Le Grotte di Toirano, curiose impronte

Interno della grotta

Entravano qui dentro a carponi, brandendo torce di cui sono stati ritrovati dei frammenti qui e là, come in un antichissimo percorso di Pollicino. Erano spinti dalla curiosità. Anzi, eravamo spinti dal desiderio di conoscere: erano infatti dei Sapiens come noi, quegli uomini e bambini che nel Paleolitico superiore hanno esplorato le Grotte di Toirano (SV).

Non hanno lasciato incisioni rupestri, come in altre incredibili realtà italiane ed internazionali, né venivano a seppellire qui i loro cari, quei primi esploratori. Nella Sala dei Misteri, però, hanno lasciato un segno particolare del loro passaggio: numerosissime palline di argilla, scagliate contro le pareti. Un rituale? Probabilmente.

Le sale che compongono il complesso delle Grotte di Toirano sono meravigliosamente impreziosite dalla ricchezza e dalla varietà di concrezioni naturali ed hanno dato rifugio agli orsi delle caverne (Ursus spelaeus). Di questi animali sono stati infatti ritrovati i resti ossei qui, oltre ad impronte di zampe sul suolo ed unghiate sulle pareti delle gallerie. L’uomo però non incontra mai questi immensi mammiferi che, tra 24.000 e 27.000 anni fa, venivano a riposare in letargo, a volte eterno, qui dentro.

Concrezioni mammellonari Antro di Cibele (3)

Non so se questi nostri antichi predecessori sono riusciti a giungere alla “Sala del Laghetto” dove l’acqua zaffiro prepara il cuore dei visitatori per l’ “Antro di Cibele”. Spero che ce l’abbiano fatta, perché in questo modo sarebbero giunti … dentro ad una nuvola! Le concrezioni mammellonari di questa stanza sembrano infatti morbide come cotone e sono fragilissimi monumenti della storia dell’uomo e della terra.

Tutta questa caduca bellezza continua anche nella sezione delle grotte di Santa Lucia Inferiore: qui, le concrezioni assumono invece un delicato aspetto di cristalli sottili d’aragonite. Nei secoli, hanno preso forme curiose di fiori e hanno ricoperto non solo le pareti ma anche le enormi stalattiti che spuntano lungo il percorso. Sembra di camminare in mezzo a gigantesche colonne di alabastro, decorate dalla grazia di cui solo la natura è capace con capitelli eleganti.

Mi chiedo, uscendo da questo percorso di circa un’ora e ritornando alla luce, quali siano state le emozioni provate dai nostri antenati, 12.000 anni fa. Erano le stesse nostre? Giravano per questi cunicoli stupiti, come noi, con le bocche spalancate? Avevano paura, e quindi si facevano coraggio cantando? I più grandi prendevano in braccio i più piccoli, come i moderni genitori? O erano semplicemente felici, perché già allora avevano capito che solo la natura – così delicata eppure così potente – può regalare questo tipo di emozioni?

Testo di Vanessa Marenco |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

 

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