La Storia ‘sigillata’

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Non è la prima volta che questa rubrica si occupa di musei. Per essere più esatti, di musei ‘minori’; Quelli grandi e famosi nel mondo sono nelle mete di tutti; al contrario quelli più piccoli e in molti casi sconosciuti, coagulano l’interesse e il desiderio di conoscenza da parte di un pubblico curioso ma dai molteplici e diversificati stimoli culturali. Questi musei, per così dire specializzati, possono essere talvolta il risultato di iniziative personali (collezionisti, ad esempio); altre volte riflettono l’evoluzione storica di territori decentrati rispetto alle grandi città, in grado comunque di riunire e motivare le iniziative delle persone che vi abitano. Questa settimana scopriamo un museo davvero originale: è il Museo del Sigillo di La Spezia, nato nell’anno 2000 a seguito di una preziosa donazione dei coniugi Euro e Lilian Capellini, proprietari della più completa collezione sfragistica (è la scienza, la disciplina che studia i sigilli) mai riunita in passato. La sede del museo è nella Palazzina delle Arti ‘Lucio R. Rosaia’, una costruzione neogotica che affaccia sulla via del Prione del capoluogo ligure. Dare vita a una raccolta come questa non è ‘esercizio’ che possa esser portato a compimento in periodi brevi; lo studio, la ricerca, le collaborazioni con le più rinomate case d’asta, si sono affiancate ai contatti con i più famosi studiosi del settore, alla consultazione dei cataloghi pubblicati e ai rapporti con istituti culturali di importanza mondiale quali, ad esempio, l’Archivio Segreto Vaticano, la Maison Lalique di Parigi, l’Archivio della Città Proibita di Pechino. Il risultato, vario e interessantissimo, è visibile a La Spezia.

Il sigillo è un piccolo, piccolissimo simbolo di potere e questo sin dai tempi più antichi. Serviva a individuare un gruppo, una comunità, un singolo individuo la cui supremazia era di generale riconoscimento; insomma, chi voleva dare ufficialità ai proclami che aveva fatto redigere su documenti cartacei, utilizzava il sigillo personale per renderli importanti, definitivi. Nell’uso corrente della lingua la parola ‘sigillo’ sta per ‘matrice’, l’oggetto che reca inciso in negativo il ‘messaggio’ che si vuole ufficializzare; il sigillo agisce su sostanze morbide (ceralacca, argilla, cera) o per mezzo dell’inchiostro. Il museo di La Spezia raccoglie circa mille e cinquecento esemplari originali che tracciano la storia e l’evoluzione di questo tipo di comunicazione nel mondo. Naturale che il tragitto espositivo tenga conto di un logico indirizzo cronologico e geografico; per questo motivo il percorso iniziale mostra numerosi reperti dell’area anatolica e iranica dove sono comparse le prime matrici utilizzate come contrassegno. La loro datazione (incredibile!) risale sino al IV millennio avanti Cristo. Seguono poi le matrici-amuleto dell’Egitto dei Faraoni: scarabei realizzati in pietra e in porcellana; quindi gli anelli-sigilli di Roma dell’età imperiale.

Una sezione di particolare interesse è quella dei sigilli ecclesiastici che attraversano un arco temporale compreso tra il Trecento e l’Ottocento dopo Cristo. Si possono vedere diversi tipari (sigilli) in bronzo appartenuti ad archidiocesi, compagnie e confraternite religiose, oppure alla Reverenda Camera Apostolica, unitamente a impronte in cera e piombo, utilizzate dalle cancellerie papali e vescovili. Un’altra sezione del museo si occupa della ricchissima collezione di sigilli provenienti dall’Oriente. Compresi tra il IV secolo a.C. e l’età contemporanea, sono in mostra piccole matrici arcaiche in bronzo, unitamente ad esemplari di maggiori dimensioni realizzati in avorio, cristallo, porcellana, argento, pietra e corno. Tra i più preziosi, i sigilli cinesi elaborati dai maestri calligrafi del XIX e XX secolo e un esemplare in giada, già appartenuto alla contessa di Bismarck. Per completare la visita del museo ligure, rimane la sezione dedicata ai ‘grandi maestri’ del sigillo: quelli che tra il XVIII e il XIX secolo hanno agito nel periodo di maggior splendore di questa particolarissima arte. Il periodo Liberty del Settecento mostra esemplari in argento, avorio, bronzo, tartaruga, conchiglie, pietre dure, porcellane. Vi sono poi i sigilli curiosi, vale a dire oggetti creati come sigilli e destinati ad altri impieghi (bastoni da passeggio, fiale da profumo, cavatappi, martelli, eccetera). Preziosi sono gli oggetti in vetro e cristallo dovuti alla sensibilità artistica di René Lalique, maestro dell’Art Nouveau. Infine, matrici dalle impugnature decorate da figure allegoriche, ritratti di personaggi storici. Preziosi ancora sono i pezzi elaborati da Fabergé, l’orefice degli Zar di Russia.

del ‘Columnist’ Federico Formignani |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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