In Islanda con il volontariato: le mete da non perdere.

Diario di un viaggio partito per caso.

Gennaio 2018, quinta superiore, maturità alle porte. Tra simulazione di terza prova e la tesina da redigere, la voglia di scappare è alle stelle. Avevo deciso che quell’estate avrei festeggiato in grande: ero disposta a dare fondo ai risparmi pur di saziare la mia curiosità. Mai però mi sarei sognata un’avventura del genere. Ecco come sono finita a fare volontariato in Islanda.

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Dettifoss. Photo by Richard Dorran 

Il mio entusiasmo si scontrava però con la dura realtà: come qualsiasi studente, le mie tasche erano pressoché vuote. Fantasticando sulle riviste di viaggio e sulle pagine delle compagnie aeree, abbandonavo piano piano la chimera. Ero ormai rassegnata finché non mi sono miracolosamente imbattuta nel sito che avrebbe avuto la risposta adatta al mio sogno: perché non fare volontariato ambientale in Islanda?

L’opzione non considerata: in Islanda con il volontariato.

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Photo by Todd Cravens

Il mio salvatore si chiama YAP, Youth for Action Peace, un’associazione con base Roma che promuove il volontariato giovanile internazionale collaborando con enti locali. Ogni anno propone centinaia di campi volontariato e di lavoro, con durata variabile dai due giorni all’anno: incoraggiare la solidarietà e l’interculturalità è il loro obiettivo principale.

L’occasione era davvero imperdibile: il connubio perfetto fra esplorazione, utilità ed educazione. Anche il problema del costo era sparito perché vitto e alloggio sono sempre garantiti. Quasi in trance, mi sono lasciata trasportare dall’eccitazione: ecco come, decidendo in meno di una settimana, io e il mio amico Matteo ci siamo iscritti ad un camp di volontariato di 14 giorni in Islanda.

Partenza dei volontari per Fjarðabyggð.

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Photo by Stephen Leonardi

In men che non si dica, Agosto è arrivato. Le incognite sono molte, ma gli incomparabili paesaggi d’Islanda e la voglia di fare nuove amicizie cancellano ogni esitazione. Anche cosa significa fare volontariato ambientale è tutto da scoprire.

Atterrati alle due del mattino al Keflavík International Airport, aspettiamo le luci dell’alba per prendere la navetta per Reykjavík. Lì presto avremmo conosciuto i nostri compagni di viaggio e il rappresentante dell’associazione locale, la Worldwide Friends. Non riusciamo a visitare la città, ma si sente che l’aria è diversa, pulita.

Al punto d’incontro siamo dodici: fra strette di mano (quando ancora si poteva, ahimè), inglese stentato e valigioni incomincia il nostro viaggio su un pulmino nero. La nostra destinazione finale è Fjarðabyggð, sulla costa ovest dell’isola, in posizione diametrale rispetto alla capitale: con quasi 700km davanti a noi e diverse tappe da affrontare, non c’è tempo da perdere.

Le tappe dell’andata: l’Islanda del sud.

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Photo by Ken Cheung

All’andata il percorso si snoda lungo la parte meridionale dell’isola. La nostra prima fermata dista un paio di ore ed è assolutamente rappresentativa della natura islandese. La cascata di Seljalandsfoss, nella sua potenza e meraviglia, si lascia ammirare nella sua maestosità.

Il cosiddetto Fiume Liquido si getta per sessanta metri prima di scorrere placidamente fino all’oceano. La particolarità di questo luogo è che, seguendo il sentiero, si arriva fino a dietro alla cascata. Fermandosi nella piccola grotta, lo spettacolo è sbalorditivo, quasi unico al mondo… sempre se si è pronti a farsi una doccia.

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Seljalandsfoss. Photo by Matteo Mandelli

Avuto il primo assaggio, la mezz’ora che ci separa da Skógafoss vola in un baleno. Anche questa cascata, immersa nel verde, colpisce per la sua impetuosità: nonostante abbia la stessa altezza di Seljalandsfoss, l’atmosfera creata dai suoi 25 metri di ampiezza è ben diversa: deferenza e rispetto verso l’imponenza della natura. La fatica fatta percorrendo la scalinata è stata ripagata dalla meraviglia del paesaggio dalla cima.

Dalla potenza delle cascate alla sorpresa delle spiagge vulcaniche: Islanda paradiso di fuoco e ghiaccio, in cui la lava abbraccia l’oceano. La spuma bianca delle onde si stende sulla sabbia nera e, nel contrasto, rende la bellezza di Reynisfjara Vik sospesa e inaspettata.

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Reynisfjara Vik. Photo by Chris Ried 

Le colonne basaltiche che si affacciano sul mare sembrano opera di un gigantesco scultore e acuiscono la sensazione di trovarsi in un luogo fuori dalle normali rotte turistiche. Nemmeno la pioggia e il vento ci hanno impedito di godere della dimensione magica in cui un simile luogo ti proietta: assolutamente imperdibile.

Salutati gabbiani e scogliere a strapiombo, sul pulmino ci risaliamo infradiciati: il vento dell’Islanda non tollera gli ombrelli. La stanchezza inizia a farsi sentire, il sole a tramontare, la nostra casa ad avvicinarsi. Il grande lago Fjallsárlón è un’ottima occasione per una sosta veloce: è anche possibile avvistare qualche foca fra gli iceberg.

Casa dolce casa: il volontariato ambientale in Islanda.

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Photo by Matteo Mandelli

Eccoci finalmente arrivati al piccolo paesino di Kirkjumelur, toponimo che coincide esattamente con il solo luogo della nostra abitazione. Quest’ultima è costruita nel 1933, presto utilizzata come scuola e poi come collegio, immersa nella natura incontaminata di Norðfjarðarsveit. Qui ha inizio il nostro percorso di volontariato in Islanda.

Dopo il dovuto riposo, ognuno nel proprio sacco a pelo nella camerata al piano superiore, ci si può godere la pace sulla riva del fiordo, interrotta solo da qualche muggito o nitrito: madre natura è la padrona incontrastata. La cittadella più vicina, con benzinaio, immancabile piscina e piccolo alimentari dista circa cinque chilometri e mezzo, visitata rigorosamente a piedi poiché non siamo automuniti.

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Norðfjarðarsveit. Photo by Matteo Mandelli

Le nostre giornate solitamente consistevano in abbondante colazione, pranzo al sacco (panino con prosciutto e formaggio, o, variatio, formaggio e tonno) mentre si ripuliva il vicinato dalle erbacce e dai pochissimi rifiuti. La cena era il mio momento preferito: a rotazione, ogni nazionalità proponeva dei piatti tipici della propria cultura e si aveva modo di chiacchierare, scoprire, imparare. Fra noi c’erano cinesi, russi, spagnoli, francesi, giapponesi e coreani: il volontariato permette di fare turismo culinario dall’Islanda.

Durante il nostro soggiorno abbiamo avuto modo di fare alcune gite. Desiderosi di esplorare, la prima e più vicina è stata un’escursione sul monte accanto alla nostra dimora: la lunga e faticosa camminata è ricompensata dalla vista del fiordo dall’alto. Nella semplicità di un luogo non turistico, sei sopraffatto dal candido silenzio che ammanta ogni cosa e torni in comunione con la natura.

Le gite: punti di interesse immancabili.

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La vista dai monti di Norðfjarðarsveit. Photo by Matteo Mandelli

Le altre mete in Islanda sono luoghi immancabili per chi fa volontariato e chiunque si definisca un viaggiatore. Non ci si può perdere Dettifoss, la cascata con la portata maggiore d’Europa. Là dove confluiscono tre fiumi, con un’ampiezza di cento metri, è impossibile non rimanere impressionati: sembra di trovarsi ai confini della terra quando la si guarda gettarsi nella spaventosa gola da una distanza ravvicinata.

Benché il nome inganni, partecipare ad un campo di volontariato o non è solo fatica, ma anzi è un’ottima occasione per godersi il paese ospitante. L’incanto della natura e la pace sono i padroni di casa in Islanda. Qui nessuna città può fare a meno della piscina all’aperto, luogo di ristoro per eccellenza, passatempo tradizionale degli abitanti.

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Blue Lagoon. Photo by Frank Denney

Ma se questo potrà non sembrarvi così eccezionale, non potrete dire lo stesso delle meravigliose piscine naturali, con l’acqua spontaneamente calda e le vasche di roccia incastonate nelle valli. La più famosa fra queste è di certo la Blue Lagoon: immersi nelle acque geotermali, ricche di sali e nutrienti, il gelo esterno si sospende per lasciarti assaporare la magica tranquillità del luogo.

L’ultimo giorno decidiamo di fare un’escursione a Hengifoss, per poter dire di non esserci persi proprio niente. Abbandonato il pulmino, percorriamo il lungo sentiero fin dentro la gola di pietra: questo paradiso per i geologi, con i gradoni di roccia striata e le stratificazioni delle eruzioni ben visibili, lascia passare solo i più atletici. Chi ha la forza e il coraggio, può spingersi fin sotto alla cascata per ammirare da un punto di vista privilegiato i 128 metri di salto.

Sulla strada del ritorno: l’Islanda del nord.

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Hengifoss. Photo by Matteo Mandelli

L’Islanda è così, senza mezze misure: la pace assoluta dei dolci pendii, incorrotti per chilometri e chilometri nel silenzio totale, e i brividi dei paesaggi mozzafiato, unici nel loro aspetto prepotente e primordiale. Questo è esattamente il caso dell’area geotermica di Námaskar, incontrata mentre ritorniamo in aeroporto percorrendo la strada a Nord dell’isola: tra geyser esplosivi, fango ribollente e l’odore delle solfatare, sembra di essersi teletrasportati su Marte.

Gli stop nel viaggio di ritorno sono brevi poiché alcuni compagni avevano l’aereo da prendere. Questo però non li rende meno entusiasmanti. L’Islanda è una miniera di tesori e non è difficile trovare qualche chicca anche se non la si stava cercando. E pensare che ci siamo imbattuti nella sublime Goðafoss perché avevamo bisogno di una pausa. Scoprire la “cascata degli dei” in un giorno di sole lascia un ricordo indelebile: l’arcobaleno al termine del salto delle acque azzurre è il migliore degli arrivederci.

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Goðafoss. Photo by Matteo Mandelli

A notte inoltrata siamo arrivati a Reykjavík e abbiamo dovuto salutare i nostri compagni con le lacrime agli occhi: due splendide settimane erano ormai volte al termine, ma tutti sapevamo che avremmo potuto rimanere in contatto. Eravamo abbattuti, ma arricchiti personalmente e fiduciosi che ci saremmo rivisti nei rispettivi paesi d’origine.

Il volontariato internazionale è, in definitiva, il viaggio che schiude altri viaggi, la porta per mille altre esperienze. È un’avventura vissuta insieme che contiene mille avventure individuali, le nuove amicizie, gli scambi interculturali e le scoperte insospettate, su di sé e sul mondo.

Info utili per il volontariato in Islanda

Il sito di YAP, l’associazione che mi ha accompagnato all’avventura, è questo qui. Mentre questa è la pagina dell’associazione islandese che ci ha organizzato le esperienze, Worldwide friends.

Testo di Alessia Cesana

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