tra pregiate bollicine pugliesi “Liboll”, rosati freschi e versatili di Primitivo locale “Tramari” ed il potente e romantico “62”, un Primitivo di Manduria da vigne vecchie settant’anni, con due anni di barrique, fiero e sincero come la Terra delle Gravine da cui trae origine.

Info su Parco Gravine

Testo di Stefania Bortolotti | Riproduzione riservata Latitudeslife.com

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