Armenia, a tutto brandy

Paese che vai, bevanda che trovi. Se in Scozia si beve il Whisky, in Germania la birra e in Spagna la Sangria, in Armenia è il brandy a intrecciarsi con la storia di questa nazione che ne ha viste di tutti i colori e che soffre ancora per il genocidio del 1915 in cui sono stati massacrati un milione e mezzo di Armeni. Non si può chiamare Cognac quel liquido ambrato perché i francesi hanno l’esclusiva, ma quello che distillano a Yerevan in Armenia è un brandy superlativo. È noto che Winston Churchill se ne faceva mandare 400 bottiglie all’anno (ne beveva una al giorno) e, secondo gli storici, il brandy risalirebbe addirittura alla metà del V secolo quando a Roma arrivavano le botti col prezioso distillato con il sigillo di Dvin, l’antica capitale armena.

La distilleria più famosa è la Ararat che risale al 1887 e dove è possibile visitare (e poi degustare) la cantina con le botti di quercia in cui il brandy invecchia anche 50 anni.  Prezzi alle stelle se si considera che una bottiglia invecchiata 10 anni costa 550 euro. Però ne vale la pena! Fra le botti ce n’è una molto speciale, piccolina, con le firme di importanti leader politici mondiali: sarà aperta solo quando sarà risolto il problema del Nagorno Karabath.

Graziella Leporati da Yerevan | Riproduzione riservata Latitudeslife.com

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