Un golfino al karkadè

Che sarà, naturalmente, di un bel colore lilla, virante al viola. Occorre passione, metodo e organizzazione, sostiene Paola Della Pergola, se si desidera “giocare” con i colori per tingere seta, lino, cotone, lana, canapa, juta e altro ancora. Si raccolgono le piante, si prepara il tessuto da tingere con la mordenzatura (trattandolo con sali minerali) cui segue il bagno di colore con il materiale naturale che si è scelto e si aspetta per vedere l’effetto che fa. Che è sempre diverso (a volte anche in maniera appena percettibile) assicura l’esperta, perché non tutte le tinture naturali reagiscono allo stesso modo. Non sono molte le parole che è bene conoscere per capire il mondo dei colori secondo natura. Ci sono le piante tintorie che possiedono un potere colorante per mezzo di una delle loro parti: foglie, fiori, legno, cortecce e radici. A queste si affiancano i filati proteici di origine animale e quelli cellulosici di origine vegetale. Le fibre lavorate diventano filati e tessuti che affrontano il loro definitivo destino assorbendo uno o più dei molti colori naturali a disposizione per quella che è senza alcun dubbio una vera e propria arte tintoria. “Anche se non sai cosa bolle in pentola, provarci ha un senso” assicura Paola, ricordando che un tempo le prime sostanze coloranti erano polvere di carbone, ematite, crete, ocra e tutte venivano diluite in sostanze grasse o vegetali prima di essere spalmate, applicate; poi hanno preso piede i coloranti sintetici, purtroppo fra i più inquinanti e pericolosi, specie se utilizzati per tingere tessuti o lane.

Cosa è necessario avere a portata di mano per tingere? Un po’ di spazio arieggiato, contenitori in vetro e acciaio, una cucina a gas o elettrica con buoni fornelli, un lavandino abbastanza capiente con acqua corrente in quantità, una bilancia sufficientemente precisa e pentole; tante pentole con coperchio in acciaio inossidabile. Alla fine, ridacchia Paola, un buon manuale tra le mani per sapere come usare materie prime e colori! A questo punto non resta che immergersi con curiosità nella pressoché infinita scelta di combinazioni possibili: quali le piante o i legni da utilizzare per la tintura e quali i colori che ne derivano. Il più diffuso è sicuramente il giallo, nelle diverse tonalità: si va dal giallo paglierino dell’achillea millefoglie e del mughetto al giallo chiaro o molto leggero del verbasco (tasso barbasso) e del prezzemolo; segue il giallo intenso dato dalla celidonia, dalla curcuma indiana e il giallo oro, quasi arancio dell’elicriso (semprevivo), della reseda, della santolina (una pianta aromatica che sa di canfora) e dello zafferano; di un bel giallo scuro sono le tinture che si fanno con la ginestra. Dalla maturazione delle bacche della fitolacca, una pianta tossica, si ricavano tinte che vanno dal rosa al corallo, mentre varie tonalità di beige e marrone si possono ricavare dal caffè, dall’edera, dal tè nero, dal topinanbur, detto anche “rapa tedesca”. L’ortica genera un giallo tenero che tende al verde, mentre il papavero dà una tinta decisamente verde. Il sambuco dà colori che vanno dal grigio al marrone e addirittura al violetto; dipende dalla maturazione delle bacche che possono anche essere velenose. Anche il legno consente dei bei colori: beige, nocciola e marrone si ricavano da betulla, eucalipto, acacia e castagno; il rosa e il bordeaux si hanno col legno del Brasile, con quello di pero e di pesco; dalle radici spezzettate di robbia si ricava il rosso, mentre l’indaco proviene dalle piante leguminose.

Infine, prodotti commestibili e insetti! L’uva nera colora dal rosa chiaro a quello scuro; il cavolo rosso dà il lilla, mentre la cipolla bionda e quella rossa producono tinte rispettivamente giallomarroncino e   nocciola-marrone. Il fico d’India appare eclettico (rosso scuro, viola, rosa) mentre il melograno, che produce un giallo senape, unito all’indaco si trasforma in un verde profondo; le foglie e i rametti piccoli del pomodoro danno un giallo chiaro. Due insetti opportunamente essiccati (la cocciniglia e il vermiglio della quercia) generano un bel colore rosa confetto, talvolta fucsia, persino violetto. È il momento di “tirare il fiato”, dopo quest’orgia di colori, chiedendo a Paola se tingere è l’unica passione che coltiva. “Vorrai scherzare!” è la risposta. All’insegnamento scolastico iniziale ha fatto seguito l’interesse per molteplici attività artistiche: pittura, ceramica, cucito, tessitura, lavorazione del feltro, creazione di abiti e accessori. Viaggi e mostre (personali e collettive) in Italia, Giappone, Sudafrica e Stati Uniti, hanno occupato gli altri “spazi” della vita. Senza tralasciare i Tarocchi, dei quali è una profonda conoscitrice.

Paola Della Pergola – Colori Secondo Natura – Altreconomia Edizioni, € 15,90

del ‘Columnist’ Federico Formignani |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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