Borghi d’Italia: Civita di Bagnoregio

Civita, località etrusca con vestigia storiche, vasti cunicoli sotterranei e un costruito che dà un acuto senso di sfarinamento e disfacimento; sono tuttavia vivi gli indizi che inducono a ritenere che questo sia stato uno dei possibili luoghi del Fanum Voltumne, santuario della nazione etrusca

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Photo by Giuseppe Mondì on Unsplash

Civita, un ponte la collega al mondo

Bonaventura Tecchi (1896-1968) saggista e scrittore, così parla del suo borgo: “…Civita è condannata; pochi anni ancora, forse dieci, forse venti, forse pochi mesi e poi la fine è sicura. Che resista ancora, appollaiata sul tufo come un uccello sulla punta più alta e inaridita di un paesaggio morto; che resista ancora, sbranata dai terremoti, corrosa dalle acque, è più miracolo che cosa vera; più leggenda che realtà”.

Bagnoregio è il borgo vivo e abitato, mentre la collina tufacea che accoglie Civita (poche decine di abitanti), domina un paesaggio di calanchi argillosi dai colori tetri che contrastano con quelli dorati del tufo.

Una lettera di Papa Gregorio Magno al Vescovo di Chiusi, Ecclesio (anno 599-600), parla di Balneum Regis (Bagno del Re), quindi Bagnorea e Bagnoregio, sede episcopale italiana, nella quale era presente una fonte termale che la leggenda dice abbia guarito le ferite del re longobardo Desiderio.

Santi, Papi e traversie

Caduto l’Impero Romano arrivano Goti e Longobardi, sino a quando Bagnoregio entra nell’orbita del Papato, per azione diretta del re Franco Carlo Magno.

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Le vie del borgo di Civita Photo by Heidi Kaden on Unsplash

Questo è anche un periodo di alternanza di poteri fra i diversi signorotti feudali, fra i quali spiccano i Monaldeschi, divenuti poi Signori di Orvieto. Nel XII secolo Civita diventa libero comune e il periodo, malgrado la vicinanza e la potenza di Orvieto, è contrassegnato da una certa prosperità e vivacità culturale.

Nel 1348 Civita affronta un’epidemia di peste (narrata da Boccaccio nel Decamerone) con oltre 500 morti in un solo giorno; nel 1494 la cittadinanza distrugge la rocca dei Monaldeschi, liberandosi dal loro dominio; si oppone anche con coraggio all’entrata in città del re di Francia Carlo VIII, diretto a Napoli con il suo esercito.

Azione questa che tuttavia non trova riconoscenza in Papa Alessandro VI Borgia, che due anni dopo abolisce le libertà comunali e mette come governatori vari cardinali, sino all’anno 1612, quando il luogo verrà controllato dalla Delegazione Apostolica di Viterbo.

Ma le traversie non sono finite: il terremoto del 1695 provoca danni all’abitato e accentua l’erosione della collina di tufo; peggio ancora nel 1794, quando un altro terremoto fa crollare lo stretto ponte naturale che unisce Civita alla borgata esterna di Rota, oggi centro storico di Bagnoregio, con il conseguente esodo di una gran numero di abitanti.

Nel 1867 si verifica uno scontro fra le milizie pontificie e i volontari garibaldini (battaglia di Bagnorea) e infine nel 1870 Civita di Bagnoregio entra a far parte del Regno d’Italia.

San Bonaventura, gloria di Civita

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A Civita sono molte le tipiche case basse medievali Photo by Gabriella Clare Marino on Unsplash

Un anno speciale è il 1217 per la nascita a Bagnoregio di Giovanni Fidanza (1217-1274) che diverrà San Bonaventura.

Filosofo, teologo, docente alla Sorbona, generale dell’ordine francescano, è stato biografo ufficiale del poverello d’Assisi, divenendo quasi un secondo fondatore dell’Ordine francescano. Personaggio molto noto, San Bonaventura, tant’è che Dante lo ricorda nel XII Canto del Paradiso.

Bellissime “pietre” superstiti

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Civita di Bagnoregio Foto di Michele Palmieri da Pixabay

Attraversato lo stretto ponte di trecento metri, visitare Civita vuol dire semplicemente percorrerla a passo lento apprezzando ogni cosa: le vecchie case, i vicoli, le scalinate, i passaggi segreti che portano a una piazza, a una chiesa.

Tutto è a portata di mano e di vista: la rinascimentale e splendida Porta Albana, che si accompagna alla Porta Santa Maria sormontata da una coppia di leoni.

Molte le tipiche case basse medievali, con balconcini e scalette esterne dette profferli e i palazzi nobiliari del Rinascimento (Colesanti, Bocca, Alemanni).

Nella piazza principale la Chiesa Romanica di San Donato che conserva un crocifisso ligneo del Quattrocento della scuola di Donatello e un affresco della scuola del Perugino.

Belli sono anche il Tempietto di San Bonaventura a croce greca e a cupola e la Cattedrale di San Nicola con la sua preziosa Bibbia del XII secolo.

Infine, la chiesa romanico-gotica dell’Annunziata, affiancata da uno slanciato campanile del 1735. Rimane la grotta detta del Santo, scavata nel tufo, e un ultimo sguardo sui calanchi dal precipizio del Belvedere. Arrivederci, Civita.

Libertas Dicendi n°319 del ‘Columnist’ Federico Formignani |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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