Alto Adige d’autunno. Un viaggio di vino

Alto Adige, terra da attraversare e assaporare in punta di piedi, nel rispetto di un ambiente integro. Montagne solenni, colline e pianure curate come giardini, dove l’uomo sa trovare sintonia fra produzioni e natura. E poi grandi vini e panorami onirici, per un autentico viaggio sensoriale.

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Panorama sui vigneti di Santa Maddalena, Alto Adige Sud Tirolo ©shutterstock

Una tavolozza di colori

Quando la luce d’inizio autunno nelle giornate terse esalta come non mai i contrasti fra i colori del paesaggio, quello è forse il momento migliore per vedere l’Alto Adige. I meleti disposti in ordine geometrico tra il piano e la prima collina sono la pennellata di un macchiaiolo.

I vigneti, risalendo i crinali, regalano grappoli dorati o di un moro scintillante, fra il verde dei pampini. Le abetaie accompagnano con le loro guglie svettanti e la tonalità inconfondibile il caleidoscopio dolomitico o il bruno dei monti a baciare l’azzurro del cielo.

Grappoli di sylvaner e altri uvaggi tipici colorano le colline fino a lambire i monti

Una terra amata, un ambiente green da sempre

Intorno castelli e antiche magioni, abbazie e conventi raccontano la storia di una terra di confine, sospesa fra il nord teutonico e le strade dirette alle contrade italiche, porte del mediterraneo.

Che ha forgiato e mantenuto nel tempo un popolo con un’identità forte, un senso di appartenenza e un rispetto esemplari per il proprio territorio.

Dai villaggi più remoti, ai borghi di montagna, alle città, fino alle celebri località turistiche, i sud tirolesi in tutte le opere cercano di essere degni della bellezza che è stata data loro in dono. Non sempre ci riescono, nessuno è perfetto. Ma è difficile trovare un altro posto così curato e amato.

Anche destinazioni turistiche famose e all’avanguardia cercano sempre di conciliare attività con ambiente e territorio

Un viaggio in compagnia di grandi vini

Di questo amore, di questa cura, il mondo del vino è uno dei simboli più efficaci. Ora che il mosto nuovo ha già cominciato il suo ciclo e l’eccitazione frenetica della vendemmia si è placata, piccole e grandi cantine sono pronte ad accoglierci al meglio e mostrare i loro tesori.

Sia chiaro, non è un viaggio per soli iniziati, perché ovunque c’è tanto da scoprire. Pur essendo un’attrazione indiscussa dell’enoturismo, i vini alpini dell’Alto Adige saranno il nostro fil rouge (o rosé o blanc…) che ci condurrà in luoghi di meraviglia.

La storia è inscritta negli edifici dall’architettura inconfondibile, perfettamente curati e manutenuti.

L’abbazia, fulcro della valle Isarco

Partiamo dall’alto, così che lo sguardo abbracci il panorama che la Valle Isarco offre dopo una manciata di chilometri a chi proviene dal Brennero. Siamo a Varna, sotto di noi, attorniata da una fitta corona di vigneti che risalgono le dorsali fino a qui e oltre, sta la magnifica Abbazia di Novacella.

Il nucleo fondante del complesso agostiniano data l’anno 1142 e presenta opere di epoche artistiche diverse, fra cui veri e propri gioielli architettonici. Come il Castel Sant’Angelo, la chiesa barocca e il museo, con dipinti tardomedievali e splendide testimonianze di arte amanuense.

L’abbazia di Novacella, immersa nei vigneti, per secoli anche motore dell’economia in Valle d’Isarco e tuttora rinomata cantina

Il mulino, le opere idrauliche e la cantina raccontano invece il fondamentale ruolo economico e produttivo svolto da sempre dall’Abbazia. Non può esserci intenditore che non conosca i suoi vini.

Chi porta tanti lustri sul groppone come il sottoscritto, sa bene quanto l’enologia altoatesina debba alle produzioni dell’Abbazia di Neustift, soprattutto per la valorizzazione pioniera dei vini bianchi.

Una viticoltura di montagna

Oggi da quassù possiamo guardare oltre, visitando la piccola pregiata Cantina Köfererhof, in un maso la cui fondazione risale al 976. È gestita con passione da Gunter Kerschbaumer e dalla moglie Gaby.

I suoi vigneti che arrivano a 800 m slm e oltre sono fra i più alti d’Italia. Tipologia dei suoli, posizione, escursione termica, donano ai vini carattere peculiare, grande mineralità e complessità.

I vini di Köfererhof provengono da uve coltivate in condizioni particolari.

Anche qui c’è stata dagli anni 90 una proficua conversione agli uvaggi bianchi e così possiamo degustare con soddisfazione Sylvaner, Gewürztraminer, Kerner, e un Riesling molto interessante.

Eppure il nostro Gunter un poco si emozione facendoci scendere nell’antichissima cantina cui si accede da una porta monumentale in legno con tanto di minuscola acquasantiera. Qui, fra botti e attrezzi contadini, conserva il meglio, compreso qualche quarto di speck appeso a stagionare, e ci racconta del rito del Törggelen

L’antica cantina sotterranea: un sancta sanctorum per degustazioni speciali

Il rito del Törggelen e la nonna sprint

È la tradizionale festa di fine vendemmia della Valle Isarco, un rito popolare molto sentito che affratella i vignaioli mescendo vino nuovo accompagnato da castagne, salumi, canederli e rustiche pietanze. Un tempo scorreva per lo più un onesto vino rosso, oggi soprattutto bianco e qualità ragguardevole, ma il clima è sempre di allegria e giovialità.

Ed è diventata una bella attrattiva turistica, grazie anche alle iniziative promozionali dell’IDM recentemente premiate al TTG di Rimini. Peraltro se tutti questi stimoli fanno scattare l’appetito basta salire alla panoramica Stübe di Köfererhof e affidarsi alle mani della iperattiva mamma di Gunter. Una “ragazzina” che viaggia sugli ottanta tanto simpatica quanto ospitale.

La signora Erika, mamma di Gunter. Sempre presente e instancabile.

Una gara fra vignaioli per dare il massimo

Il letto argenteo del fiume ci accompagna più a valle, oltre le guglie di Bressanone e il suo scenografico altipiano fino a Chiusa.  La Cantina Valle Isarco Eisacktal riunisce nella cooperativa ben 130 soci, in gran parte piccoli viticoltori.

La filosofia è semplice ed efficace: uve ben pagate con riconoscimenti economici più consistenti ai migliori. La competizione porta ad un miglioramento continuo degli uvaggi, la premessa per ottenere vini di alta qualità.

Nella winery della Cantina Valle Isarco Eisacktal è possibile vedere per ogni vino prodotto a quale altitudine vengono coltivate le vigne, per ottenere da ciascuna la migliore resa qualitativa

Le etichette prodotte sono 30, con una netta preponderanza di bianchi, nelle due linee Classici e Selezione. In quest’ultima rientrano anche le produzioni ottenute dalle vigne situate attorno al monastero di Sabiona. Posto su un promontorio è l’emblema della Valle Isarco e viene definito l’acropoli del Tirolo.

Le poche monache benedettine di clausura che lo abitano hanno dovuto purtroppo andarsene per ragioni anagrafiche. Tuttavia questo luogo di speciale grazia non potrà mai perdere la sua aura di spiritualità e il fascino delle isole di ascetismo.

Il Monastero di Sabiona e isuoi vitigni, a guardia della Valle Isarco. Le ultime suore di clausura hanno dovuto purtroppo lasciarla per raggiunti limiti di età. (Foto: PG, © Peer)

Il prossimo incontro è nel grazioso villaggio di Albes, frazione di Brixen. Davanti a un tavolo imbandito, di cui parleremo più oltre, tre produttori ci attendono, ognuno con una storia e vini da raccontare.

Il giovane Simon Pliger sprizza entusiasmo da ogni poro. Insieme al padre Peter e la madre Brigitte conduce la Cantina Kuenhof, con origini nel XII secolo, in comune di Bressanone.

Ogni cantina una storia

È una delle tante e intraprendenti donne del vino sud tirolese, Judith Unterholtzner, a presentare la Cantina Gump Hof nel comune di Fiè allo Sciliar. I filari, posti tra i 400 e 500 metri di altitudine alle pendici meridionali della Valle Isarco beneficiano del vento caldo del Garda, l’Ora, e delle correnti fredde dolomitiche: combinazione ideale.

E’ il momento più importante: dalla vigna i grappoli arrivano in cantina e inizia la grande avventura dell’annata.

Hannes Baumgartner ci riporta verso Novacella e le sue alture, nella tenuta Strasserhof, anche accogliente agriturismo. Hannes è un attivo esponente della FIVI, e da vignaiolo indipendente si prodiga per la valorizzazione del mondo vinicolo atesino.

Gli assaggi sono stati una bella avventura, con Riesling 2020 e Sylvaner 2020 (Kuenhof), Sauvignon 2020 e Schiava 2020 (Gump Hof), Sylvaner 2020 e Kerner 2020 (Strasserhof).

L’ebrezza delle dolomiti

Marmolada: il panorama da qui non ha bisogno di commenti. Nella bella stagione la mountain o e-bike sono il mezzo ideale per raggiungere i rifugi

Urge una deviazione, non sarà l’ultima. Attraverso la Val Gardena e le sue famose località turistiche, immaginando lo scintillio del manto nevoso di là da venire, arriviamo a Corvara, Alta Val Badia. La nostra meta è infatti il rifugio alpino Ütia de Bioch, al culmine del Piz La lla, dove nulla si frappone fra noi e ogni punto cardinale. Le dolomiti baciate dal sole rilanciano riflessi rosa e aranciati. Riconosciamo, traguardando oltre prati e boschi le cime del Gruppo Sella e della Marmolada. Siamo arrivati fin qui utilizzando la comoda cabinovia di La Villa con le e-bike al seguito, per una facile e divertente pedalata, previa una sosta nell’accogliente Ütia i Tablà, quota 2040 m.

Intorno, l’ineguagliabile corona dolomitica Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO

Nella baita ladina, fra ricette tradizionali e calici mondiali

Il termine “Ütia” più l’accoglienza particolarmente calorosa, significano mondo ladino. Infatti nel rifugio si possono gustare specialità ladine e altre gourmet, ma soprattutto accedere al patrimonio incredibile di etichette, esattamente 1031, collezionate dal proprietario e conservate nella sua perfetta vinoteca d’alta quota. Marcus Valentini è un alfiere dell’enologia alto atesina, senza disdegnare altri ottimi vini italiani, francesi e del mondo. Per l’impegno e la dedizione Ütia de Bioch ha ricevuto il premio 2021 per la diffusione della cultura del vino.

Marcus Valentini ha collezionato un numero impressionante di grandi etichette. Chi arriva fin qui troverà qualcosa di sorprendente

Un villaggio incantato e vini di personalità

Ancora un piccolo villaggio, una sorta di presepe di nome Gudon, frazione di Chiusa. Nella tipica stübe del ristorante Turmwirt, altri esponenti dell’enologia sudtirolese ci aspettano. Sembra appena uscita da un college Eva Kaneppele, e invece ha già una posizione di responsabilità nell’azienda di famiglia, la Cantina Ritterhof di Caldaro. Ama il lavoro e i colori, e proprio secondo la varietà cromatica dei vini sono suddivise le tre linee di produzione, Terra, Collis, Rarus.

La chiesa del villaggio di Gudon. Antichi affreschi ornano le mura posteriori

Andreas Kofler racconta della Cantina cooperativa Kurtatsch a Cortaccia. Le etichette sono il risultato dell’impegno di 190 famiglie, vignaioli che coltivano fra i 200 e i 900 metri d’altitudine. E i frutti si vedono, a giudicare da premi e riconoscimenti. La Cantina di Colterenzio in Valle Isarco è uno dei nomi più noti del mondo vinicolo altoatesino.

Ce ne parla Alex Ferrigato: i vignaioli riuniti sono ben 300 e la cantina non cessa di migliorare e lanciarsi in nuove avventure. L’ultima: il progetto Pinot Nero.

Le austere mura del Castel Sommo a Gudon. Il primo semplice nucleo fu costruito nel 1202. Successivamente venne ampliato in più fasi. L’ultima nel XVI secolo.

Con la benedizione di Bacco verso il paese delle rose

I vini delle tre cantine hanno fatto onore all’ottima cucina della stübe. Di Ritterhof abbiamo degustato Gewürztraminer Auratus 2020, e Gewürztraminer Passito Sonus 2016. Di Kurtatsch un Cabernet Sauvignon Freienfeld 2018 e Gewürztraminer Brenntal 2018. Colterenzio ha voluto inserire Pinot Bianco Berg 2019 e Pinot Nero Lafòa 2018.

L’aria purissima discesa dai monti nella notte stellata, fra le case dipinte e il profilo del castello, è stata un regalo in più di una bella serata.

Le vigne risalgono da valle a monte nel paese di Nalles.

Sulla strada per Merano c’è il paese delle rose. Qui vengono coltivate tantissime varietà del fiore più romantico. In verità Nalles è soprattutto il posto in cui sorge la Cantina Nals Margreid, perfetto connubio tra antiche tradizioni e tecnologia d’avanguardia.

Sono 14 i vigneti che dalla pianura alluvionale si arrampicano sui declivi del territorio circostante. Salendo i filari fanno a gara con meli e peri, ed è come se i profumi di frutti maturi si rincorressero per rinforzarsi reciprocamente. Nelle vigne più vecchie ancora si trovano gli impianti tipici a tettoia. È un vero piacere per gli occhi e l’olfatto.

Viti, profumi, orsi buongustai

Nella parte sotterranea e più antica della Cantina Nals Margreid sono ospitate le botti, che beneficiano di un ambiente mantenuto in condizioni climatiche costanti da un modernissimo impianto

Verrebbe voglia di perdersi e raggiungere i boschi che fanno corona alle cime. Così magari ci scapperebbe un saluto al timido e ghiottissimo orso bruno, che a volte si lascia tentare da tutto questo ben di dio e cala fin qui, a rimpinzarsi.

Ma la nostra tentazione ora è di assaggiare i vini di kellerei Nals Margreid. Sono 138 i vignaioli conferitori, distribuiti in 160 ettari ad altitudini e su terreni molto diversi.

Brinda alla nostra salute Gottfried Pollinger, CEO della cantina.

Un nome per ogni creatura

Possono essere orgogliosi di una cantina che vive nella comunità e accoglie i visitatori in spazi di rara eleganza. La grande varietà di uvaggi rende possibile la produzione di quasi tutti i classici vini dell’Alto Adige.

Ognuno reca un nome proprio. In modo che usciti di casa per portare gusto e allegria nel mondo siano sempre riconoscibili.

Mangiare & dormire

Ristorante Kircherhof – Albes 12, Bressanone (BZ)

Vanta una lunga storia il maso trasformato nel tempo parzialmente in ristorante e pensione. La famiglia Noflatscher lo possiede da quattro generazioni e la stübe in legno risale al 1795, ma le origini datano XVI secolo.

Prodotti naturali e locali, certificazioni bio, una cucina che attinge alla tradizione sudtirolese ma non disdegna ricerca e innovazione. Grande attenzione alla carta dei vini, con un’ottima selezione di altoatesini.

Filetto di salmerino della Val Passiria con grano saraceno, zucca e barbabietole

Ristorante Turmwirt – Gudon 50, Chiusa (BZ)

Atmosfera d’altri tempi nel piccolo villaggio e autentica cucina tipica della Valle Isarco alternata a interessanti creazioni della casa.

Da non mancare i tradizionali Schlutzkrapfen, strepitoso il filetto di cervo e ottimi classici dolci come il tortino ai semi di papavero. Cantina adeguata, ambiente caldo e cordiale, molto suggestiva la storica stübe.

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Sella di cervo con crosta alle noci, cavolo rosso, frittelle di patate

Ristorante Patauner – Settequerce, Terlano (BZ)

La casa è stata costruita nel 1664 nel centro di Settequerce, frazione della graziosa Terlano. Siamo nel solco della solida cucina sudtirolese, ma qualche influenza mediterranea si sente.

Prodotti selezionati, freschezza, cantina con produzioni locali di nicchia di assoluto rilievo. In stagione il ghiotto asparago di Terlano.

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I tipici canederli, eseguiti secondo la ricetta di Patauner

Rifugio Ütia de Bioch – La Villa, Alta Val Badia (BZ)

Circondati da un panorama da perderci la testa, il rifugio è il posto giusto per scoprire la gastronomia ladina, ma non mancano proposte tirolesi e gourmand.

La terrazza soleggiata è un richiamo irresistibile, così come la fornitissima cantina dell’appassionato Marcus Valentini. Sempre pronto a sostenere le iniziative per far conoscere le tradizioni locali e il meglio dell’enologia sudtirolese.

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I tutres, tipiche frittelline delle montagne ladine, a base di grano saraceno e ripiene di ricotta, spinaci o crauti. Era compito delle nonne dedicarsi il sabato alla preparazione, che richiede tempo e perizia

Hotel Spitalerhof – Via Coste, Chiusa (BZ)

La famiglia Oberpertinger proprio nel 2021 ha svoltato: dalla storica attività di azienda vitivinicola ecco la nuova avventura di un modernissimo wine hotel.

Fa parte dell’ingegnosa catena dei Vinum Hotels Südtirol, gestiti da esperti di vino. Qui soggiorno, ristorazione, degustazione trovano una sintesi e una collocazione ideali.

Cantina fornitissima, prodotti del maso e degli orti di proprietà, distillati fatti in casa. Dovvero simpatici i due lodge a forma di botte con tanto di vasca idromassaggio nel piccolo giiardino di pertinenza. E chi si muove più?

Nel wine hotel anche delle originali suite a forma di botte, simpatiche, accoglienti e dotate di vasca idromassaggio all’esterno (foto: hotel Spitalerhof)

Parkhotel Laurin – Via Laurin 4, Bolzano

Dal 1910 una certezza nella zona centale della città. Cortesia, eleganza, servizio puntuale in un ambiente che evoca i fasti asburgici ma con tutti i canoni dell’hoteleria moderna.

D’estate il parco è un’oasi di pace e di delizie, con il ristorante e il bistrot dove cucina sudtirolese e tradizione italiana si inseguono con tocchi intriganti d’innovazione. Serate jazz, interessanti pacchetti per entrare al meglio nel mood di Bolzano.

La cucina è un vanto dello storico hotel. Mano sicura anche su piatti mediterranei per chi vuole alternare esperienze locali ad altre più varie. Un’impeccabile crema di pistacchi di Bronte con gelato di cioccolato home made

Infoutili

Informazioni: sul sito del Turismo in Südtirol e sul sito dell’Alta Badia

Gli appassionati di vini dell’Alto Adige possono approfondire sul sito dedicato.

Testo e foto di Gianfranco Podestà |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com