Castellammare del Golfo, tra scale e mostri marini

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Un tempo, in Sicilia, per scongiurare il vento, si mormoravano orazioni accostando la bocca ad un foro: si mormorava nelle crepe dei muri, nelle fessure delle imposte, nelle spaccature del legno. A Castellammare, dove un vento insidioso poteva mettere in pericolo la vita dei pescatori, le donne del paese scongiuravano nella cruna di un ago. Così, si pensava, le bufere vi sarebbero passate attraverso, e si sarebbero dirette altrove. In realtà, attraverso quelle crune non sono passati solo i venti, ma le angosce e le speranze di generazioni di mogli, madri e figlie, la storia di un paese che è nato come porto e con il mare si è sostentato per secoli. Il mare ora duro ora generoso che qui ha portato mercanti, conquistatori, pirati, e che oggi richiama ogni anno migliaia di vacanzieri, sostenendo ancora una volta l’economia cittadina, questa volta nel segno del turismo.

Ogni anno, con l’arrivo dell’estate, Castellammare si trasforma: da paesino sonnolento e poco frequentato diventa una calamita per i giovani del circondario e per turisti da tutto il mondo. É un luogo di transito: si passa da qui per andare allo Zingaro, a Erice, a San Vito o a Segesta. Ma Castellammare merita una sosta di per sé: il castello, l’abitato che si spiega ad anfiteatro sopra il porto e si stende fino alle pendici della montagna, le lunghe scalinate che collegano i vari quartieri ne fanno uno dei paesi più belli della Sicilia occidentale.

Se il turismo degli ultimi anni sembra apprezzare le espressioni dell’antica cultura popolare, Castellammare ha imparato a mettere in mostra le proprie: i pescatori hanno saputo reinventare e integrare la loro attività accogliendo i turisti sulle loro barche per guidarli nell’esplorazione della costa o per attività alla moda come la pesca turismo, in cui spiegano agli interessati i fondamenti della pesca tradizionale. Ma non si tratta di tradizioni arcaiche riesumate e abbellite per l’occasione: basta passeggiare per i vecchi quartieri e fermarsi a parlare con la gente per rendersi conto di quanto sia forte la religiosità popolare, o di come il complesso di credenze e usanze che ruota attorno alle tradizionali attività marinare sia sentito come ancora attuale.

La scoperta della cittadina della Sicilia può cominciare dalla Marina, la passeggiata a mare che fiancheggia il porto, pittoresco lungomare che ferve del lavoro e del vocio dei pescatori fin dall’alba. Da qui, passeggiando fra barche colorate e locali eleganti, si prosegue fino alle mura del castello, punta estrema di una lingua di terra che digrada nel mare, un promontorio su cui si abbarbica la città vecchia, tutta rampe, archi e ponti. Gironzolando per i suoi vicoli, fra grida di gabbiani, cortili assolati e antiche chiese, potete raggiungere Piazza Petrolo, la terrazza panoramica della città. Le anziane che, oggi come ieri, trascorrono buona parte della giornata chiacchierando fuori dalla porta con le vicine fra una faccenda e l’altra, possono essere ottime guide. Solo loro infatti potranno spiegarvi che proprio ri ddocu, un tempo, si gettavano in acqua le candele benedette durante il giovedì Santo per placare i marosi, o che “da Petrolo” si tagghiavanu, si debellavano, con un gesto di croce e un’orazione, le temibili trombe marine.

 LUNGO LA COSTA OVEST, FRA STORIA, ARTE E NATURA

 Legata anch’essa ai pericoli del mare è la grotta di Santa Margherita, un piccolo antro che si apre, a quindici metri di altezza, sulla scogliera detta “di lu pirali”, poco lontano dal porto, vicino all’antica tonnara. Vera gemma di arte e natura, presenta sulle pareti affreschi a tema religioso in stile bizantino, databili dal XII al XVI secolo. Fra le figure, si distinguono un mostro marino, una Crocifissione, una Madonna col Bambino e Santa Margherita. I dipinti rimandano alle singolari vicende della grotta, cella eremitica dei monaci basiliani nel Medioevo e poi rifugio di pescatori e tonnaroti, che qui cercavano salvezza da predoni e tempeste e pregavano per una buona pesca. Proprio all’attività di pesca del tonno pare sia connessa la figura del mostro marino, legato alla leggenda di Santa Margherita. La santa in Sicilia veniva infatti invocata contro le fiere marine, quell’insieme di creature fantastiche e reali che sono metafora dei pericoli del mare, e qui nella grotta vediamo rappresentate sotto le sembianze di un unico monstrum, un essere dal corpo di drago e muso di squalo; una figura che forse vuole esorcizzare lo spettro dello squalo, lu malu pisci, che poteva divorare i tonni vanificando il duro lavoro dei tonnaroti.

di Letizia Lipari | ©  Riproduzione riservata Latitudeslife.com

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