Ai piedi del Monte Bianco, La Thuile – poco più di 800 abitanti (meno di 7 per chilometro quadrato) – è uno scrigno di tesori e di attività outdoor. In questo angolo di Valle d’Aosta, dove madre natura è stata di una generosità incredibile, si può riscoprire la montagna più autentica.

Testo di Sonja Vietto Ramus foto di SVR e Massimo Valentini

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In cammino sul sentiero per cascate ©SVR – Massimo Valentini

Fra i più rinomati comprensori sciistici d’Italia, La Thuile è un paradiso storico-naturale che, come tutti iborghi di montagna, custodisce gelosamente la memoria del passato e delle sue tradizioni.

Passeggiare fra viottoli e piazzette acciottolate di borgo e frazioni, alla scoperta di angoli segreti, lontani dai flussi turistici, fa sentire come se il tempo si fosse fermato.

Vicino al centro del paese, nelle località di Villaret e Pera Cara, caseggiati e macchinari ricordano l’epopea mineraria di questa località che con la sua attività estrattiva conobbe alterni momenti di gloria dalla fine dell’800 agli inizi degli anni ‘50.

Le antiche cappelle costruite tra il XVII e il XIX secolo impreziosiscono le strade del villaggio, integrandosi alla perfezione con il paesaggio circostante. Cos’altro? Di tutto e di più: outdoor, cultura e gastronomia in primis.

Trekking: dal lago d’Arpy alle cascate del Rutor

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Escursione alle cascate del Rutor ©SVR – Massimo Valentini

La vista che da qui si ha sul Monte Bianco è ineguagliabile. D’origine glaciale, il lago d’Arpy è una delle meraviglie della Valle d’Aosta.

Per arrivarvi bisogna prendere la strada che da La Thuile e Morgex porta al colle San Carlo. Si parcheggia l’auto all’altezza del ristorante la Genzianella e s’imbocca il sentiero numero 15.

Al lago ci si arriva con una facile escursione (adatta anche a famiglie con bambini piccoli e passeggini) in 50/60 minuti di camminata.

Il percorso si snoda per circa 2 km, con un dislivello di 150 metri, quasi sempre in piano, a accezione di qualche tratto leggermente in pendenza.

Raggiunta la destinazione, si può prendere il sole, rilassarsi con un picnic e fare il giro del lago (i più esperti possono anche proseguire su altri sentieri verso il lago di Pietra Rossa).

In estate e autunno i colori della natura sono incantevoli e rendono questa passeggiata ancora più suggestiva mentre in inverno, con la neve, è necessario dotarsi di ciaspole o ramponi.

Per i più sportivi, un trekking da non perdere è quello alle tre cascate del Rutor, uniche per il rombo assordante dell’acqua che scorre impetuosa, i salti verticali che lasciano senza fiato e l’arcobaleno formato da una moltitudine di gocce in sospensione.

Le cascate rutorine, figlie del terzo ghiacciaio per estensione della Valle d’Aosta, sono considerate, a ragione, fra le più belle d’Italia.

I tre salti d’acqua e la costruzione di un ponte in acciaio, nel 2014, consentono di ammirare uno spettacolo naturale grandioso.

Partendo dalla frazione di La Joux (1603 m), le cascate (la prima in particolare) si possono raggiungere abbastanza facilmente prima di dirigersi al rifugio Deffeyes, ai piedi del Rutor, o procedere in direzione dei laghi di Bellacomba.

Per chi lo desidera sono anche previsti itinerari accompagnati da guide alpine, per adulti e bambini. Il trekking inizia su una mulattiera che attraversa il ponte in legno che conduce in un bosco di larici e abeti rossi.

In una ventina di minuti si arriva ad una balconata panoramica sulla prima cascata, a 1700 metri di altitudine.

Da qui il tragitto diventa un po’ più impegnativo, con tratti nel bosco e altri su pietraie (in caso di pioggia prestate attenzione perché il tracciato può diventare scivoloso); il sentiero attraversa poi un pianoro con fiori ed erbe da cui si possono ammirare pendii coperti da fitti boschi e cime innevate.

Ancora prima di vederla, il rumore assordante dell’acqua annuncia l’arrivo della seconda cascata, a 1850 metri, che con una forza incredibile precipita fra le rocce.

Da qui, percorsi altri 20 minuti su un sentiero in salita, fra gradoni in roccia, ecco apparire in tutta la sua potenza la terza cascata: dalla passerella in acciaio che l’attraversa, si ha un panorama incredibile.

Maison Musée Berton

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Museo Berton ©SVR – Massimo Valentini

Inaugurata nel 2015 nel comune di La Thuile, Maison Musée Berton (Frazione Entrèves, 52) è una casa-museo che racconta la passione per la Valle d’Aosta dei fratelli Berton.

Il progetto di realizzazione del museo nasce dalla volontà espressa da Louis e Robert di musealizzare il patrimonio custodito tra le mura domestiche.

In particolare Robert Berton, professore, collezionista e scrittore appassionato di cultura valdostana, ha raccolto pezzi unici della produzione artigianale locale, che assieme a una importante collezione di libri, circa 4000 volumi, e agli arredi originali della casa, danno vita ad un interessante spazio museale.

“A seguito di un atto testamentario, Robert Berton ha donato la casa con i beni in essa conservati al Comune di La Thuile, al fine di “aprirne le porte” alla Comunità con l’obiettivo di promuovere la cultura valdostana nei suoi molteplici aspetti”, spiegano Fabio Marguerettaz e Maria Garrone che gestiscono il museo e accompagnano in tour guidati (a piedi, in e-bike e cicloturismo) alla scoperta di La Thuile e dei suoi dintorni.

All’interno del museo è anche ambientato un appassionante “mistery game” fatto di indizi e enigmi da decifrare: adatto a tutti, non solo ai bambini, è una divertente esperienza cui partecipare e da raccontare. Obiettivo? Trasformarsi in investigatore e scoprire il colpevole di un misterioso furto. Info: per visite e tour.

La Tometta di La Thuile

Non è un formaggio ma la sua forma assomiglia così tanto al tradizionale prodotto caseario alpino da aver contribuito ad assegnarle il nome Tometta: 350 grammi di dolcezza assoluta contenente cioccolato al latte, gianduia e nocciole del Piemonte IGP.

Prodotta dalla pasticceria Chocolat, questa delizia, con tanto di brevetto, ha permesso a La Thuile di vincere anche l’ambito titolo di “Città del cioccolato” nel 2009.

Da oltre 40 anni la famiglia Collomb gestisce questa “fabbrica del cioccolato” (non ce ne voglia Johnny Depp!), paradiso per palati finissimi oltre che uno dei migliori luoghi del gusto in Italia.

Le specialità del Maïtre Chocolatier Stefano Collomb sono una vera esperienza dolciaria. “La storia di Chocolat La Thuile ha inizio quando mio padre, allora chef di cucina, si vide costretto ad abbandonare i fornelli per problemi di salute, decidendo di trasportare le sue conoscenze gastronomiche dalla cucina alla pasticceria. La sua formazione dolciaria incominciò a Milano, dove lavorò per alcuni mesi in una nota pasticceria. Poco tempo dopo, insieme a me e mia madre, aprì la prima pasticceria di famigliaracconta Stefano –. Le prime soddisfazioni non tardarono ad arrivare e qualche anno più tardi, in occasione di una gita a Parigi e della visita a quello che è l’attuale Salone del Cioccolato parigino, entrammo in contatto con l’ingrediente principe della pasticceria (il cioccolato, ndr). Rientrati in Italia, acquistammo la nostra prima macchina per lavorare il cioccolato. La nostra storia ha inizio lì…”.

Alla scoperta delle miniere

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L’ingresso dele miniere ©SVR – Massimo Valentini

A partire dal XIV secolo, La Thuile divenne un importante centro di estrazione mineraria, con giacimenti di piombo argentifero e antracite preziosi per la produzione di carbone.

Proprio in quei luoghi, oggi si possono percorrere alcuni sentieri boschivi (in parte fattibili anche con i bambini) che portano a vecchi edifici, sfiati di gallerie e resti di infrastrutture tecniche.

Uno dei percorsi più suggestivi è quello che conduce alla miniera Granier dove è anche possibile ammirare l’argano originario di inizio Novecento utilizzato per issare lungo un piano inclinato

il carbone estratto nei livelli sottostanti e indirizzarlo verso la stazione di partenza dei convogli per Arpy. Da qui, mediante teleferica, il minerale raggiungeva Morgex per subire le prime lavorazioni, per poi essere inviato alla fabbrica siderurgica Cogne di Aosta.

Nella zona antistante alla galleria Granier si possono vedere ancora i binari della ferrovia e i carrellini usati dai minatori per movimentare il minerale. Contemplare il panorama sul massiccio del Monte Bianco, che si staglia proprio di fronte.

Chanousia, il giardino botanico

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Giardino Botanico La Chanousia a La Thuile ©Massimo Valentini

A volerlo fu l’abate Pierre Chanoux, un valdostano di grande cultura con la passione per l’alpinismo. Oggi, Chanousia è il giardino botanico alpino più antico d’Italia, ancora in attività.

Sorge in prossimità del confine italo-francese della Valle d’Aosta (la proprietà del garden è italiana ma il territorio è francese): per raggiungerlo dall’Italia bisogna percorrere la strada statale del Piccolo San Bernardo in direzione Francia.

Nel 1897, all’inaugurazione del giardino, si contavano circa 300 specie floreali in coltura, disposte su una superficie di mille metri quadrati.

“Oggi invece l’area si estende su più di 13mila mq e le varietà presenti sono un migliaio: la disposizione delle specie avviene secondo le loro esigenze ambientali con la creazione di zone tipiche di montagna che imitano quelle naturali dell’ambiente alpino – spiega Paola Soffranio, dottoressa in Scienze forestali e ambientali e botanista al giardino di Séez (la località francese sede di Chanousia) – . È un vero e proprio museo vivente situato a 2.175 metri di altitudine dove sono raccolte e preservate tutte le specie dell’arco alpino oltre a un buon numero di piante provenienti da catene montuose come l’Himalaya, il Caucaso e i Pirenei. Ci sono piante officinali, come l’arnica, il timo e l’achillea, piante carnivore come la pinguicola, e altre specie rarissime fra cui l’erba storna di Thomas presente nel mondo solo in Italia, proprio qui in Valle d’Aosta, e in Algeria”.

Quali fiori si possono ammirare al giardino botanico? “La stella alpina, il giglio martagone e la Regina delle Alpi sono solo alcuni dei meravigliosi esemplari di questo luogo creato per proteggere i gioielli della flora alpina. Ci sono poi i resti del giardino storico ottocentesco e un piccolo museo che documenta la storia e la vita di Chanousia”, conclude Paola. Questo angolo di paradiso ha però un fiore simbolo: la campanula thyrsoides.

A differenza di quasi tutte le altre che hanno fiori blu, questa specie li ha gialli oltre che facilmente riconoscibili perché disposti in una spiga compatta.

A lezione di erbe con Annie

Al giardino di Chanousia (ma non solo), si può anche partecipare a laboratori di erboristeria per imparare a utilizzare le piante officinali e i rimedi di un tempo.

Ad organizzarli è la Maison des Anciens Remèdes di Jovençan, un piccolo Comune di 700 abitanti a pochi chilometri da Aosta. “La Maison è un centro unico in Valle d’Aosta che ha come obiettivo quello di promuovere la ricca biodiversità del territorio locale, in particolare le erbe officinali, aromatiche, alimentari e ornamentali presenti nei vecchi orti di montagna – racconta Annie Elli Vout, erborista – . Conservare la memoria di pratiche e saperi terapeutici propri della cultura popolare permette di immergersi in quel mondo di antichi rimedi in cui le piante rivelano le loro storie più belle. Qui a Chanousia si possono toccare, annusare e ammirare piante uniche: luogo perfetto per creare preparazioni naturali, dallo scrub labbra alle tisane, dai profumatori per ambiente alle creme”.

Fra le tante ricette proposte c’è quella della minestra di ortiche. Per prepararla si devono raccogliere le punte più tenere e verdi delle ortiche primaverili e cuocerle in acqua salata con patate e porri tagliati a rondelle; a fine cottura si schiacciano le patate, si unisce un cucchiaio di burro e si serve il tutto con crostini di pane.

Annie insegna, passo a passo, ai partecipanti ai suoi laboratori la realizzazione di tante preparazioni naturali. “Si possono creare deodoranti con bicarbonato, amido di mais e olio essenziale di Tea Tree (1 cucchiaino per i primi due ingredienti e 4 gocce per l’ultimo) a cui aggiungere 2 cucchiaini di burro di cocco per un’azione idratante e addolcente e per una consistenza cremosa– spiega l’erborista – Oppure pomate doposole con burro di karité (6 grammi), olio di calendula (8 gr.), cera d’api (1 gr.), gel di aloe (10 gr.), idrolato di rosa (1 ml.) e olio essenziale di menta e lavanda (2 gocce di ognuno)”. Si scaldano a bagnomaria olio, burro e cera fino alla fusione, si toglie poi il composto dal fuoco per poi aggiungere, a filo, gel e idrolato, sino a ottenere una crema da invasettare. Per informazioni.

Capre che passione!

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Azienda l’Arolla ©SVR – Massimo Valentini

Avete mai sognato di avere una capretta per amica? Se la risposta è sì, non potete perdere la visita all’azienda agricola l’Arolla, in frazione Les Granges, a 1650 metri di quota, poco sopra La Thuile.

In questa località c’è un posto dove le capre vivono felici, fra una stalla comoda e accogliente tutta per loro e prati dall’erba verde e appetitosa da brucare.

Visitare l’azienda è un’occasione unica per immergersi nel mondo di questi simpatici animali, partecipare alla loro mungitura e assaggiare i prodotti tipici che se ne ricavano (deliziosi i pasticcini di robiola di capra con confetture e fiori di montagna!).

A conduzione familiare – Stefano con i giovanissimi figli Noela e Rafael -, l’Arolla, tutti i giorni dalle 17 (non c’è bisogno di prenotazione), permette a chi lo desidera di immergersi nel lavoro quotidiano di questa azienda rurale.

Il Sentiero della Memoria

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Scorcio panoramico su La Thuile ©SVR – Massimo Valentini

Luogo di passaggio per pellegrini, eserciti e commercianti sin dall’antichità, il colle del Piccolo San Bernardo è un concentrato di storia e natura di alta montagna che conserva testimonianze di varie epoche di cui si può andare alla scoperta percorrendo il Sentiero della Memoria, un facile itinerario circolare (circa 2,8 km – tempo di percorrenza: 50/60 minuti) adatto a tutti.

Lasciata l’auto al parcheggio nei pressi della vecchia dogana italiana, s’imbocca a piedi il sentiero parallelo alla SS26 seguendo i pannelli informativi, sagome in metallo e statue.

Superata la Mansio romana (dove si dava ospitalità a mercanti e soldati in viaggio) e attraversato il Cromlech (il nome deriva dal celtico e significa cerchio di pietre), si prosegue verso l’Ospizio attraversando la suggestiva piana del colle del Piccolo San Bernardo per arrivare poi al giardino Chanousia.

Il percorso è ad anello e può essere imboccato in qualsiasi punto, grazie al susseguirsi di sagome e storie che fanno da fil rouge della memoria.

Infoutili

Come arrivare: La Thuile dista un’ora e quaranta minuti da Torino, due da Milano e tre da Genova, a soli 15 km (25 minuti) dall’uscita autostradale di Morgex. La stazione ferroviaria più vicina è Aosta: il collegamento con La Thuile è garantito da un servizio di pullman di linea. Ci sono autobus per Milano, Torino, Courmayeur, Chamonix e altre località della regione (info). Gli aeroporti più vicini sono a Torino Caselle, Milano Malpensa, Bergamo Orio al Serio e Genova.
Quando andare: Per gli amanti dello sci, in inverno questa località offre una gran quantità di piste, di facile-media-grande difficoltà, collegamenti con la Francia e panorami mozzafiato. In estate si possono fare escursioni e trekking adatti a tutti (famiglie con bambini e sportivi).

Dove dormire e mangiare: Hotel Chalet Eden 4*(Località Villaret, 74 – La Thuile –). Se si vuole trascorrere un soggiorno in un ambiente unico, dove l’ospitalità è di casa, assaporando le prelibatezze del bioristorante (in cucina si utilizzano solo prodotti provenienti da coltivazioni biologiche e allevamenti controllati) e rigenerandosi nella SPA (con trattamenti wellness), questo hotel a conduzione familiare è imperdibile. Immerso in un bosco rigoglioso, lo Chalet Eden si trova a 200 metri dalla funivia Piccolo San Bernardo. Fra le prelibatezze da assaggiare al ristorante: tartare di manzo, gel di sambuco, frutti rossi e riduzione di vin brulé; cappellacci al cacao con cagliata fresca maison agli agrumi, crema di finocchio e zenzero e datterini confit; coniglio nell’orto con carote alla soia; polenta “concia” con burro e fontina; millefoglie agli agrumi.

Dove mangiare: Lo Riondet (S.S. Piccolo San Bernardo, 4 – La Thuile). Dal 1978 questo locale racconta la storia di una famiglia che porta avanti una tradizione di piatti genuini e semplici, tipici della cucina di montagna. Da assaggiare: polenta alla valdostana, camoscio in civet, ratatouille di verdure miste, formaggi e salumi, fondute (con crema di latte e crostini di pane), strudel e torta al cioccolato fatta in casa.

Shopping gastronomico: Chocolat (Frazione Entrèves, 2 – La Thuile). Questa caffetteria-cioccolateria-pasticceria è un paradiso di golosità. Da più di 40 anni la famiglia Collomb crea specialità dolciarie selezionando le migliori materie prime presenti sul mercato italiano e internazionale. Dai cioccolatini (con ripieno di lavanda di Provenza, petali di rosa, arancia, Genepy…) alla fonduta (di cioccolata, abbinata a frutta fresca e biscotti di pasticceria), sino alle crostate e alle torte. Da non perdere la “Tometta” (il nome deriva dalla forma che ricorda quella di un formaggio d’alpe) di La Thuile: un cioccolatino di 350 grammi (ma ce ne sono anche di più piccoli) a base di cioccolato al latte, gianduia e nocciole del Piemonte IGP. Azienda Agricola l’Arolla (Frazione Les Granges – La Thuile – +39 3487330301). Nel punto vendita dell’azienda si possono acquistare prodotti caseari a km 0 (fra cui ricotta e tome di varia stagionatura), preparati con il latte di capra, oltre a salse, confetture e vini.

Suggerimenti: Grazie alla partnership con Komoot, piattaforma con la community outdoor più grande al mondo, per moltissimi itinerari di La Thuile sono disponibili mappe in 2 e 3D, tracce GPS e navigazione per tutti i device (smartphone e smartwatch), con percorsi pronti all’uso o programmabili secondo le proprie esigenze. La Thuile è la prima località della Valle d’Aosta partner di Komoot.

Link utili: sito ufficiale con informazioni utili per programmare una vacanza in questa località della Valle d’Aosta con consigli e suggerimenti su cosa fare e vedere: dalle attività outdoor agli eventi culturali sino all’enogastronomia.

Testo di Sonja Vietto Ramus foto di Sonja Vietto Ramus e Massimo Valentini|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com