Val d’Alpone lancia la sua candidatura a Patrimonio dell’Umanità Unesco

La vallata veronese più orientale, ha una storia antichissima  ed è caratterizzata dai parchi paleontologici di Bolca e Roncà. Per queste peculiarità ha chiesto ufficialmente di essere inserita nella World Heritage List

Il vasto territorio della provincia di Verona è tutto da scoprire. A cominciare dalla sua parte nord occidentale, dove arriva a lambire il Lago di Garda. Spostandosi verso sud si giunge in una pianura costellata di corti e ville seicentesche e poi a Verona, splendida città d’arte raccolta nell’ansa dell’Adige. Il suo universo turistico è uno dei più interessanti d’Italia e spazia dalla città romana a quella rinascimentale con soste intermedie nel medioevo e nei periodi gotico e scaligero. Il suo centro storico è da tempo inserito  nel Patrimonio Mondiale dell’Umanità Unesco.

Proseguendo il viaggio si arriva in Valpolicella e poi nell’area del Soave, punteggiata dal continuo susseguirsi di suoli vulcanici e dolci pendii accarezzati dal sole. Questa è la terra di produzione dell’omonimo vino bianco, assai versatile negli abbinamenti che svolge il privilegiato ruolo di ambasciatore di questo straordinario territorio. Qui si trova anche il borgo di Soave il cui centro storico è ricco di fascinose memorie.

Ultime tappe del tour in Lessinia e   Val d’Alpone. Quest’ultima è la vallata veronese più orientale, praticamente confinante con la provincia di Vicenza. Il suo nome deriva dal torrente Alpone che nasce a Bolca e dopo una corsa di circa 38 chilometri si butta nell’Adige. La Val d’Alpone è caratterizzata da una significativa presenza di ciliegi (con la tipica ciliegia della Val d’Alpone)  e  da distese di vigneti (in particolare Soave e Durello) ed ulivi nella sua parte più meridionale.

Val d’Alpone: cinque comuni con una storia millenaria

Il territorio – diviso amministrativamente  in cinque comuni: Vestenanova, San Giovanni Ilarione, Montecchia di Crosara, Roncà e Monteforte d’Alpone – vanta una storia antichissima con evidenti tracce lasciate, prima dai Romani e successivamente dai Cimbri.

Monteforte, abitato fino dall’epoca preistorica, deve il nome al Castello costruito, quasi sicuramente prima dell’anno Mille, sul colle dove oggi si trova la Chiesetta romanica dedicata a Sant’Antonio Abate. Merita una tappa anche il Palazzo vescovile, commissionato nella seconda metà del XV secolo dal vescovo di Verona Ermolao Barbaro all’architetto Michele da Caravaggio. Molto conosciuto anche il bianco campanile, alto 79 metri, della Chiesa di Santa Maria Maggiore, uno dei più alti del Veneto.

Anche a San Giovanni Ilarione sono state trovate importanti tracce di presenza umana già in epoca neolitica. Infatti risalgono a quel periodo i reperti trovati sul monte Biron, sulle tre cime di Prealta, sul Sojero e sul Madarosa.

Però è nel comune di Vestenanova, che si trova la più antica testimonianza storica della valle. Si tratta di giacimenti di pesci, di animali e vegetali fossili, risalenti all’Eocene medio, un periodo geologico datato 50 milioni di anni fa, perfettamente conservati nel tempo, ritrovati nelle rocce del Parco paleontologico di Bolca, una piccola località del comune di Vestenanova.

Appena più recenti sono i fossili trovati nel territorio di Roncà e composti da molluschi, gasteropodi, lamellibranchi e soprattutto dal famoso “Prototherium veronense”, un antico mammifero acquatico simile ai sirenidi, ancora presenti nel Mar Rosso.

I vari reperti si trovano nel locale Museo Geo-Paleontologico: sono distribuiti in un percorso che si snoda in tre sale che contengono oltre 300 fossili tra vertebrati e invertebrati.

Presentata la candidatura a Patrimonio Unesco

Ebbene questo territorio, prendendo spunto da queste caratteristiche uniche, ha presentato la sua candidatura a Patrimonio Mondiale dell’Umanità Unesco. Alcuni anni fa è stata costituita una ATS, Associazione Temporanea di Scopo, “Val d’Alpone – faune, flore e rocce del Cenozoico”, che ha da poco depositato al Ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica la bozza del dossier di candidatura. Un passaggio dovuto, previsto nell’ambito del severo iter di riconoscimento, per verificare la coerenza e la correttezza dell’indirizzo dato alla documentazione dopo essere stati inseriti nella Tentative List italiana.

Giacimenti paleontologici del periodo Cenozoico o Terziario

Una volta conclusa anche la parte di verifica, il dossier verrà ufficialmente depositato a Parigi in attesa di valutazione da parte del Comitato del Patrimonio mondiale dell’Unesco. “I fossili di Bolca nell’eco-sistema marino della Val D’Alpone (Bolca, San Giovanni Ilarione e Roncà)” – questo il titolo scelto dalla Associazione temporanea di scopo composta da una ventina di soggetti  – potrebbero davvero diventare presto un nuovo sito Unesco italiano alla luce della rilevanza paleontologica, storica, e culturale della zona.

Infatti come già ricordato la Val d’Alpone è sede di rocce vulcaniche e sedimentarie marine che racchiudono giacimenti paleontologici del periodo Cenozoico o Terziario (periodo che va da circa 65 milioni di anni fa, col Paleocene, a circa 5 milioni di anni fa, col Pliocene), con particolare riguardo all’Eocene. Quest’area è unica anche per la grande biodiversità di fauna e flora e per l’eccezionale conservazione soprattutto dei pesci fossili, rinvenuti nelle due località più rappresentative di Bolca: la Pesciara e il Monte Postale.

ATS: oltre 20 soci pubblici e privati

Dell’ATS fanno parte i Consorzi di Tutela Vini del SoaveLessini Durello e Gambellara; le Strade dei Vini Soave, Lessini Durello, Recioto e Gambellara; i Comuni di Verona, Vestenanova, San Giovanni Ilarione, Roncà, Montecchia di Crosara, Monteforte, Soave, Gambellara, Altissimo e Crespadoro; il Parco della Lessinia; l’Università di Verona (Dipartimento Cultura e Civiltà) e le Associazioni Culturali Hei-Mat – Storie di Piccola Patria e San Zeno.

Sono coinvolti anche il Ministero per i beni e le Attività Culturali, il Museo di Storia Naturale di Verona, il GAL Baldo Lessinia, il Bima (Bacino Imbrifero Montano), il Lions Clus Val d’Alpone, i Rotary Club di Soave e di Arzignano, gli Amici della Abbazia di Villanova, l’Associazione Ceratoichthys e l’Osservatorio astronomico MarSEC.

<<Sotto il profilo culturale – ha sottolineato Giamberto Bochese, presidente della ATS – l’obiettivo è quello di disseminare il valore di questo patrimonio relazionandolo con il paesaggio attuale e con quello costituitosi nelle varie epoche storiche. E’ necessario infatti – ha continuato Bochese – costruire una consapevolezza diffusa dei valori naturali e culturali, nonché proporre un uso sostenibile e partecipato del territorio, valorizzando Musei, sedi di iniziative culturali, promuovendo la costituzione di reti e percorsi unitari integrati di sviluppo secondo le linee già promosse dall’Unesco nel corso degli anni>>.

Val d’Alpone: distretto del vino bianco da suolo vulcanico

Sulle colline ad Est di Verona dove oggi cresce l’uva Garganega, madre del Soave, circa 50 milioni di anni fa, vi era un immenso mare tropicale, con pesci e specie vegetali caratteristiche. Le diverse formazioni rocciose, carbonatiche e vulcaniche, che contraddistinguono sia la zona di produzione del Soave, sia quella del Lessini Durello, si sono formate tra il periodo del Cretaceo, circa 145 milioni di anni fa, e quello dell’Eocene, circa 34 milioni di anni fa.

Durante questo lungo intervallo di tempo la Val d’Alpone è stata interessata dalla deposizione di sedimenti carbonatici di mare variamente profondo e dai prodotti di una attività vulcanica intensa ed estesa. Considerata la particolare storicità che caratterizza le colline dell’Est Veronese da tempo si parla ormai di Distretto italiano del vino bianco da suolo vulcanico.

<<Per capire bene chi siamo oggi dobbiamo prima di tutto aver chiaro in mente da dove veniamo – ha completato Igor Gladich, direttore del Consorzio del Soave – Abbiamo scelto di affiancare l’ATS in questo ambizioso progetto in vista del riconoscimento della Val d’Alpone quale sito Patrimonio mondiale dell’Umanità, perché siamo fermamente convinti che ci siano i requisiti e perché, soprattutto, la storia di queste antiche colline appartiene in maniera inscindibile alla nostra denominazione e la si ritrova in ogni singolo calice di Soave>>.

Articolo di Tiziano Argazzi. Riproduzione riservata ©Latitudeslife.com.

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