Langhe, Monferrato, Roero: un’anima contadina inossidabile. A ben vedere è la vera forza che ha fatto di questo angolo di Piemonte una mecca del buon vivere. Non a caso qui e su queste basi è nato il rivoluzionario movimento Slow Food. L’articolata distesa di colline che dal Po arriva a lambire l’Appennino, nutrendosi di sentori marini, regala eccellenze uniche e inarrivabili.

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Le colline del Langhe avvolte nella nebbia del mattino ©Franco Cappellari

Sei meraviglie per un solo sito UNESCO

Dai grandi blasonati rossi, Barolo e Barbaresco, ai formaggi, alle produzioni agroalimentari della tradizione, alla cucina ruspante e raffinata, fino a sua maestà il tartufo bianco d’Alba “Tuber Magnatum Pico”. Monferrato, Langhe e Roero, sono terre attraversate dalla Storia, con lasciti preziosi di torri, castelli, borghi fortificati, dimore nobiliari, regge sabaude, corti.

Ma sempre legate al millenario lavoro dell’uomo piegato sui crinali e sui campi per trarre frutti unici, scolpendo intanto un paesaggio inconfondibile, benedetto dall’ombra maestosa delle Alpi. Un ben di Dio inserito giustamente nel Patrimonio dell’Umanità, come sito culturale UNESCO connesso al mondo del vino.

Uno dei pochi a raccogliere, all’interno di un solo sito, un insieme di sei componenti importantissime, rappresentate da cinque aree vinicole distinte e un castello. Comprende il Castello di Grinzane (unico bene singolo del sito UNESCO), la Langa del Barolo, le colline del Barbaresco, Nizza Monferrato e il Barbera, Canelli e l’Asti Spumante, il Monferrato degli Infernot.

“Mauro Carbone: ritrovare la qualità della vita sulle nostre colline

Mauro Carbone Direttore Ente Turismo Langhe Monferrato Roero

L’intervista

Dove s’incrociarono i destini d’Europa

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La cartina del Piemonte con indicate le tre zone del nostro Dossier

Il viaggio conduce attraverso tre province a incontrare un mondo dove ancora risuona il canto di giornate aspre di fatica, e gente “con quella faccia un po’ così, quell’espressione un po’ così… ”avvezza al dialetto, in ogni classe sociale. E lasciamo perdere suddivisioni geografiche e amministrative che invece di semplificare rischiano di confonderci le idee.

Langhe, Monferrato e Roero, almeno per il visitatore emozionale, cercatore dell’oro delle colline, finiscono per essere un unicum da godere senza badare ai confini.

Se arriviamo da nord lasceremo la piana coperta dal reticolo geometrico delle risaie, per salire a dolci colli, ammantati del giallo dei girasoli o dal foliage cangiante dei vigneti.

Il Po avanza maestoso guidando il nostro viaggio verso terre che videro condottieri contendersi città e castelli, trame e alleanze intrecciarsi e disfarsi, casati e signorie perennemente in lotta.

Per molto tempo i destini d’Europa s’incrociarono nelle contrade del Monferrato, fino a quando la pax di Casa Savoia riuscì a stabilizzare definitivamente la situazione.

Dai Paleologi al pallone elastico

A Casale rimane l’impronta di quella che fu capitale di un potente marchesato nato nel 1100 sotto la casata imperiale degli Aleramici. Il castello fortezza la domina, la torre Civica scruta ogni angolo dell’abitato fino alle colline e oltre, il Duomo di S. Evasio racconta lo stile romanico lombardo.

Una foto d’epoca di una Fiera del Bue Grasso

Ci lasceremo poi meravigliare dal Palazzo Anna D’Alençon, nobildonna transalpina, marchesa e reggente del Monferrato per lunghi anni, e dalla bella Sinagoga del 1595, trasformata nel 1866, una delle meglio conservate del Piemonte.

Intorno strade tortuose inseguono salite che portano a svelare siti e tradizioni. Ecco il Sacro Monte di Crea, presso Serralunga, e poi Moncalvo, incubatore di gusto, celebrato nella Fiera del Tartufo, nella Fiera del Bue Grasso (il bollito allo zenith) e nella Festa delle Cucine Monferrine.  

Occasioni propizie anche per dar lustro al meglio della vinificazione di Barbera, Grignolino, Freisa. E per un primo assaggio di passioni sportive del Basso Piemonte. Fossato e bastioni, vestigia dell’antico castello paleolago, trasformati in rustico sferisterio dedicato al gioco del pallone a bracciale, del pallone elastico e soprattutto del tamburello a muro, detto “tambass”.

Come pellegrini verso Asti, nobile e contadina

Il passaggio della Via Francigena è attestato da numerose pievi e chiese romaniche dislocate nei piccoli centri, o isolate nei declivi. Come la magnifica abbazia di Santa Maria di Vezzolano, presso Albugnano, gemma imperdibile occultata tra bassi boschi e prati.

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Dettaglio di una chiesa romanica di Asti Foto di Marioactis da Pixabay

La vulgata attribuisce addirittura a Carlo Magno l’iniziativa di costruire in questo luogo un primo tempio, dedicandolo alla Madonna. Ogni paesino ha qualcosa da raccontare e da assaggiare, mentre con adeguata modalità slow traguardiamo Asti, la città del Palio più antico d’Italia.

Dai Liguri Staielli, originari della Provenza, alla romana Hasta Pompeia, e via via attraverso Longobardi, i Vescovi, il libero Comune, le lotte fra Guelfi e Ghibellini, gli Spagnoli, i Francesi e infine, of course, i Savoia. Non stupisce dunque visitando Asti d’imbattersi in tanti monumenti, edifici civili e religiosi, che vanno scoperti identificando negli uni e negli altri le stratificazioni della storia.

Le torri della città sono ancora molte, e spesso portano il nome di famiglie prestigiose del Medio Evo astigiano: Solaro, Natta, Guttuari, Roero di Monteu. Mentre su alcuni prestigiosi edifici settecenteschi si sente la mano di Benedetto Alfieri – cugino del più noto Vittorio – architetto molto attivo in Piemonte nel XVIII secolo.

Fra rocche e atmosfere di vecchio Piemonte

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Le geometrie dei vigneti di questa zona del Piemonte ©Franco Cappellari

Intanto nobiltà e gleba non cessano di tenersi per mano. Così, inesorabilmente, saremo calamitati in qualche storico bar o appartata taverna. Dove ci aspettano un particolare Dolcetto, certi salami di campagna, serviti con il fare riservato e sornione tendente all’ironico degli astigiani.

Ma ora è strada di Langa e Roero, la cui fama è ormai cresciuta al punto da essere accostata senza soggezione alcuna (anzi…) a quella di celebri regioni come Chianti, Borgogna e Champagne.

il Roero è soprattutto varietà dei paesaggi. Qui i colli alternano sommità boscose a geometrici vigneti; compaiono alberi da frutta, noccioleti, a volte cereali, oppure improvvisi calanchi, le rocche, impressionanti spaccature che evocano leggende di briganti, streghe ed eremiti.

Mentre la fertilissima piana regala produzioni orticole eccelse e allevamenti zootecnici delle migliori razze piemontesi, Bra e Cherasco, cittadine storiche, invitano alla scoperta di chiese e palazzi, al passeggio fra bassi portici e strade nobiliari in cui domina il barocco.

Alba e i tesori di Langa, fino a sentire il mare

La turrita Alba, capitale delle Langhe, si lascia scoprire volentieri, fra una sosta golosa in un caffè pasticceria ed uno sguardo lussurioso alle gastronomie, enoteche, panetterie con dentro tutto il meglio di una terra generosa come poche.

Città quanto mai vitale, parlando di prodotti simbolo, ne vanta tre collocati stabilmente nell’empireo dei goumant di tutto il mondo: vino, nocciole, tartufo.

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Il tartufo: prodotto principe delle Langhe ©Marco Santini

Il palcoscenico che raccoglie e allinea i tesori della collina circostante, provenienti dalle cantine dei tanti DOCG e DOC, e da più in alto, dove la vigna lascia campo ai noccioleti di tonda gentile. E intanto, nell’umidità di radici benedette prospera il dono supremo (la trifola dei piemontesi).

Ora un ultimo balzo, seguendo il richiamo del marin che porta le brezze calde di Liguria, accarezzando le Vie del Sale. Da Gavi, con il suo rinomato bianco, a Novi, sulla scia del campionissimo, ad Aqui la bollente, a Nizza, regina del Barbera. E poi ancora verso ovest, fino a Ceva, quasi montagna.

Ovunque bellezza a perdita d’occhio, vagabondando insaziabili di golosità in golosità. Per finire laddove collina si fa metafora più struggente. Santo Stefano Belbo, dunque Cesare Pavese. Un grande del Novecento, insieme all’albese Beppe Fenoglio. Nutriti da questa terra, al loro tempo grama, ma fiera e tenace, trovarono le parole per elevarla a racconto universale.

Info: Ente Turismo Langhe Monferrato Roero Alexala

Testo di Gianfranco Podestà |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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