Una terra di contrasti, dai colori accesi, dove deserti, savane e formazioni rocciose raccontano storie di milioni di anni in un silenzio quasi sacro.
Testo di Nadia Ballini foto di Luca Bracali

La Namibia è una Terra vasta, come suggerisce il significato dalla parola Namib in lingua Nama, che custodisce tesori naturalistici, ecosistemi unici, paesaggi iconici ed etnie che conservano con orgoglio le loro tradizioni.
Il respiro della savana
A circa tre ore di viaggio dalla capitale Windhoek si trova la riserva naturale di Okonjima. Qui ha sede la Fondazione AfriCat che protegge ghepardi e altri felini.
I safari danno la possibilità di osservare da vicino questi prodigi della natura che sono considerati i mammiferi più veloci: per cacciare le loro prede i ghepardi possono raggiungere una velocità di ben 120 chilometri all’ora.
Nella riserva si trovano anche leopardi con cuccioli e, con un po’ di fortuna, è possibile vederli mentre si arrampicano agilmente sugli alberi usando la lunga coda per tenersi in equilibrio.

Non è raro incontrare branchi di rinoceronti bianchi, il cui nome deriva dall’Afrikaans “wyd”, che significa largo: i maschi infatti possono raggiungere 5 metri di lunghezza e tre tonnellate e mezzo di peso.
Hanno il labbro superiore squadrato, adatto a brucare l’erba, e un corno che utilizzano durante i combattimenti.
A nord-est di Okonjima si trova una delle aree più ricche di fauna selvatica del mondo: l’Etosha National Park, che, su una superficie di 20.000 chilometri quadrati, ospita 114 specie di mammiferi e 340 varietà di uccelli.
Il suo paesaggio è brullo e punteggiato da acacie ad ombrello e da Mopane, gli “alberi farfalla”, tranne nell’area denominata “Pan dell’Etosha”, che si presenta come una vasta a abbagliante pianura salina.
Nei pressi delle numerose pozze d’acqua del parco si possono osservare rinoceronti, iene, leopardi, zebre di Hartmann, impala dal muso nero e branchi di elefanti, a capo dei quali c’è la femmina più anziana.
Etosha è la riserva più importante della Namibia per il numero di leoni che ospita. Si possono avvistare in branchi, costituiti da uno o pochi esemplari maschi, da femmine imparentate fra loro e da cuccioli di età inferiore ai 2 anni.
Himba e Herero, i custodi del passato

Con un viaggio verso nord, su piste polverose, si raggiungere il desolato Kaokoveld, regno degli Himba, pastori semi-nomadi che ancora oggi conservano intatte le proprie radici culturali.
Nell’area di Opuwo sono disseminati alcuni villaggi Himba, caratterizzati da piccole capanne di forma conica poste in cerchio, al centro delle quali arde un fuoco che è considerato sacro.
Le donne sfoggiano abiti e ornamenti tradizionali e ricoprono il corpo con una mistura rossa a base di burro, ocra ed erbe per proteggersi dal sole e dagli insetti.
L’incontro con l’etnia avviene in maniere solenne: è d’obbligo e cortese, per i visitatori, rispondere a un saluto in lingua Otjiherero: Moro moro, Perivi, Perinawa; che significa, più o meno, “Buongiorno”, “Come stai?”, “Sto bene, grazie”.
Dopo questo rito, che abbatte le barriere culturali, le donne svelano ai visitatori le loro tradizioni quali la preparazione della polvere che utilizzano per profumare il corpo e il significato delle acconciature dei capelli che variano a seconda dell’età e delle fasi della vita.
Le più giovani portano i capelli acconciati in due trecce; dopo la pubertà i capelli sono suddivisi in treccine e, dopo il matrimonio, le donne indossano sulla sommità del capo un ornamento in pelle di antilope.
Altrettanto affascinante è l’etnia Herero: non è raro incontrare gruppi di donne, sedute all’ombra di alberi, lungo la strada che scende verso il Damaraland.
Hanno abiti tradizionali dai colori vivaci: un’ampia crinolina indossata sopra una serie di sottane ed un cappello a forma di corno, retaggio della presenza di missionari tedeschi in epoca vittoriana.
Vite estreme: sopravvivere nei deserti

In Namibia specie animali e vegetali hanno sviluppato caratteristiche e strategie per sopravvivere nelle aree che presentano le condizioni ambientali più difficili.
Nel Pan dell’Etosha si può incontrare l’iconico Orice gazzella, un mammifero che riesce a vivere in quest’area arida grazie alla sua capacità di accumulare grasso e di aumentare la temperatura corporea sino a 45 gradi per contrastare la perdita di liquidi per la sudorazione.
Tra le rocce dai colori accesi e i paesaggi brulli del Damaraland sopravvivono da più di 2000 anni esemplari di “Welwitschia mirabilis”, una pianta considerata tra le più resistenti del pianeta, che presenta due foglie a forma di nastro attraverso le quali assorbe l’umidità.
Anche gli elefanti che vivono nel deserto hanno sviluppato caratteristiche e comportamenti diversi da quelli degli altri esemplari africani, frutto di un adattamento a questo habitat estremo. Hanno zampe più lunghe, si nutrono di arbusti e possono tollerare parecchi giorni senza bere.
Hanno inoltre l’abitudine di cospargersi di sabbia, inumidita con urina o acqua, per abbassare la temperatura corporea e combattere il caldo feroce.
Tra relitti e paesaggi surreali

Un tratto dell’estesa costa namibiana, racchiuso tra deserto e oceano, rivela gemme affascinanti e selvagge quali la leggendaria Skeleton Coast, Sandwich Harbour e Walwis bay con la sua placida laguna popolata da fenicotteri.
È da qui che partono le avventurose spedizioni in 4×4 verso Sandwich Harbour percorrendo una stretta pista di sabbia lambita dalle onde nelle quali si tuffano esemplari di foca.
Con dune alte fino a 100 metri che digradano verso l’Oceano Atlantico, Sandwich Harbour è uno dei luoghi più spettacolari della Namibia reso ancora più onirico da una nebbia, generata dall’incontro tra l’aria calda del deserto e le fredde correnti oceaniche, che sfuma i colori e addolcisce il paesaggio.
Puntando ancora verso sud le dune lasciano il posto agli scenari surreali sferzati dal vento della Skeleton Coast.
I relitti che emergono dalle acque plumbee raccontano storie di naufragi testimoniati già dai primi navigatori portoghesi che denominarono questo luogo “As Areias do Inferno” (sabbie dell’inferno), per avvertire quanto le caratteristiche del litorale, con secche rocciose e sabbiose, unite alla presenza della nebbia, potessero essere fatali per il destino di molte navi ed equipaggi.
Un mare di rocce e di sabbia

Il Damaraland e il Namib-Naukluft National Park custodiscono alcuni tra i fenomeni naturali più straordinari della Namibia.
Sulle pianure desertiche del Damaraland meridionale si staglia lo Spitzkoppe, una formazione montuosa di granito rosso di quasi 1800 metri di altezza.
Ma è più a sud, superati il tropico del Capricorno e la polverosa cittadina di Solitaire, che lo straordinario Namib ammalia i viaggiatori con le sue altissime dune.
A Sossusvlei il contrasto tra la sabbia rossa e l’azzurro del cielo è abbagliante. Ed è emozionante la consapevolezza di trovarsi nel deserto più antico della terra con dune, come la 40 e la 45, che possono sfiorare i 400 metri di altezza.
Le calde luci dell’alba esaltano un altro luogo straordinario della Namibia: Dead Vlei, un’antica pianura di argilla dalla quale emergono tronchi di alberi anneriti che proiettano ombre scure sul terreno color panna e la loro silhouette crea un singolare contrasto con le imponenti dune di sabbia che iniziano ad illuminarsi con le prime luci del mattino.
Ma è con un volo su un ultraleggero che questi folli paesaggi vedono esaltare la loro struggente bellezza, diventando quasi dipinti astratti creati da Madre Natura sotto la guida di un grande pittore.
È un deserto sempre vivo, nel quale la luce disegna ombre sulla sabbia che sembrano opere d’arte e il vento plasma un paesaggio che, pur mutando incessantemente, sembra cristallizzato. Un deserto che affonda la sua origine nella notte dei tempi.
Infoutili:
Come arrivare: la maggior parte dei viaggiatori arriva all’aeroporto Hosea Kutako International Airport di Windhoek (WDH), situato a 45 chilometri dalla capitale e collegato con voli dalle principali città europee. Tra le compagnie aeree che operano voli verso Windhoek vi sono Lufthansa, Qatar Airways, Ethiopian Airlines, South African Airways, Airlink e TAAG Angola Airlines.
Quando andare – Clima: con una media di 300 giorni di sole all’anno, la Namibia è visitabile tutto l’anno. Tuttavia il periodo migliore è da maggio a ottobre, durante la stagione secca, ideale per i safari e per esplorare il deserto.
Fuso orario: un’ora in avanti rispetto all’Italia durante l’orario solare.
Documenti: passaporto con validità residua di almeno 6 mesi a partire dalla data di rientro. Dall’1 Aprile 2025, sarà obbligatorio essere in possesso di un visto di ingresso, che si potrà ottenere all’arrivo in Namibia.
Vaccini: non sono richiesti vaccini obbligatori, ad eccezione di quello contro la febbre gialla se si proviene da un Paese dove la malattia è a rischio trasmissione.
Lingua: inglese, afrikaans, oshivambo, nama/damara e altre lingue locali. E’ diffuso il tedesco.
Religione: protestante, cattolica e altre religioni (es. animista).
Valuta: la valuta ufficiale è il Dollaro Namibiano (NAD), accettato insieme al Rand sudafricano.
Elettricità: prese di tipo D e M; tensione a 220/240 V. E’ consigliato un adattatore universale.
Abbigliamento: abiti leggeri e comodi per il giorno, giacche calde per la sera e scarpe da trekking.
Shopping: artigianato locale, tessuti e sculture in legno.
Suggerimenti: si consiglia di prenotare il proprio viaggio in Namibia con largo anticipo. Guidare con prudenza, specialmente sulle strade sterrate.
Eventi: il Windhoek Show, Festival della Musica di Swakopmafricaund.
Link utili:
www.visitnamibia.com.na; www.lucabracali.it
Testo di Nadia Ballini foto di Luca Bracali|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com









































