Egeria, nobildonna pellegrina in Terra Santa e nel Sinai

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Veduta di Gerusalemme con la Cupola della Roccia, siamo nel cuore della Terra Santa ©Shutterstock

La storia del primo cristianesimo è una continua, inarrestabile corsa dei nuovi fedeli verso i luoghi che hanno visto la nascita e la vita di Gesù. Questo impeto devozionale è stato indubbiamente favorito dall’Editto di Milano (anno 313) sottoscritto da Costantino per l’Impero Romano d’Occidente e da Licinio per quello d’Oriente.

Quasi un passaporto liberatorio per le anime dei credenti, con il quale veniva concesso di praticare liberamente la propria fede religiosa.

Fra i personaggi noti e meno noti e fra le prime donne ad avere affrontato un percorso così difficile e irto di pericoli, emerge la figura di Egeria (o Eteria), famosa pellegrina della fine del IV secolo.

Egeria ha lasciato un racconto avvincente della sua esperienza, permeata di coraggio e di fede incrollabile.

Le note del Viaggio, da una copia dell’anno Mille

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La pellegrina Egeria

Questo cammino cristiano o diario di viaggio è stato trovato nell’anno 1884 ad Arezzo dal giurista Gian Francesco Gamurrini; non il documento originale, purtroppo, ma una copia dell’XI secolo.

I successivi approfondimenti degli studiosi hanno appurato che la pellegrina Egeria ha intrapreso il suo viaggio tra gli anni 381 e 384 dalla nascita di Gesù. Poteva essere una monaca, forse; oppure una vedova; per certo si trattava di una donna colta, benestante, di alta estrazione sociale, che sicuramente vantava buoni contatti e considerazione nelle alte sfere politiche del tempo.

Questa signora, originaria della Galizia spagnola, nel corso del suo lungo viaggio disponeva infatti di salvacondotti, credenziali e di lettere di raccomandazione da presentare alle autorità civili e militari al fine di ottenere determinate agevolazioni; ad esempio l’uso della posta imperiale, la possibilità di cambiare con una certa frequenza i cavalli per gli spostamenti e di pernottare nelle locande disseminate lungo il tragitto.

Va comunque ricordato che Egeria veniva di norma ricevuta da vescovi e funzionari imperiali e nei punti più pericolosi del suo lungo pellegrinaggio godeva della scorta di militari dei vari distaccamenti dell’impero.

Quasi una figura regale, la nobildonna spagnola, in devoto cammino sulle tracce dell’esperienza terrena di Cristo.

Attraverso i luoghi santi della Palestina

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Veduta dalla sommità del Monte Nebo e il Mar Morto sullo sfondo ©Shutterstock

Il linguaggio con il quale Egeria descrive le varie tappe del suo viaggio è immediato, fresco e spontaneo; persino poetico. Denuncia un preciso scopo religioso: ripercorrere i luoghi delle Sacre Scritture: Cenacolo, Calvario, Santo Sepolcro in Gerusalemme e il Sinai, il monte sulla cima del quale Dio ha consegnato le Tavole dei Comandamenti a Mosè; questi sono i luoghi che i pellegrini del tempo vogliono visitare, per rivivere la vita del Messia.

Un viaggio, quello di Egeria, preceduto nell’anno 326 da quello dell’imperatrice Elena, madre di Costantino. Tra i luoghi emblematici che Egeria visita, troviamo il sepolcro di San Giovanni ad Efeso, quello dell’apostolo Tommaso a Edessa, nell’odierna Turchia, quindi Tarso, città natale di San Paolo.

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La Torre di Davide, uno dei simboli di Gerusalemme e della Terra Santa ©Shutterstock

Dalla cima del monte Nebo, Egeria vede la Valle del Giordano e Segor (oggi Zoara), l’unica città rimasta della pentapoli del Mar Morto, le cui due più famose erano Sodoma e Gomorra.

Sempre nella Valle del Giordano, visita la grotta del profeta Elia, il luogo di battesimo di San Giovanni Battista, quindi la pietra dove venne rinvenuto il corpo di Giobbe.

Egeria si ferma a lungo a Gerusalemme, dove visita e prega nella basilica costantiniana del Santo Sepolcro e sul Golgota, luogo della crocifissione.

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La Chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme, luogo simbolo della Terra Santa ©Shutterstock

Non tralascia alcuna traccia del cammino di Cristo: quello della natività (Betlemme), la casa di Lazzaro a Betania; non mancano soste e preghiere nella chiesa del monte degli Ulivi e nel luogo dell’Ascensione al Cielo di Gesù, con la pietra che reca le impronte sacre dei piedi del Cristo.

La pellegrina rimane avvinta dalle preziosità contenute nei vari luoghi sacri e i suoi appunti si arricchiscono di riflessioni e di notizie interessanti; una vera rarità descrittiva per gli anni nei quali è vissuta la viaggiatrice galiziana.

Ultima meta, il Monte Sinai

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Alba sul Monte Sinai ©Shutterstock

Il pellegrinaggio di Egeria in Terrasanta si è svolto tra il 381 e il 383 e la visita al monte Sinai è stata datata verso la fine del 383.

Egeria descrive tutto ciò che vede lungo il cammino: tombe, chiese, grotte, antichi accampamenti, abitazioni, altari e così via. Descrive con esattezza e coerenza ogni aspetto del proprio viaggio: movimenti, attività svolte e incontri con i monaci che vivevano sulla montagna e nelle valli sottostanti; la base di partenza e arrivo di Egeria verso il Sinai è l’abitato di Eran.

Il libro del Viaggio di Egeria
Il libro del Viaggio di Egeria

Così la pellegrina descrive l’ultimo tratto della sua salita al Sinai: “… alle prime ore della domenica, con il prete e i monaci che vi abitavano, cominciammo a salire le montagne, una dopo l’altra”. Giunta sulla cima, vi trova “…una chiesa non grande, dato che il luogo stesso, cioè la sommità del monte, non è molto grande”.

Poi Egeria chiede ai monaci del monastero di mostrarle i vari luoghi santi delle vicinanze: “… ci fecero vedere la grotta dove stette san Mosè, quando per la seconda volta salì sul monte di Dio…”.

Quindi la viaggiatrice descrive la straordinaria vista che si gode dalla sommità del monte: “…benché i monti che si trovano intorno siano tanto alti quanto penso di non averne mai veduti, tuttavia quello al centro, sul quale discese la maestà di Dio, è tanto più elevato di tutti che, una volta salitici sopra, allora tutte le altre montagne, che avevamo viste tanto alte, si trovavano così al di sotto di noi, come se fossero state collinette piccolissime”.

La visione del monte di Dio – quasi al termine del suo fantastico viaggio – suscita in Egeria una profonda commozione, certa com’è di essere giunta in presenza della meta forse più importante da quando è partita dalla lontana Galizia.

Libertas Dicendi n°345 del ‘Columnist’ Federico Formignani |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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