Galapagos: isole della biodiversità

Il modo migliore per scoprirle è una crociera. Otto giorni di navigazione, regole ferree per rispettare il fragile ecosistema e gli animali che lo abitano oltre a una serie infinita di sorprese. È l’antisafari per eccellenza: ci si trova con i ruoli capovolti rispetto all’Africa. Invece che preoccuparsi di non farsi travolgere da un elefante in fuga, qui bisogna stare attenti a non calpestare un iguana gigante. Per queste bestie, l’uomo è trasparente, invisibile, privo di qualsiasi interesse o significato. Ci si imbarca a Baltra, isolotto piatto e disabitato, che ospita l’aeroporto. Il trasferimento a bordo della motonave La Pinta avviene in gommone circondati dalle acque cristalline dell’Oceano. 24 cabine per un massimo di 48 passeggeri, 32 persone d’equipaggio e 4 guide naturalistiche per accontentare ogni desiderio degli ospiti e occuparsi della loro sicurezza.

La Pinta è stata progettata e costruita appositamente per operare in queste acque. A bordo ci si sente a casa e tutte le operazioni relative agli sbarchi per andare alla scoperta di questo paradiso incontaminato sono straordinariamente semplici e ben organizzate. La vita di bordo è scandita dal ritmo degli sbarchi, dei pasti e del briefing serale, che spiega le attività del giorno successivo. Il resto è meraviglia che rapisce gli occhi, esperienze inaspettate e sorprendenti, emozioni che rimangono. Il percorso della crociera varia a seconda delle stagione, quindi delle correnti, e delle condizioni meteo. Può cambiare l’ordine ma, in linea di massima, in 8 giorni si possono raggiungere tutti i punti di maggior interesse dell’arcipelago.

Come Fernandina, la più giovane isola dell’arcipelago, con le sue braccia di lava protese in un mare di cobalto, dominata dai 1494 metri del vulcano La Cumbre. Lungo la costa si fa snorkeling (l’attrezzatura si trova a bordo) tra tartarughe marine, iguane, che si cibano strappando le alghe dagli scogli sommersi, razze, dette aquile di mare, squali e una miriade di pesci coloratissimi.

A Isabela (Albermarle), l’isola più estesa dell’arcipelago, punteggiata dai coni di sei vulcani, si passeggia su una spettacolare colata di lava punteggiata da insospettabili laghetti e si fa un safari in gommone accompagnati dalle evoluzioni dei leoni marini,  per avvicinare un numero  incalcolabile di uccelli,  iguane e pinguini. Sì proprio pinguini, gli unici al mondo che hanno lasciato i rigori delle temperature australi per godersi il solleone dell’equatore.

A Tagus Cove, un porto naturale frequentato nei secoli da pirati e balenieri, si ammirano i graffiti con i nomi delle imbarcazioni sulle pareti a picco sul mare.

Bartolomè, inconfondibile per via del pinnacle rock, un faraglione tagliente che esce dal mare, è l’icona delle Galapagos. Intorno alla roccia nuotano pinguini, tartarughe marine e qualche squalo. Ottima location per fare un po’ di snorkeling. Dalla vetta del cono vulcanico (raggiungibile con una scalinata in legno attraverso un paesaggio desolato e arido) si ha una vista spettacolare su tutto l’arcipelago.

Una volta gettata l’ancora di fronte a Puerto Ayora, sull’Isla Santa Cruz, il principale e più popolato porto dell’arcipelago, si visitano la stazione scientifica Charles Darwin, fondata nel 1959 per la conservazione del delicato ecosistema di Galapagos e si raggiunge in autobus il cuore boscoso dell’isola per una passeggiata fra le tartarughe giganti.

Infine la sensazionale spiaggia bianca di Espanola (Gardner Bay), la più meridionale delle isole, l’unico luogo al mondo dove si assiste, tra ottobre e dicembre, alla spettacolare danza di corteggiamento dell’elegante albatros marezzato, dove si può nuotare nell’acqua turchese tra i cuccioli dei leoni di mare.

Un viaggio esclusivo per osservare la straordinaria biodiversità di queste isole.

Testo e foto di Marco Santini

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