Il menu di Natale secondo Latitudes

Anche quest’anno è arrivato Natale. Tra disastri ambientali, crisi economiche e funeste previsioni ci ritroviamo, come ogni anno, a pensare al menu da proporre ad amici e parenti. Noi di Latitudes vogliamo farvi gli auguri raccontandovi i nostri ricordi legati alla tavola natalizia e ai luoghi del cuore; quelli a cui la memoria va quando mangiamo un certo piatto della tradizione.

Federico Klausner:”Non lo dimenticherò mai. L’ho cucinato una volta sola e dalla ricetta si capisce il perché. Spettacolare. Delizioso al palato e agli occhi. Ma a me riscalda anche il cuore. A quei tempi gestivo per 6 mesi all’anno un campeggio in Campania, il che mi aveva fatto innamorare della cucina locale. Gli altri li vivevo a Milano insieme ai miei amici in una comune allegra e creativa. Tradizione di Natale era un mega pranzo in cui ciascuno cucinava qualcosa. Non si trattava di cose semplici. Ogni piatto era frutto di una ricerca accurata, frugando nella tradizione familiare o italiana. Giovanni ed io, entrambe fanatici di cucina, avevamo scovato la ricetta di questo piatto borbonico dell’antica cucina aristocratica napoletana: il cerino, di cui avevo sentito parlare dalle nonne dei miei campeggiatori. Abbiamo impiegato tutta la giornata per realizzarlo . E’ svanito in un amen. Neppure il tempo di fotografarlo.”

Federica Giuliani:”I miei nonni materni, da cui ho ereditato i geni da nomade, hanno vissuto in molte città diverse. I ricordi più belli legati al Natale mi riportano a quando ero bambina e trascorrevo le vacanze ad Aosta, circondata dalla neve e dalla famiglia. I giorni che precedevano il Natale facevo lunghe passeggiate con la nonna nell’elegante centro cittadino, alla ricerca degli ultimi regali o di ingredienti per preparare la cena della vigilia. I supplì – quelli di tradizione romana – erano la mia portata preferita e nonostante sia diventata una cuoca provetta, lo ammetto, questa ricetta non sono mai riuscita a realizzarla bene come la nonna.”

Giorgia Boitano:”Sarà banale, ma la cosa che mi piace di più del Natale è il pandolce genovese, quello piccolo e basso, denso di uvetta, canditi e pinoli. Da fuori è un po’ bruttino, sembra quasi venuto male per il poco lievito, e invece è proprio così che deve essere, come vuole la tradizione. Lo adoro perché ha un gusto semplice, di quelli a cui non so resistere, soprattutto quando di sbriciola… Mi ricorda la mia Liguria e mia nonna, che conosce il posto giusto dove andarlo a comprare e non me lo dice mai.”

Maddalena De Bernardi:”Sembra che il panettone gastronomico sia un’invenzione relativamente recente e in effetti lo è stata anche per la mia famiglia: una manciata di anni fa mio nonno Piero, gastronomo e direttore d’orchestra della tavola natalizia, pensò di aggiungere alle preparazioni affinate negli anni una nuova creazione. Il panettone gastronomico, da accompagnare a un calice di prosecco, da allora ha segnato l’inizio del pranzo di Natale.
La base, in stampa brioché salata, si compra dal panettiere di fiducia, poi si taglia e ogni livello viene farcito… a seconda delle preferenze! Burro e affettati per alcuni strati, per altri alici marinate: golosissimo quello con gamberetti e salsa rosa, dedicata agli adulti l’area con acciughe salate ed eminentemente natalizia la parte imburrata con salmone affumicato. Perché il panettone ha un immediato effetto Natale? Perché quando si scarta ognuno prende la sua fetta preferita, ma si finisce per fare a metà di altri sapori, dare morso al gusto che non si è mai provato, scambiare un alice con mezzo gamberetto. E intanto chiacchierare, guardarsi negli occhi, brindare. Perché in fondo il Natale è esattamente questo: un piatto da condividere nella magia di uno sguardo che unisce, nel filo di una storia che si continua a raccontare, anno dopo anno, unendo attorno a un tavolo le persone a cui vogliamo bene.”

Francesca Calò:”A casa mia,nel Salento, non sarebbe Natale, senza le pittule, che sono delle piccole frittelle di pasta condite con acciughe, capperi, cavolfiore, pomodoro.Ancora adesso è mia nonna che le prepara e, quando penso al pranzo natalizio, non posso non pensare a lei indaffarata ai fornelli e a noi nipoti che le siamo appresso, tirandola per la gonna: friscendu e mangiandu – friggendo e mangiando – come si dice dalle mie parti, le pittule non arrivavano a tavola.”

Quale è, invece, la specialità gastronomica che vi riporta a ricordi o luoghi lontani? Sedetevi con noi sulla comoda poltrona della foto e raccontatecelo! Nel frattempo…BUON NATALE da tutti noi.

Redazione di Latitudes

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