Capalbio, l’ospitalità scorre col vino

Autunno meraviglioso a Capalbio. Le ottobrate garantiscono giorni soleggiati e temperature gradevoli. Tra le vigne di Monteverro, a mezzo il mare e le colline, si gustano nettari rossi e bianchi che profumano di terra e salmastro. Risultato della grande passione di Julia e Georg Weber, tedeschi maremmani pazzi per il vino.

Capalbio
Capalbio dall’alto (© Shutterstock)

Capalbio, Maremma discosta, ruvida e meno battuta della Toscana considerata “classica”. Una fortuna: si è così mantenuto vivido quel carattere insieme verace ed elegante di queste terre. Non è un caso che in questo piccolo borgo arroccato e tutto medievale, circoli l’intellighenzia romana dell’arte e del cinema.

C’è una corrente culturale forte e sentita che si unisce al carattere rurale. Così che incroci  personaggi che sembrano i butteri delle stampe ottocentesche felicemente vicini a gente che non sfigurerebbe tra la nobiltà britannica.

Capalbio, racconto medievale

Il borgo medievale di Capalbio è arroccato sul colle e vive in autunno uno dei suoi momenti più felici. Niente folle, finiti i grandi flussi dell’estate, ritorna ad essere un piccolo paese perfetto e intatto. Ovunque silenzio; ci si aggira tra i vicoli in perfetta solitudine e ci si arrampica verso la sommità dell’abitato per conquistare il Castello.

Una fiaba medievale: stradicciole acciottolate, archi, piccole piazzette, la Torre in alto merlata e svettante. Al mattino è splendido aggirarsi alla scoperta del borgo ed entrare nella chiesina di san Nicola ad ammirare gli affreschi rinascimentali che colorano le cappelle laterali.

Camminare sulle cinte murarie

E poi spingersi in alto fino alla Rocca Aldobrandesca con il gran torriore e il palazzo nobiliare adiacente. Tutto costruito nell’alto medioevo, ritoccato in età rinascimentale e poi basta: un intero borgo arrivato a noi dai secoli passati.

Stessa sorte è toccata alla doppia cinta muraria che abbraccia e chiude Capalbio. E’ un camminamento imperdibile, una testimonianza architettonica notevole; una cinta più bassa di età medievale, una più alta rinascimentale. Al crepuscolo si godono tramonti tropicali con lo sguardo che abbraccia tutta la campagna e il Tirreno fino all’Argentario.

L’arte nel piatto

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L’entrata del ristorante il Frantoio (© Lucia Giglio)

Per cena si va al “Frantoio”. Basta dirlo: “Frantoio” che in chi ascolta si levano commenti entusiasti. Già perché questo non è un semplice ristorante dove pure si mangia benissimo e si beve di conseguenza, ma un luogo complesso, un hub cultural-gastronomico.

Bere e mangiare in compagnia dell’arte

La sede già è d’eccezione. Naturalmente ci troviamo in un antico frantoio settecentesco dove antico e contemporaneo si uniscono dando vita ad un ambiente bucolico e raffinato ad un tempo. Opere d’arte contemporanea occhieggiano qua e là perfettamente inserite nel contesto. La proprietaria, Maria Concetta Monaci è l’ideatrice del progetto culturale  Arte&Vino che diffonde l’arte contemporanea sul territorio e tra le cantine.

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la Galleria d’arte al piano superiore. Opere di Chiara Capaccini (© Lucia Giglio)

Il piano superiore del ristorante è un grande e bellissimo spazio vuoto e bianco. La proprietaria ci racconta che è stato Philippe Daverio a intuirne le potenzialità e a suggerire l’idea di una galleria d’arte. E da diversi anni qui si organizzano mostre importanti con opere di noti artisti contemporanei.

Il Frantoio lungi dunque dall’essere solo ristorante, è anche bar, libreria, boutique, enoteca e shop con i prodotti del territorio. Oltre che galleria d’arte.

Il ristorante vero e proprio occupa due belle sale dove ai primi freddi la legna arde negli antichi camini. Si gustano piatti di carne e pesce che rielaborano la tradizione locale con tocco leggero. Grandi vini italiani, maremmani e toscani, accompagnano e arricchiscono i piatti. Veniteci anche solo per curiosare, merita.

frantoiocapalbio.com

Monteverro, vigneti accarezzati dal Tirreno

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I vigneti di Monteverro (© Lucia Giglio)

Si apre il grande cancello e si entra in un paradiso. Monteverro è la proprietà ai piedi del Borgo di Capalbio, che i coniugi Weber, tedeschi con la passione per l’Italia e per i grandi vini, hanno acquistato nei primi anni 2000 con l’intento di dare vita a una viticoltura d’eccellenza.

Pare che il progetto sia perfettamente riuscito. La padrona di casa, Julia Weber, ci racconta che al loro arrivo qui non c’era nulla, solo il terreno incolto e selvaggio. Sembra impossibile. Oggi la grande proprietà che si estende su tre colline e sessanta ettari, di cui 40 vitati, è perfetta.

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Acini in fermentazione (© Lucia Giglio)
 

Il luogo in sé è una meraviglia. Alle spalle la collina e la macchia mediterranea, in mezzo le vigne che digradano dolcemente verso la pianura e sul fondo il Tirreno. Di qui si vede la sagoma di Giannutri e il profilo alto del Monte Argentario.

Una cantina giovane

Subito dopo il cancello si apre la zona dedicata all’accoglienza, il Belvedere con una grande terrazza dove i visitatori possono godere del paesaggio e ascoltare il racconto di questa avventura vinicola che oggi è una realtà di tutto rispetto.

La produzione si aggira attorno alle 250.000 mila bottiglie con due qualità di vini, 2 bianchi e 6 rossi. La filosofia di Monteverro ruota su due cardini: qualità eccellente e sperimentazione continua. Ci raccontano di micro vendemmie manuali, di vinificazioni separate, di invecchiamento in cemento o in barrique secondo le singole specificità delle uve.

Per capire tutta questa passione bisogna passare all’assaggio. La degustazione guidata con il giovane enologo Matthieu Taunay rende chiaro il concetto di eccellenza. Si comincia con lo Chardonnay, sfida tra le sfide perché non è semplice coltivare questo vitigno in prossimità del mare.

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Degustazione guidata con l’enologo Matthieu Taunay (© Lucia Giglio)

Risultato sorprendente: un vino fresco, fine, elegante e dal carattere “maremmano” come chiosa Matthieu. I rossi non sono da meno; top di gamma il Monteverro, prodotto in quantità limitate, rappresenta al meglio le qualità del terroir. Nel bicchiere sembra velluto liquido, profumato e complesso, arde squisito al palato.

Enoarte tra i vigneti

Qua e là per la tenuta, occhieggiato opere d’arte contemporanea. Monteverro infatti, partecipa ad Arte&Vino, la rassegna curata da Maria Concetta Monaci, proprietaria del ristorante “Il Frantoio” a Capalbio. Le visite alla tenuta conducono a passeggio tra i vigneti che in autunno si producono in un foliage suggestivo.

Si visitano anche l’area della vinificazione e il suggestivo salone dove centinaia di barrique sono impilate alla perfezione. Infine in una sala vetrata che affaccia sulla zona barrique, si celebra la degustazione.

Il costo della visita è variabile e viene comunicato all’atto della prenotazione al numero 0564 890937 oppure al 345 7501605. In alternativa si può scrivere a visit@monteverro.com

Info: monteverro.com

 Testo di Lucia Giglio|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com