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Hyeres: Diario di Viaggio

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Hyeres: Diario di Viaggio
@Marco Petrelli
Una caletta lungo la costa di Hyeres @Marco Petrelli

Il viaggio da Saint Tropez non è stato lungo, ma c’è voluto comunque un po’, causa una provinciale che pareva non finire mai. Ci troviamo nel Dipartimento Alpi-Costa Azzurra, per la precisione a 30 km da Tolone ed a circa un’ora di macchina da Marsiglia. Una costa certamente azzurra, ma completamente diversa da Saint Maxime e da Port Grimaud: la macchia mediterranea giunge fino al mare, su scogli bianchissimi lambiti da un’acqua cristallina. Hyeres e le sue spiagge potrebbero ricordare la Riviera del Conero anche se quella zona delle Marche ha un fascino completamente diverso.

La vegetazione mediterranea arriva fino al mare @Marco Petrelli

La storia del Var

La località del Var ha una storia antica: il tratto di litorale su cui sorge fu colonizzato dalla popolazione italica dei Liguri sin dal XIII sec. a.C.; nel X sec. arrivarono i Fenici poi, nel II sec., i Romani; nel XIII Secolo proprio ad Hyeres sbarcò il re di Francia Luigi IX, di ritorno dalla Settima Crociata: non a caso vi sorgono inoltre il castello e un’antica torre, Saint-Blaise, appartenuta all’Ordine Templare (altro punto in comune con l’anconetano…). Pare si debba proprio ai crociati l’introduzione di quelle coltivazioni di agrumi e delle palme che nell’Ottocento le fecero guadagnare il soprannome di Libia della Francia. 

Il sale

In effetti il carattere esotico non manca, specie alla penisola costeggiata dalle selvagge  Plage de l’Almanarre e Plage de la Madrague, segnata dai lunghi canali delle saline: come nei paesi del sud Mediterraneo il sale riveste un’importanza particolare nella storia locale, diventando anche fattore culturale ed elemento paesaggistico, con gli antichi fabbricati immersi fra le fronde, gioia di ogni fotografo.

Gli scorci mozzafiato

Lasciatoci alle spalle il Magic World, il parco d’attrazione locale, percorrendo la statale al tramonto pare di immergersi in un’altra realtà: accostata l’auto in un parcheggio, si corre a godersi le ultime luci sulla battigia.

Superato un vecchio bunker della Seconda Guerra Mondiale, dopo un breve tragitto a picco, si piazza il cavalletto sulla sabbia di Lou Plautie: un insieme di calette che regalano quel silenzio, quella discrezione e quella privacy tanto agognati nelle rumorose serate a Saint Tropez. Gli obiettivi puntati all’orizzonte immortalano le poche vele ormeggiate al largo: siamo sul finire di maggio, il tempo è clemente, il caldo è quello giusto e gli yacht godono con noi la spettacolarità del tramonto.

Lo sguardo mattutino

Al mattino le calette sono già occupate da famiglie e da gruppi di amici: per quanto si sia ancora lontani dall’alta stagione, i turisti italiani, tedeschi e francesi già in zona non hanno perso tempo ed approfittano ora di un mare che più cristallino, nel sud della Francia, non si trova. La fortuna aiuta gli audaci e, nell’adiacente Vieux Chêne (lett. Spiaggia della vecchia quercia), un angolo è tutto per noi: lo spazio è poco, specie quando ti sdrai a ridosso delle rocce e bisogna un po’ stringersi, ma lo spettacolo che si para davanti agli occhi vale davvero lo sforzo. Non fosse salata, infatti, parrebbe acqua di sorgente calma, limpida, chiarissima. E bassa, almeno fino al piccolo scoglio dal quale un gabbiano ci fissa incuriosito. E fredda, come freddo è l’alto Tirreno soprattutto se l’estate è ancora là da venire. Si può fare una nuotata, ma senza immergersi troppo: già scesi di mezzo metro il freddo si avverte fin troppo bene.

Il picnic

Un pranzo veloce con baguette e paté calma l’appetito. In Francia sono un vero must: malgrado oggi i prodotti siano universali, solo oltralpe avrete modo di vedere un intero scaffale ad essi dedicato. Se si è più esigenti (pur ricordandosi di essere scrupolosi e di non lasciare scarti in giro) una bottiglia di Muscadet tenuta al fresco può essere una piacevole sorpresa (forse più chic?) per chi vi accompagna nel vostro picnic.

Un tramonto in spiaggia @Marco Petrelli

La sera del polpo

Cala di nuovo la sera e la macchina scatta ancora. Ancora un tramonto, ma stavolta il cavalletto è piantato in acqua. E, mentre si fa attenzione che la reflex non cada rovinosamente, qualcosa scivola lungo i piedi, una sensazione come di ventosa: abbassi gli occhi e, nell’acqua limpida, incroci la pupilla arancione di un polpo. Inizia a muoversi e a nuotare, gira intorno e allunga di nuovo in tentacolo sulla caviglia: un momento suggestivo, un incontro a tu per tu con la natura che sarà impossibile poche settimane più tardi.

L’ultimo ricordo di viaggio di una Hyeres che resterà nei tuoi ricordi quale icona della Douce France, cher pays de… 36 mes années! per citare quel genio di Charles Trenet.

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Per informazioni su Hyeres

Testo e foto di Marco Petrelli|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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