Norvegia il mondo a 23 nodi

Sette giorni in crociera tra gli spettacolari fiordi norvegesi  a bordo della MSC Grandiosa, sfiorando prati, cascate, montagne visitando villaggi che sembrano usciti da un libro di fiabe per bambini. Con tappa a Copenhagen. Testo e foto di Lucio Valetti

©photo Lucio Valetti

Non ricordo esattamente dove fosse. Sono un viaggiatore qualche volta distratto. Mi fermo alle emozioni, a quel che mi colpisce e mi dimentico di prendere appunti, trascuro le coordinate geografiche. Un piccolo villaggio norvegese, di quelli con le casette di legno bianche, blu, rosse, qualche volta gialle.

Di legno, che a noi che viviamo in solide case di cemento grigio piacciono tanto. Questa era bianca, in una stradina secondaria. Fuori un tavolino, un uomo e una donna con due tazze di tè. Immagine antica. Sullo sfondo a poche centinaia di metri l’azzurro di un fiordo, e un porto.

E nel porto una nave immensa a occupare il posto dove attraccavano i drakkar, le navi da guerra dei vichinghi. Una di quelle navi da crociere che sono galleggianti grattacieli sdraiati. Segno dei tempi. Però vicino alla casetta bianca di legno un’auto collegata, in modo a dire il vero primitivo, a una presa elettrica.

Un cavo disordinato, mica quelle belle colonnine perfette e lustre con le Tesla attaccate in serie. Un’auto “a pile”, la cosa più tecnologicamente avanzata, o alla moda, dei nostri tempi, e una casa antica. Mi era piaciuto il contrasto. 

La casa di Ibsen

©photo Lucio Valetti

“Ci ha abitato Ibsen qui”, appunto “vuol vedere dentro?” mi dice la signora abbandonando per un momento la tazza del tè. In realtà  deve averci dormito qualche notte. Noi abbiamo Garibaldi che ha segnato case un po’ s dappertutto, gli spagnoli Hamingway con i ristoranti che vantano i suoi passaggi, i norvegesi Henrik Johan Ibsen, drammaturgo, poeta.

La casa è come te le immagini questa case bianche, rosse, blu. Soffitto basso, perché da queste parti fa freddo, una stufa a legna, una cucina semplice, una tavolo di legno, fiori alle finestre, una scala di legno che sale alle camere. Dietro un giardinetto, una legnaia, un tavolo per la stagione bella. La Norvegia ha un aspetto romanticamente antico, classico, ma un’impostazione modernissima. 

E poi mi sono ricordato dov’era: Hellesylt sul Sunnylvsfjord uno dei tanti fiordi che frastagliano la costa, collegato al più grande Strfjord. Una chiesa, una scuola, mezzo migliaio di abitanti, o poco più. Una strada magnifica che in 343 chilometri, 7 traghetti e 6 ore di viaggio porta a Bergen.

E il porto. Ma qui ci sono arrivato con la nave attraccata sul molo. Si chiama Grandiosa, della flotta MSC, un “mostro” tecnologico lunga 331 metri, larga 43, capace di contenere 7500 persone tra passeggeri ed equipaggio, e tutto quel che serve per viverci. E non in modo frugale. Una dozzina di volte, e più, gli abitanti del villaggio, per dire.

Dovessero scendere tutti a terra sarebbe un’invasione. Per fortuna oltre il villaggio si allarga un territorio spettacolare e infinito. Per esempio il parco nazionale di Jostedalsbreen, che sono 1300 chilometri quadrati di natura perfetta e protetta, poi le montagne intorno al lago Hornindalsvanet, una voragine profonda 500 metri piena dell’acqua più pura d’Europa e una serie di villaggi sparsi. Basta avere fiato e un buon paio di scarpe, insomma. 

I fiordi visti dai fiordi

©photo Lucio Valetti

Ma noi siamo in crociera. E’ diverso, più pacifico, persino strano. Stai in questo piccolo mondo artificiale e il mondo ti passa vicino lentamente coi 23 nodi di velocità, massima, della nave. I fiordi visti dai fiordi hanno un fascino discreto, forse meno violento dei fiordi visti dall’alto quando ti capita di percorrere le strade costiere e le immagini sono da drone.

 Qui sei “dentro”, tutto più pacioso, sereno, morbido. Si sfiorano campi coltivati, case isolate, la costa alta sul mare spesso tagliata da cascate che finiscono direttamente nel mare, si incrociano barche piccole e grandi, vecchie e moderne del piccolo traffico locale. Immagini la vita semplice dei piccoli villaggi.

Siamo partiti da Kiel, Germania, per puntare a nord. Giorno 1, navigazione e scoperta del mondo nave. Undici ristoranti a tema, un pericolosissimo, vista la formula “mangia quanto vuoi”,  buffet aperto praticamente sempre con in bella mostra su banchi infiniti ogni ben di dio, come si dice.

Poi piscine, centri fitness, palestre, perfino un bowling, teatri e relativi spettacoli, e una incredibile passeggiata di 112 metri, lunga come il corso principale di una cittadina media fiancheggiato da locali, bar e boutique, come il corso principale di una cittadina media, appunto. Solo che qui invece del cielo reale il cielo è artificiale.

©photo Lucio Valetti

C’è una cupola che copre la passeggiata, fatta tutta di led, praticamente uno schermo da computer gigantesco su cui si può trasmettere quel che si vuole. Tipo un cielo, appunto. Nuvoloso o sereno. O un’immagine marina. L’effetto è stupefacente. 

E poi c’è la cabina. Una angolo privato di tranquillità. Ma con balcone, perché le immagini che scorrono si possano anche respirare. E si va, ripassando la teoria di Archimede che spiega perché questa cosa di ferro e gente stia a galla. Anche se non credi che sia possibile.

Copenhagen in un boccone

©photo Lucio Valetti

Prima tappa Copenhagen. Che è sempre Copenhagen. Facile. Giù tutti, pullman di trasferimento, visita alla sirenetta soffocata da una folla probabilmente stabile, e poi il classico Nyhavn, il porto costruito del XVII secolo, una striscia di mare stretta che si infila nella città tra palazzi del tempo, bar e ristoranti di oggi sulla banchina, tra hot dog d’importazione e tradizionali smørrebrød, che sono tartine con sopra aringhe, salmone e cose norvegesi.

Qui non ha abitato Ibsen, ma per 30 anni, dal 1845 al 1875, Christian Andersen che si era conquistato un posto fiabesco scrivendo fiabe. E poi Amalienborg, il palazzo reale, e poi a piedi dove capita per le le vie del centro. Si fa così in crociera, si scende, si sbocconcella un posto e si risale dentro un albergo che va a 23 nodi.

Seconda tappa Ålesund. Bellissima, ma non capisci subito perché. Troppo perfetta. Scopri che il centro storico realizzato su sette isolotti nei primi del 900 era stato completamente distrutto da una serie di incendi. Per poi essere interamente ricostruito da architetti norvegesi in perfetto stile Art Nouveau prendendo ispirazione dallo stile europeo delle grandi capitali.

©photo Lucio Valetti

Non una tegola fuori posto, non una crepa in un muro. Si arriva proprio il giorno della festa nazionale, con lo spettacolo da noi inimmaginabile di centinaia di cittadini in abiti tradizionali e bandiera norvegese in mano ad affollare ristoranti e bar all’aperto.

E barche piene di gente sul  Brosundet il canale che si infila tra le case del centro storico. Volendo si possono salire i 420 scalini di pietra che portano al belvedere del monte Aksla per capre in che posto magnifico ci si trova.. O aspettare il trenino turistico con lo stesso risultato. E si riparte, come sempre.

Gli yak di Flåm

©photo Lucio Valetti

Hellesylt, terza tappa e l’incontro con il fantasma di Ibsen dopo la solita navigazione tra i fiordi. Quando si approda e si attracca Flåm, si è costeggiato un bel pezzo di Norvegia, 254 lente, silenziose, miglia nautiche di costa frastagliata, di campi, casette, villaggi, monti cupi, cieli qualche volta blu intenso, qualche volta minacciosi.

Flåm starebbe benissimo in un racconto di Andersen, un villaggio di Lego che prende forma piano piano perché è acquattato alla fine dell’Aurlandsfjord, 29 chilometri di fiordo diramazione del celebre Sognefjorden, 209 esagerati chilometri, il fiordo più lungo della Norvegia.

Che si fa a Flåm?  E’ ancora la Norvegia rurale e marina. Si fanno escursioni a piedi o in barca nei fiordi vicini, si prende l’unica ferrovia del circondario, brevissima, 20 chilometri ma naturalmente spettacolari.  O si cammina in mezzo al verde, scoprendo perfino una fattoria con alcuni yak, si quelli della Mongolia o del Tibet, in una recinto.

Con vitellino appena nato. A patto che non ci sia una nave che aspetta con i motori accesi giù al porto. E con negli occhi questo magnifico incontro col vitellino yak e la la vita si ritorna, nel silenzio ovattato della nave e nel dondolio delle onde, a Kiel. Sette giorni tra natura e tecnologia, entrambi spettacolari.

MSC Grandiosa

©photo Lucio Valetti

La Grandiosa è una delle navi più avanzate attualmente in mare. Varata nel 2019 utilizza l’innovativo sistema di propulsione Azipod, privo di ingranaggi di timonieri con un motore elettrico (nel caso della Grandiosa due motori) installato in un contenitore all’esterno dello scafo capace di ruotare quasi di 360 gradi.

Questo si traduce in un grande comfort a bordo oltre a vantaggi ecologici. Per esempio il 28 per cento in meno di consumo di carburante.  Oltre a un sistema di riduzione del rumore radiante in mare che riduce l’impatto sui mammiferi marini di grandi dimensioni.

Dispone anche di un sistema di depurazione all’avanguardia per acque reflue più pulite. E quando è in porto dove è possibile la nave si alimenta direttamente attraverso la rete elettrica. La crociera descritta, 7 giorni 4 tappe, viene proposta da MSC a circa 950 euro a persona, in cabina interna senza oblò (sono 2444).

I pasti sono inclusi, il resto no. Bisogna raggiungere Kiel, prevedere costi per le escursioni e per alcuni servizi a bordo. Si deve prevederei o meno il raddoppio della cifra iniziale. Se poi si opta per una cabina con balcone (sono solo 794), il costo lievita notevolmente. Esiste anche la formula Yacht club, con cabine suites, maggiordomo a disposizione e spazi riservati a bordo. Meglio farsi fare un preventivo.

Informazioni utili

msccrociere.it

Sfoglia il reportage su Latitudes Travel Magazine

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