Borghetto sul Mincio. Storie fluviali

Borghetto sul MincioIl corso del fiume Mincio, a tratti silenzioso e tranquillo a tratti agitato da piccole cascate, attraversa il piccolo agglomerato di case scandendo il ritmo della vita presente e di quella passata. Il fascino del borgo, annoverato tra i più belli d’Italia, è legato indissolubilmente all’acqua che disegna il paesaggio ed attira oggi numerosi visitatori . Il turismo è arrivato da poco perché solo negli ultimi decenni del secolo scorso le antiche case di pietra sono state restaurate ed il silente paese ha iniziato a capire quali fossero le sue reali potenzialità. Gli antichi mulini, anello di congiunzione tra il fiume e la terra,  sono stati trasformati in singolari location capaci di accogliere i viaggiatori più esigenti .

La storia di Borghetto è complessa perché ha da sempre rappresentato una zona di confine, contesa tra eserciti rivali.  Sin dall’antichità in questo punto si trovava il guado più sicuro del Mincio a sud del Lago di Garda e per tale ragione su queste terre vantavano pretese di egemonia  signorie ed eserciti: i Gonzaga, i Della Scala, i Visconti e poi Venezia, l’Austria, la Francia. Anche le battaglie napoleoniche e quelle risorgimentali hanno lasciato il loro segno in questi luoghi.  Di questo lontano passato restano importanti testimonianze come  la Rocca Scaligera ed il Ponte Visconteo diventati ormai parte integrante del paesaggio. La prima rappresenta una fortificazione tardo medioevale e fu realizzata dalla famiglia veronese degli Scaligeri in una posizione strategica che gli garantiva il controllo su tutto il territorio circostante. La seconda opera, risalente al  XIV secolo, fu edificata per volontà di Gian Galeazzo Visconti, duca di Milano, con l’intento di proteggere al meglio i confini orientali del ducato. Un sistema di fortificazioni unico per l’Europa del tempo poiché il ponte-diga venne raccordato alla preesistente rocca tramite due cortine merlate.  Un sovrapporsi  di vittorie e sconfitte, un susseguirsi di egemonie e dominazioni che si rintraccia anche tra le pareti della chiesa di San Marco Evangelista, nel centro di Borghetto. L’originaria pieve romanica svolgeva funzione di supporto al Monastero di Santa Maria, posto sulle rive opposte del fiume, inglobato poi tra le opere difensive erette dai Signori Scaligeri. Nella chiesa parrocchiale di San Marco accanto all’abside triconca si può notare la torre campanaria ricavata da una torre scaligera dove è ancora visibile una campana del 1381. Una storia fatta a strati,  sfruttando al massimo le potenzialità di ogni costruzione preesistente ed adattandola alle esigenze del momento. Anche il ponte che unisce le due parti del borgo adagiate sulle rive opposte del Mincio è dedicato a San Marco e racchiude tra le vecchie mura la statua di S. Giovanni Nepomuceno che protegge dall’annegamento chi cade nel fiume. Ed indugiando proprio su questo ponte in legno e pietra si riescono a catturare i migliori scorci di Borghetto.

II fiume è protagonista anche nella locale tradizione culinaria. Il piatto più rinomato della zona sono i tortelli, soprannominati  nodi d’amore, in ricordo della storia  della  ninfa Silvia e del suo amato Malco, un valoroso capitano. Narra la leggenda che per poter vivere il loro amore travagliato i due innamorati furono costretti a gettarsi nelle acque del Mincio, dimora abituale delle ninfe. Il fazzoletto che  Gian Galeazzo Visconti trovò abbandonato lungo le rive del fiume diventò simbolo di eterno amore e da quel giorno le ragazze del posto tramandarono questa romantica storia preparando una pasta sottile come seta e legata come un nodo. Nacque allora il mito del Tortellino di Valeggio che ogni anno viene celebrato in grande stile nella Festa del Nodo d’Amore, il terzo martedì di giugno, quando viene allestita sul Ponte Visconteo  una tavola di seicento metri capace di accogliere più di tremila commensali.

Scorre il tempo, cambia la storia e la vita degli uomini ed il Mincio continua ad attraversare  placidamente questi luoghi e ad accogliere  tra le sue anse ed il fitto della vegetazione fluviale, come una volta,   tanti volatili che stabiliscono qui la propria dimora.  Cigni, svassi ed anatre  nuotano instancabilmente controcorrente alla ricerca di cibo per saziare i pulcini che in primavera affollano i nidi. Qualche airone si concede ogni tanto alla vista dei passanti. Sulle sponde i canneti ed i salici piangenti incorniciano un paesaggio carico di suggestione, capace di emozionare ad ogni sguardo.

Info utili:

Dove dormire: il luogo ideale per soggiornare a Borghetto sul Mincio sono i Mulini

Dove mangiare: www.anticalocandamincio.it

di Serena Borghesi foto di Davide Biagi|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

 

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